Dal 19 al 22 maggio, presso la sede dell’Università Bicocca e la Triennale di Milano, si è svolto il Forum Nazionale sulla Biodiversità promosso dal National Biodiversity Future Center. Per tre giorni, più di 800 ricercatori e ricercatrici, che collaborano con il centro d’eccellenza istituito grazie al PNRR, si sono incontrati per una sessione speciale di lavori intensivi in cui hanno presentato le loro ricerche e si sono confrontati sullo stato di conservazione della diversità biologica del Pianeta.
In linea con il tema del Forum, “Generare valore attraverso la biodiversità”, al centro del dibattito è stata l’intersezione tra scienza, innovazione tecnologica, comunicazione e arte, con un’ampia partecipazione da parte del mondo imprenditoriale evidenziando, così, come solo un approccio multi stakeholder possa contribuire a cambiare un paradigma che fino ad ora ha visto l’essere umano prevaricare le altre specie ledendo diritti e futuro.
«Il Forum Nazionale della biodiversità ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui temi ambientali. L’edizione 2025, incentrata sul valore dei risultati scientifici, ha assunto particolare rilievo per il trasferimento tecnologico, l’applicazione concreta delle conoscenze e la programmazione delle future attività di ricerca» ha spiegato Maria Chiara Carrozza, Presidente del CNR, che nel suo discorso di apertura ha fatto notare come oggi, nel mondo, esistano luoghi dove parlare di diversità sia proibito e pericoloso e, per questo, studiare e fare ricerca sulla biodiversità significhi promuovere e fare un passo avanti verso la libertà di ciascuno.
Un dualismo portato sul palco anche dal filosofo evoluzionista Telmo Pievani e dal drammaturgo e attore Marco Paolini che hanno presentato Atlante delle Rive, il loro nuovo lavoro dedicato ai fiumi che continuiamo adimbrigliare ed erodere, cambiandone il corso e la portata e minacciando, così, la sopravvivenza delle specie, la funzionalità degli ecosistemi e le tradizioni delle comunità locali.
A oggi, il NBFC ha prodotto oltre 2mila pubblicazioni scientifiche congiunte, report e oltre cento prototipi di device, prodotti concreti per la tutela della biodiversità.
Si scopre così, ad esempio, che l’ambiente è pervaso dai cosiddetti contaminanti emergenti. A raccontarlo è Alessandro Nardi dell’Università Politecnica delle Marche che ha spiegato come, a seguito di un campionamento effettuato in 7 aree (tra cui 4 grandi città – Genova, Milano, Trieste e Palermo – 2 fiumi – Po e Tevere – e un’area pristina come le Isole Tremiti) da cui sono stati prelevati 150 campioni, tutti sono risultati positivi ad almeno una molecola presente in farmaci a uso umano. In particolare, negli organismi marini, 7-8 molecole sono presenti nel 50% dei campioni e, di queste, nell’84% dei casi si tratta di Diclofenac, un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS). Inoltre, nel 100% degli invertebrati analizzati è stata riscontrata la presenza di metformina, un antidiabetico orale utilizzato nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, mentre l’ibuprofene è presente esclusivamente nei vertebrati. A dimostrazione, ancora una volta, che tutto ciò che consumiamo torna nell’ambiente e, spesso, grazie alla catena alimentare, ritorna nuovamente a noi.
Del mondo degli insetti, tuttora stigmatizzati dai più, si è fatto portavoce Maurizio Casiraghi, Professore ordinario di Zoologia e Prorettore alla Didattica per l’Università di Milano-Bicocca. Il messaggio proveniente dal “piccolo mondo” dice che le popolazioni di insetti sono in declino a livello globale e se non invertiremo la rotta, il loro collasso guiderà quello dell’economia umana.
Di micromondi ha parlato anche Antonella Cristofori della Fondazione Edmund Mach, che ha tracciato una panoramica della biodiversità dell’aria aerobioma costituita da funghi, batteri, polline e virus che hanno un impatto sul ciclo del carbonio e sul clima, e da cui dipende il benessere delle piante ma anche degli esseri umani.
Ad approfondire il collegamento tra salute umana e salute ambientale, spiegando l’importanza di seguire un approccio globale orientato alla Planetary health è stata Hellas Cena, Medico chirurgo Specialista in Scienza dell’Alimentazione che ha spiegato come, oggi, il 95% delle patologie mortali siano modificabili ma è necessario investire in ricerca e innovazione così da interrompere quella che ha definito come Sindemia, ossia della presenza di 3 pandemie simultanee: obesità nel Sud del mondo, malnutrizione e mancanza di determinati nutrienti in occidente, e crisi climatica.
E poi, ancora, le Nature Based Solutions (NBS), strumenti fondamentali per la mitigazione e l’adattamento alla crisi climatica, così come per proteggere la biodiversità urbana, spesso ignorata e, invece, fondamentale proprio come quell’ecosistema invisibile che chiamiamo rizosfera, un ambiente dinamico che riguarda le radici di alberi e piante e tutto ciò che vi è nelle vicinanze, raccontato dalla ricercatrice Gabriella Sferra.
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