Lo scorso 4 luglio almeno quattro cavalli sono caduti durante il palio di Siena (e a oggi non ci sono riscontri sulle loro condizioni). Due giorni dopo, un terribile incidente ha coinvolto una decina di cavalli durante l’Ardia di Sedilo in Sardegna: si è saputo che due sono stati abbattuti per le gravi ferite e che altri sono sotto osservazione. A maggio, durante un palio di asini a Seravezza (LU), è stato usato un pungolo elettrico su un asino per farlo vincere.
Il Presidente di Italian Horse Protection APS, Sonny Richichi, commenta: «Usanze medievali, indegne di un Paese civile, ogni anno mettono a repentaglio la vita di centinaia di cavalli. Vogliamo che l’opinione pubblica si faccia sentire per far cessare queste pratiche anacronistiche. Le Feste e le Rievocazioni non devono contemplare lo sfruttamento di animali».
Manifestazioni soprattutto turistiche
Sono centinaia ogni anno le manifestazioni organizzate in Italia, soprattutto nel periodo estivo che, con la scusa di celebrare santi e di mettere in scena rievocazioni storiche, cercano di attrarre l’interesse dei compaesani e di qualche turista, con il conseguente fatturato economico.
Vittime di tutto questo sono quasi sempre i cavalli, costretti a correre come non farebbero mai per la loro natura ed esposti al rischio di incidenti gravi e rovinosi. Che, puntualmente, ogni anno si verificano.
Un business sviluppato con la scusa della tradizione
«Siamo di fronte a una vera emergenza» dichiara Sonny Richichi. «Negli ultimi decenni, complice anche l’assenza delle associazioni di tutela sul tema, sono proliferati palii, giostre, quintane e altre corse di rievocazione storica, soprattutto come emulazione del palio di Siena. Oggi sono centinaia quelli da noi censiti e molti si sono organizzati in una sorta di circuito, tanto che si vedono i cavalli e i fantini girare da un palio all’altro: la storia e la tradizione sono solamente una scusa. E comunque nessuna tradizione potrebbe mai giustificare una barbarie simile sugli animali».
La questione dei veterinari
Prosegue Italian Horse Protection APS: «Sconcerta vedere che intorno ai palii ci sono anche medici veterinari dai quali ci si aspetterebbe che, per deontologia professionale, si dichiarassero contrari a questo sfruttamento e che invece si fanno ingaggiare e coinvolgere come parte attiva».
Solo attraverso un cambiamento culturale si potrà arrivare a far cessare questa sofferenza.
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