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Scienza
CASTELLO DI SAINT-PIERRE

Esposta al pubblico la mummia più antica rinvenuta in Italia

Al Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan la mummia di marmotta del ghiacciaio del Lyskamm

Esposta al pubblico la mummia più antica rinvenuta in Italia
Ispezione della mummia. © Museo di Scienze naturali Efisio Noussan / Istituto per lo studio delle mummie dell’EURAC Research di Bolzano

Redazione Redazione 14 Giu 2024

A meno di due anni dal suo casuale ritrovamento da parte di una guida alpina, la mummia di marmotta del ghiacciaio del Lyskamm viene esposta al pubblico in Valle d’Aosta, all’interno del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan nel Castello di Saint-Pierre.

Da oggi, 14 giugno, la piccola marmotta è accolta in una teca che potrà ospitarla per i prossimi 500 anni. L’ambiente al suo interno è privo di ossigeno, completamente ecosostenibile e indipendente dall’energia elettrica, con la possibilità di calibrare all’occorrenza i parametri chimico-fisici, prevenendo il deterioramento della mummia.

mummia di marmotta

Il luogo del ritrovamento della mummia di marmotta sul ghiacciaio del Lyskamm. © Museo di Scienze naturali Efisio Noussan

Il ritrovamento della mummia

Nell’agosto del 2022, la guida alpina Corrado Gaspard trovò sulla parete est del Lyskamm, un ghiacciaio appartenente al gruppo del Monte Rosa, a quota 4291 m s.l.m., una piccola marmotta rannicchiata su una roccia.

I primi a interessarsi della mummia del Lyskamm, insieme ai ricercatori del Museo di Scienze naturali, furono i ricercatori dell’Istituto per lo studio delle mummie dell’EURAC Research di Bolzano, che hanno collaborato alla definizione delle procedure per il recupero e successivamente ad assicurare la conservazione del reperto.

I primi dati, tra cui la datazione al radiocarbonio che fanno risalire la marmotta al medio olocene (circa 6.600 anni fa).

Che cosa ci faceva una marmotta a quota 4.291 m? Forse nella risposta a questa domanda ce n’è un’altra ancora più importante: che clima c’era all’epoca dove oggi c’è il ghiacciaio, da permettere la vita di un piccolo erbivoro come la marmotta?

In un’epoca come la nostra, in cui il tema dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacciai è sempre più di stringente attualità, le indicazioni fornite dal ritrovamento della mummia del Lyskamm ci dicono molto su quello che le Alpi sono state e su quello che potrebbero tornare a essere. La mummia e, soprattutto, il luogo del suo ritrovamento possono fornire utili indizi sull’evoluzione dell’ambiente alpino e sul clima.

mummia di marmotta

Ispezione della mummia. © Museo di Scienze naturali Efisio Noussan / Istituto per lo studio delle mummie dell’EURAC Research di Bolzano

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Che marmotta era e quanto somiglia alle attuali?

Lo stato di conservazione del reperto che, oltre allo scheletro, ha mantenuto pressoché intatti, anche i tessuti e la pelliccia permette di compiere degli studi sul profilo genetico dell’animale, dai quali si deduce che le marmotte del tempo non erano così diverse dalle nostre.

Il DNA della specie si è modificato poco e lentamente e, ciononostante, la marmotta è riuscita comunque a sopravvivere all’era glaciale.

Che cosa ci potrà dire la ricerca scientifica rispetto a questa scoperta?

Lo spiega Velca Botti, biologa e ricercatrice del Museo regionale di Scienze naturali della Valle d’Aosta: «La scoperta di una mummia naturale di 6.600 anni, attestati da un’analisi al radiocarbonio su 3 costole prelevate, le attribuisce un indubbio valore scientifico-culturale che ci lascia la possibilità di compiere indagini scientifiche in diversi ambiti.

A questo proposito è stato istituito un gruppo di lavoro che vede la partecipazione di archeologi, biologi, genetisti, glaciologi, naturalisti e veterinari ed è stato avviato il progetto denominato “The Marmot Mummy Project” per mettere in atto uno studio multidisciplinare sulla mummia e sul contesto di ritrovamento.

Possiamo indagare quindi sulla morfologia della mummia per ipotizzarne l’età, il sesso e le cause della morte, studiare gli aspetti genetici tra cui quelli dell’ambiente di ritrovamento, approfondire le conoscenze geologiche con particolare riguardo al Monte Rosa e le dinamiche dei ghiacciai in relazione al cambiamento climatico, intersecare le conoscenze archeologiche e storiche della Valle d’Aosta con quelle dell’epoca in cui visse la marmotta».

Museo di Scienze naturali Efisio Noussan
Sale della prateria. © Museo di Scienze naturali Efisio Noussan
Museo di Scienze naturali Efisio Noussan
Sala della vertigine. © Museo di Scienze naturali Efisio Noussan

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