Le particelle di plastica possono contaminare direttamente anche le piante coltivate, non solo gli animali della catena alimentare. Lo rivela la ricerca “Micro- and nano-plastics in edible fruit and vegetables. The first diet risks assessment for the general population”, di M. Ferrante, G. Oliveri Conti, P. Zuccarello, pubblicata su ScienceDirect.
I ricercatori hanno trovato microplastiche e nanoplastiche in frutta e verdura vendute dai supermercati e in prodotti sui banchi del fresco locali in Sicilia.
Le microplastiche sono una nuova fonte di preoccupazione per la salute pubblica, poiché la loro tossicità non è ancora stata studiata a fondo. Sono state trovate in diversi alimenti, ma prima di questa ricerca non erano stati riportati dati relativi a frutta e verdura commestibili.
I ricercatori si sono posti, quindi, l’obiettivo di valutare la presenza delle microplastiche nelle verdure e nella frutta più comunemente consumate, anche in relazione alla loro assunzione giornaliera raccomandata. Le mele sono state il frutto trovato più contaminato e le carote hanno presentato i livelli più alti di microplastiche tra gli ortaggi campionati.

I livelli di microplastiche nei campioni di frutta e verdura sono, comunque, caratterizzati da un’ampia variabilità.
Nel complesso, comunque, sebbene l’abbondante presenza di microplastiche nelle verdure analizzate desti notevoli preoccupazioni, l’esposizione attraverso l’ingestione di questi alimenti è inferiore rispetto a quella che avviene con consumo di acqua minerale in bottiglia PET.

Gli ortaggi a foglia sono meno contaminati
Il livello mediano più basso di contaminazione è stato osservato nei campioni di lattuga. Questo conferma i risultati di un’altra ricerca, “Effective uptake of submicrometre plastics by crop plants via a crack-entry mode” condotta dal prof Willie Peijnenburg e altri, pubblicata su Nature Sustainability: le colture assorbono le particelle di nanoplastica dall’acqua e dal terreno attraverso minuscole fessure nelle loro radici. L’analisi ha, infatti, trovato che la maggior parte della plastica si è accumulata nelle radici delle piante, mentre solo una quantità molto ridotta è risalita fino ai germogli.
Quindi, per gli ortaggi a foglia, come lattughe e cavoli, le concentrazioni di plastica sarebbero probabilmente relativamente basse, ma per gli ortaggi a radice, come carote, ravanelli e rape, il rischio di consumare microplastiche sarebbe maggiore.
Cosa si deve fare
I risultati aprono un nuovo scenario sia nelle scienze ambientali, sia in quelle mediche. La raccomandazione finale dei ricercatori è che: «Sulla base dei risultati ottenuti, è urgente eseguire studi tossicologici ed epidemiologici per indagare sui possibili effetti delle microplastiche sulla salute umana».
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