Gli scimpanzé della foresta pluviale tamburellano con mani e piedi sui grandi contrafforti piatti degli alberi per trasmettere segnali comunicativi, che possono raggiungere anche un chilometro di distanza attraverso le foreste. Che cosa ci insegnano gli scimpanzé con questo loro comportamento?
Il tamburellare degli scimpanzé condivide alcune proprietà ritmiche con la musica umana e, proprio come esistono vari generi musicali, ci sono diversi stili di tambureggiamento negli scimpanzé. Uno studio, frutto della collaborazione tra la Sapienza, l’Università di St Andrews e l’Università di Vienna, ha dimostrato che gli scimpanzé selvatici tamburellano a ritmo producendo suoni diversi in base alla regione geografica dove vivono.
- Scimpanzé orientale maschio adulto della comunità di Waibira nella foresta di Budongo (Uganda). © Catherine Hobaiter
- Scimpanzé orientale maschio adulto della comunità di Sonso nella foresta di Budongo (Uganda). © Catherine Hobaiter
Un dataset di percussioni degli scimpanzé
Lo studio internazionale, pubblicato su Current Biology ha mostrato che le sottospecie di scimpanzé che vivono su differenti sponde dell’Africa producono ritmi diversi fra loro. Per giungere a questi risultati, gli autori hanno raccolto un dataset unico al mondo sui comportamenti percussivi degli scimpanzé provenienti da foreste pluviali, savane e boschi africani. Il team ha collezionato performance provenienti da undici comunità di sei diverse popolazioni di scimpanzé collocate sui versanti orientali e occidentali del continente.
«Abbiamo scoperto che, mentre gli scimpanzé dell’Africa occidentale spesso tamburellano in modo isocrono (regolare), gli scimpanzé dell’Africa orientale preferiscono alternare intervalli brevi e lunghi nel loro tamburellare; entrambe queste tendenze si osservano anche nella musica umana. Gli scimpanzé dell’Africa occidentale usano anche tempi (cioè battiti al minuto) più veloci dei loro cugini orientali» spiega Vesta Eleuteri, del Dipartimento di Biologia Cognitiva e Comportamentale all’Università di Vienna e autrice principale del lavoro.
Studi come questo aggiungono un tassello importante alla comprensione delle origini e dell’evoluzione della musicalità umana. «Tutte le specie animali possono fornire informazioni utili per questa impresa ma i dati sugli scimpanzé sono particolarmente preziosi. Infatti, i risultati della ricerca suggeriscono che gli esseri umani condividono con questi primati almeno uno degli elementi cruciali del ritmo: il comportamento percussivo tipico della musicalità» afferma Andrea Ravignani, del Dipartimento di Neuroscienze Umane della Sapienza Università di Roma e coautore senior della ricerca.
Questa ricerca assume non solo una valenza zoologica: grazie allo studio della mente di altre specie è possibile comprendere meglio quali delle nostre capacità neuro cognitive siano attribuibili tipicamente all’uomo.
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