Al termine della stagione venatoria, che si è chiusa a fine gennaio, la Lipu – BirdLife Italia ha fatto il punto sulla situazione della caccia in Italia.
«Caccia in periodi vietati per specie come tordi, cesene e uccelli acquatici; sentenze del Tar non rispettate; proposte in Parlamento di deregulation venatoria e delegittimazione del ruolo dell’Ispra. L’Italia della caccia, pur in declino socioculturale, non smentisce la propria tendenza alla violazione delle regole» queste le amare conclusioni dell’associazione.
Quella che si è appena conclusa è stata un’altra stagione caratterizzata da infrazioni della Direttiva comunitaria e da iniziative parlamentari pro deregulation. La costante violazione delle norme, inoltre, sta portando a un nuovo deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea.
Lo scorso novembre, la Commissione europea ha trasmesso al Governo italiano il parere motivato nell’ambito della procedura d’infrazione in materia di controllo faunistico e mancato divieto all’utilizzo di munizioni contenenti piombo nelle zone umide.
All’inattività del Governo si somma il comportamento della maggior parte delle Regioni, le quali, ignorando le indicazioni di Ispra e della Commissione europea, hanno consentito la caccia a tordi e cesene e alle specie acquatiche in alcuni casi fino al 31 gennaio, quindi in periodo di migrazione prenuziale, vietato dalla normativa, anziché chiudere la stagione entro il 10 gennaio per tordi e cesene ed entro il 20 gennaio per gli uccelli acquatici.
I comportamenti filovenatori delle Regioni
- Particolarmente grave il comportamento della Provincia autonoma di Trento, che ha modificato i calendari venatori allungando, nel mese di gennaio, la stagione di caccia alla cesena.
- Ancor più grave il comportamento della Calabria, che, nonostante il pronunciamento del Tar, non ha fermato la stagione.
- E quello dell’Umbria, intervenuta tardivamente a chiudere la caccia nonostante la pronuncia del Consiglio di Stato.
- Gravissimo l’operato della Puglia, ricorsa per l’ennesima volta allo stratagemma della modifica del calendario in extremis, per consentire la caccia ai tordi e alla beccaccia fino a fine gennaio rendendo impraticabili i ricorsi al Tar.
A tutto ciò fa da supporto l’orientamento filovenatorio di vari parlamentari che stanno lavorando per sottrarre all’Ispra le competenze in materia di tutela della fauna per affidarle a un istituto sotto il controllo del ministero dell’Agricoltura. Come dire: “le regole per i cacciatori le stabiliscono i cacciatori”.
«Il quadro sconfortante della caccia italiana dice di un fenomeno che, proprio perché al crepuscolo sociale e culturale, non ha più timore di apparire estremo. Nei prossimi mesi assisteremo a tentativi ancora più gravi, sotto forma di attacchi alla scienza, agli uccelli selvatici e all’Europa. Questo raddoppierà gli sforzi della Lipu per fermare una deriva che dura da decenni e che continua a fare seri danni alla già sofferente natura del nostro Paese» dichiara Giovanni Albarella, responsabile Antibracconaggio e attività venatoria della Lipu.
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