Non tutti gli animali migrano si sa, e quelli che lo fanno si spostano stagionalmente per motivi alimentari o riproduttivi che garantiscano la sopravvivenza della specie. In pratica, per i migratori ci sono meno rischi nel viaggiare, anche se non sono mai pochi, rispetto a restare nello stesso luogo tutto l’anno.
Si tratta di un delicato equilibrio tra vantaggi e svantaggi che non è sempre scontato per tutte le specie. Accanto ai “migratori completi”, come le rondini (Hirundo rustica), in cui tutti gli individui e le popolazioni migrano ogni anno, troviamo anche “migratori occasionali” che partono solo in condizioni estreme, e anche “migratori parziali” per i quali partire o restare è una scelta, e un rischio, individuale.
Tra questi ultimi, che sono in aumento, troviamo, tra gli altri, merli (Turdus merula) e pettirossi (Erithacus rubecula) che hanno abitudini diverse a seconda della latitudine e della zona. In Italia, per esempio, troviamo merli sedentari, che restano tutto l’anno, svernanti a corto raggio, cioè in arrivo da regioni vicine, oppure nidificanti.
Cambiamento di strategie
Sempre più spesso, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici in corso, anche i migratori abituali stanno però cambiando le loro strategie valutando, di stagione in stagione e da esemplare a esemplare, se fare il pendolare sia o no la scelta migliore, se non sia il caso di cambiare strada e soprattutto quando partire.
Diversi studi, tra cui quello del ricercatore italiano Andrea Romano dell’Università degli Studi di Milano, hanno dimostrato che la migrazione primaverile verso i siti di nidificazione e la riproduzione degli uccelli sono anticipate di circa 2-3 giorni per decennio, con variazioni significative tra le specie. A oggi, infatti, la primavera sarebbe anticipata di anche 7-10 giorni.
I migratori a lungo raggio, però, hanno più difficoltà a prevedere alterazioni stagionali marcate e sono quelli, quindi, potenzialmente più vulnerabili. La sincronia tra il picco di abbondanza di cibo (sia semi che insetti) e la presenza degli uccelli nei siti di riproduzione deve, infatti, essere molto precisa per garantire la sopravvivenza delle specie. Non a caso questo equilibrio è frutto di migliaia di anni di adattamento. Ma i cambiamenti climatici in atto, in alcuni casi, sono così veloci che gli animali potrebbero non avere il tempo di ricalibrare tempi e abitudini. Le temperature più elevate causano, infatti, una comparsa anticipata degli insetti, prede di molti pulcini, il che esercita una pressione sugli uccelli affinché si riproducano prima facendo sì che la schiusa coincida con il picco di abbondanza delle prede. A sua volta la riproduzione avanzata dipende dal momento dell’arrivo degli adulti nel sito di riproduzione, nonché dal ritardo tra l’arrivo e l’inizio della riproduzione.
Tra le specie che stanno cercando di “darsi un’accelerata” c’è l’oca facciabianca (Branta leucopsis) che, negli ultimi anni, parte prima per sfruttare al meglio la primavera. Tuttavia, quando arriva a destinazione, è talmente stanca e debilitata che ha bisogno di due settimane per potersi accoppiare e deporre le uova.
I rischi delle partenze anticipate
Un ulteriore problema delle partenze anticipate è rappresentato dagli eventi meteorologici improvvisi, come tempeste e trombe d’aria, che si sviluppano più facilmente a fine inverno rispetto che a inizio primavera, e possono spingere gli uccelli fuori rotta o causare numerose vittime.
Per questo, alcune specie di uccelli, invece di anticipare la partenza, preferiscono ridurre anche del 20% la durata delle soste durante il viaggio o eliminarle in parte. Queste soste, però, servono loro per riposarsi e rifocillarsi e cancellarle è molto rischioso.
Un’altra risposta degli uccelli ai cambiamenti climatici è il cambiamento delle rotte o dei siti di svernamento, come sembra accadere per le gazze marine (Alca torda) che negli ultimi anni sono arrivate lungo le coste italiane probabilmente per seguire le loro prede, mentre prima rimanevano nella zona di Gibilterra. In Germania, invece, è emerso che dagli anni ’70 l’habitat di svernamento dei cigni (Cygnus olor) si è spostato in media di 13 chilometri verso est ogni anno per mantenersi a una temperatura attorno ai 5 °C. La popolazione spagnola di cicogna (Ciconia ciconia), invece, ultimamente preferisce rinunciare al consueto viaggio di svenamento in Africa restando in Spagna. La stessa strategia sembra interessare anche la famosa farfalla monarca (Danaus plexippus Linnaeus) che normalmente ogni anno compie un viaggio a staffetta (gli esemplari che partono non sono quelli che tornano bensì i loro nipoti) tra il Nord America e il Messico. Secondo alcuni studi dell’Università della Georgia, tra questi lepidotteri ci sono anche popolazioni sedentarie non migratorie. Tali farfalle, però, sarebbero più sensibili ai parassiti rispetto a quelle che “cambiano aria” abbandonando temporaneamente il Nord America.
Le insidie nei mari
Passando dai cieli al mare, una delle specie migratorie che sta iniziando ad avere problemi seri a causa dei cambiamenti climatici è la balena grigia (Eschrichtius robustus) sul cui futuro gioca un ruolo fondamentale la diminuzione del ghiaccio artico. Sotto il ghiaccio, infatti, crescono le microalghe fondamentali per molte specie marine, tra cui i crostacei di cui si nutre proprio la balena grigia. In sintesi, meno alghe equivalgono a meno crostacei e meno cibo per le balene che sono costrette ad allungare la loro permanenza in Alaska, per poter accumulare sufficiente grasso. Partendo in ritardo però, il rischio è quello di partorire prima dell’arrivo nelle tranquille e sicure baie messicane e di doversela vedere con le orche in agguato che non aspettano altro di poter attaccare i piccoli.
In conclusione, se da un lato i migratori dovranno adattarsi ai cambiamenti climatici in atto, riprogrammando tempi, rotte e durata dei viaggi sarà fondamentale che anche l’uomo intervenga nell’agevolarli per esempio creando e tutelando corridoi ecologici alternativi che tengano conto dei nuovi bisogni delle specie.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com







