Quell’antipatico di José Mourinho avrebbe detto “Zeru tituli”. Più che i titoli, però, a mancare in questo caso sono i voti. Nell’esercito dei candidati alle recenti elezioni ci sarà sicuramente un vasto plotone di invisibili assoluti, in ogni caso sorprende che tra questi figuri un nome che tanto invisibile non è: Luca Mercalli. Insomma uno messo lì non tanto per chiudere la lista, come accade a volte, forse spesso.
Uno che gode di una certa celebrità, anche grazie alle sue apparizioni televisive. Uno che vanta certamente il merito di essere stato tra i primi a parlare al grande pubblico della crisi climatica. E di averlo fatto sempre in modo deciso, eppure educato.
Va detto che a Usseaux, paese del torinese dove era in lista, i votanti per il consiglio comunale sono stati solo 127. Va detto anche che Mercalli dice cose scomode, che alcuni da tempo lo accusano di essere un profeta di sventura, che altri lo deridono per il suo ostentato papillon, che altri ancora lo includono con sufficienza tra la vulgata imperante del catastrofismo.
Lui, appresa la notizia della bocciatura, si è dichiarato sorpreso. Ha ammesso che ci ride su. «Se non riesce Papa Francesco a dare una svolta per il clima, figuriamoci se posso farlo io», pare abbia aggiunto.
D’accordo, il paragone può suonare irriverente e il personaggio forse a tanti non suscita simpatia, proprio come quello citato all’inizio. Tuttavia viene il sospetto che se aspettavamo un altro segnale del diffuso disinteresse, quasi dell’ostilità verso chi ci mette in guardia dai rischi, ahimè, è arrivato puntuale. Come i disastri climatici che si susseguono senza sosta.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





