Il WWF, nell’ambito della campagna “Our Future”, ha pubblicato un resoconto degli effetti del clima sulla produzione agricola in Italia. L’industria dell’agroalimentare rappresenta un terzo (il 27%) del fatturato delle imprese italiane ed è uno dei sistemi cardine dell’economia del nostro Paese. Nel 2024 il settore ha subito gli effetti del cambiamento climatico, con eventi meteorologici estremi, piogge torrenziali, gelate tardive, siccità prolungate e ondate di calore, che hanno provocato danni alle nostre colture.
Se per il caldo e la siccità le rese della frutta tradizionale sono in discesa, crescono quella della frutta tropicale: coltivazioni di banane, avocado, mango nel giro di cinque anni sono praticamente triplicate arrivando a sfiorare i 1.200 ettari fra Puglia, Sicilia e Calabria. Sempre in Sicilia e Puglia, il clima sempre più caldo ha determinato anche il ritorno del cotone in Italia.
Il quadro del Meridione d’Italia
I dati del Cnr-Ibe evidenziano al Sud una situazione di “siccità severo-estrema” sul 29% della superficie agricola di 5 Regioni (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna), con picchi del 69% della superficie agricola colpita in Sicilia e del 47% in Calabria. La siccità ha comportato uno scarso livello di riempimento degli invasi che danno acqua alle campagne. Sicuramente pesa su questo bilancio anche la cattiva gestione della risorsa idrica, con perdite ingenti lungo la rete di distribuzione e una scarsissima diffusione dei sistemi di riciclo delle acque grigie in ambito urbano per i numerosi usi non potabili.
Tra gli impatti della siccità al Sud, c’è in primo piano il calo della produzione agricola. Il grano duro, per esempio, ha mostrato un calo della produzione di quasi l’8% rispetto alla campagna precedente.
In Sicilia la siccità primaverile ha portato danni al 60% della produzione di legumi, al 70% dei cereali e all’80% delle foraggere, con punte del 100%.
In Basilicata, la campagna di raccolta del kiwi ha patito il clima siccitoso, che ha portato a una riduzione della pezzatura media ma soprattutto a raccolti del 30% più bassi rispetto allo scorso anno.
Le pere sono diventate l’emblema della crisi produttiva che negli ultimi anni sta interessando gli alberi da frutto del nostro Paese: negli ultimi anni, le avversità hanno compromesso la produttività del pero con una variazione del -75% e una perdita totale quantificabile in 340 milioni di euro.
La Puglia è la maggiore produttrice di ciliegie in Italia: il caldo anomalo della primavera ha più che dimezzato la produzione delle pregiate ciliegie Ferrovia con una riduzione di oltre il 50% rispetto allo scorso anno.
Anche le principali produzioni di mieli monoflorali al Sud, come quello di agrumi e di sulla, hanno avuto un crollo produttivo molto pesante. L’apicoltura italiana rimane quindi in una situazione di crisi grave, con il rischio di chiusura di molte aziende professionali.
Effetti del clima sulla produzione agricola nel Nord
Al Nord, l’eccesso di precipitazioni è stato causa di perdita di rese agricole, rendendo i campi inaccessibili ai trattori per le lavorazioni, ritardando le semine, e il clima piovoso impedisce la raccolta del primo taglio di fieno, con ripercussioni sul settore zootecnico. Localmente gli allagamenti possono danneggiare o far morire colture come il mais, benché una stima puntuale di questo tipo di danno sia difficile a causa della variabilità locale delle condizioni del suolo che generano asfissia radicale. In parte per i ritardi sulle semine, in parte per le condizioni avverse, le stime di produzione per il mais indicano un calo produttivo complessivo fra il 30% e il 35%.
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