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Ambiente
MONITORAGGIO DEI FONDALI

La pesca a strascico riduce la biodiversità del Mediterraneo

Una ricerca dell'OGS e di ISPRA evidenzia gli effetti di alcune tecniche di pesca a sulle comunità di organismi che vivono a contatto con il fondale marino

La pesca a strascico riduce la biodiversità del Mediterraneo
© Nghĩa Đặng via pixabay.com

Redazione Redazione 7 Set 2025

Le attività di pesca e alcune variabili oceanografiche influenzano in maniera significativa la biodiversità delle comunità di organismi che vivono a contatto con i fondali del Mar Mediterraneo.

«Nonostante l’importanza della biodiversità, esistono poche valutazioni su larga scala che ne quantifichino le variazioni in relazione all’impatto umano» racconta Davide Agnetta, ricercatore della Sezione di Oceanografia dell’OGS e primo autore di un articolo pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports, che riassume i risultati di uno studio realizzato utilizzando modelli statistici applicati a dati raccolti tra il 2014 e il 2020 in tre sotto-regioni del Mediterraneo (il Mare Adriatico, il Mar Ionio e il Mar Mediterraneo Centrale, il Mar Tirreno e il Mar Mediterraneo Occidentale).

L’impatto della pesca a strascico

Lo studio “Bottom trawling and environmental variables drive the biodiversity of mediterranean demersal assemblages”, realizzato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha permesso di distinguere l’impatto della pesca a strascico rispetto ad altri fattori.

«Studi precedenti sulla biodiversità del Mediterraneo si sono concentrati su habitat costieri e comunità locali, spesso con dati limitati. Questa ricerca invece si concentra su una scala geografia abbastanza ampia e su monitoraggi standardizzati» aggiunge Agnetta.

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Lo strascico di fondo ha ovunque un effetto negativo

Per le analisi sono stati utilizzati i dati in Open Access forniti dal Joint Research Centre (JRC), il centro di ricerca comune della Commissione Europea, e relativi al Mediterranean International Trawl Survey, un programma internazionale di monitoraggio scientifico delle risorse dei fondali nel Mar Mediterraneo, attivo dal 1994.

I dati sono stati utilizzati per calcolare due indici di biodiversità: la diversità alfa (il numero effettivo di specie in una comunità) e la diversità beta (una misura della differenza di specie tra diverse comunità).

I risultati indicano che variabili ambientali (come la profondità, la temperatura, la concentrazione di ossigeno o il tipo di substrato) e alcune attività di pesca influenzano la biodiversità in modo diverso a seconda dell’area, mentre lo strascico di fondo ha ovunque un effetto negativo sulla biodiversità e, di conseguenza, anche sulle risorse a disposizione per la pesca.

Le analisi hanno evidenziato anche che specie commerciali importanti (come nasello, pagello, triglia) sono più abbondanti nelle zone meno impattate.

 

«Questo studio, considerando gli effetti congiunti della pesca e delle variabili ambientali in un contesto geografico ed ecologico ampio, ci permette di fare un ulteriore passo in avanti verso la definizione di strumenti per tutelare la biodiversità e le risorse ittiche del Mediterraneo» conferma Saša Raicevich, primo ricercatore presso ISPRA.

 

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