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SICUREZZA ALIMENTARE

Le microplastiche finiscono anche nel cibo che mangiamo

Le microplastiche hanno invaso ogni parte del pianeta e, naturalmente, perfino la frutta e la verdura che portiamo sulle nostre tavole

Le microplastiche finiscono anche nel cibo che mangiamo

Redazione Redazione 10 Gen 2023

Le particelle di plastica possono contaminare direttamente anche le piante coltivate, non solo gli animali della catena alimentare. Lo rivela la ricerca “Micro- and nano-plastics in edible fruit and vegetables. The first diet risks assessment for the general population”, di M. Ferrante, G. Oliveri Conti, P. Zuccarello, pubblicata su ScienceDirect.

I ricercatori hanno trovato microplastiche e nanoplastiche in frutta e verdura vendute dai supermercati e in prodotti sui banchi del fresco locali in Sicilia.

Le microplastiche sono una nuova fonte di preoccupazione per la salute pubblica, poiché la loro tossicità non è ancora stata studiata a fondo. Sono state trovate in diversi alimenti, ma prima di questa ricerca non erano stati riportati dati relativi a frutta e verdura commestibili.

I ricercatori si sono posti, quindi, l’obiettivo di valutare la presenza delle microplastiche nelle verdure e nella frutta più comunemente consumate, anche in relazione alla loro assunzione giornaliera raccomandata. Le mele sono state il frutto trovato più contaminato e le carote hanno presentato i livelli più alti di microplastiche tra gli ortaggi campionati.

microplastiche nel cibo

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I livelli di microplastiche nei campioni di frutta e verdura sono, comunque, caratterizzati da un’ampia variabilità.

Nel complesso, comunque, sebbene l’abbondante presenza di microplastiche nelle verdure analizzate desti notevoli preoccupazioni, l’esposizione attraverso l’ingestione di questi alimenti è inferiore rispetto a quella che avviene con consumo di acqua minerale in bottiglia PET.

microplastiche nel cibo

Gli ortaggi a foglia sono meno contaminati

Il livello mediano più basso di contaminazione è stato osservato nei campioni di lattuga. Questo conferma i risultati di un’altra ricerca, “Effective uptake of submicrometre plastics by crop plants via a crack-entry mode” condotta dal prof Willie Peijnenburg e altri, pubblicata su Nature Sustainability: le colture assorbono le particelle di nanoplastica dall’acqua e dal terreno attraverso minuscole fessure nelle loro radici. L’analisi ha, infatti, trovato che la maggior parte della plastica si è accumulata nelle radici delle piante, mentre solo una quantità molto ridotta è risalita fino ai germogli.

Quindi, per gli ortaggi a foglia, come lattughe e cavoli, le concentrazioni di plastica sarebbero probabilmente relativamente basse, ma per gli ortaggi a radice, come carote, ravanelli e rape, il rischio di consumare microplastiche sarebbe maggiore.

Cosa si deve fare

I risultati aprono un nuovo scenario sia nelle scienze ambientali, sia in quelle mediche. La raccomandazione finale dei ricercatori è che: «Sulla base dei risultati ottenuti, è urgente eseguire studi tossicologici ed epidemiologici per indagare sui possibili effetti delle microplastiche sulla salute umana».

 

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