Il cibo si mangia le foreste: il sistema alimentare globale non è più sostenibile, perché utilizza il 40% della superficie terrestre libera da ghiacci ed è la principale causa di perdita di biodiversità, è responsabile del 70% del consumo di acqua dolce e di oltre un quarto delle emissioni di gas serra.
Questo sfruttamento del suolo non solo è insostenibile per il pianeta, ma è anche inefficiente, perché quasi un terzo della popolazione mondiale non ha comunque cibo a sufficienza.
Sistema alimentare e risorse naturali
Il WWF, nell’ambito della sua campagna Our Future, nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione è tornato a chiedere alle istituzioni una cura maggiore del sistema alimentare e con esso delle risorse naturali e degli ecosistemi che sfrutta.
Anche in Italia, troppo spesso il cibo che consumiamo – dal pollo al pesce, fino ai prodotti contenenti olio di palma, caffè e cioccolato – ha legami diretti con la distruzione di alcuni dei nostri ecosistemi più preziosi. L’Amazzonia e altre foreste pluviali nel mondo vengono rase al suolo per allevare bestiame o per colture e piantagioni. Quasi il 90% della deforestazione, soprattutto nelle zone tropicali e subtropicali, è causata dai nostri consumi alimentari.
L’Unione europea è il secondo maggiore “consumatore finale” al mondo della deforestazione tropicale, dopo la Cina.
Regolamento europeo anti-deforestazione
Per ridurre l’impatto dei consumi dei cittadini sulle foreste, l’UE ha approvato nel 2023, l’EUDR (il Regolamento europeo “anti-deforestazione”), che prevede che, dal 30 dicembre di quest’anno, 7 materie prime (soia, olio di palma, carne bovina, caffè, prodotti legnosi, cacao, gomma) e tutti i loro derivati potranno essere introdotti sul mercato europeo solamente se le aziende importatrici potranno dimostrare che i prodotti non hanno causato deforestazione.
Lo scorso 2 ottobre, però, la Commissione europea ha proposto di posticipare di dodici mesi, quindi al 30 dicembre 2025, l’entrata in vigore dell’EUDR. «Se il Parlamento e il Consiglio dell’UE approveranno la proposta, le imprese avranno un anno in più per prepararsi, ma ci sarà anche un anno in più per distruggere le foreste del Pianeta per fare spazio a coltivazioni, piantagioni e allevamenti» afferma Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia.
Gli allevamenti intensivi consumano enormi risorse
La soia è diventata un ingrediente chiave nella dieta degli animali d’allevamento, alimentando un’industria intensiva che consuma enormi quantità di questo legume per produrre carne, latticini e uova. La maggior parte della soia è, però, collegata alla deforestazione e alla conversione di savane e praterie in Sudamerica: quando mangiano il petto di pollo o una braciola di maiale o del salmone d’allevamento, dobbiamo riflettere sul fatto che quel cibo è arrivato nel nostro piatto grazie all’abbattimento di foreste e alla perdita di specie uniche.
Oggi, in nessun altro luogo al mondo, la perdita e il degrado di foreste e di altri ecosistemi prioritari causati dall’agricoltura industrializzata è più evidente che nel sud America. Anche, il caffè e il cioccolatino a fine pasto potrebbero essere stati prodotti a spese delle foreste del Pianeta.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




