Marte rappresenta fin dalla notte dei tempi un simbolo del desiderio di esplorazione dell’umanità. La sua sagoma rossa è sempre stata protagonista delle nostre notti, spingendoci a immaginare per secoli come fosse fatto, se fosse popolato da esseri viventi, se fosse possibile un giorno raggiungerlo. Con le osservazioni astronomiche prima e con le esplorazioni spaziali dopo alcune risposte sono arrivate, non cancellando del tutto, però, la nostra fascinazione per il pianeta rosso: relativamente vicino, con più caratteristiche che lo rendono non troppo dissimile dalla Terra, forse addirittura testimone di qualche forma di vita in un passato remoto. E, nondimeno, potenziale meta da conquistare, sia por amore della scienza, sia come soluzione di riserva in caso di collasso climatico del nostro pianeta.
Il nostro interesse per Marte non si è però limitato solo a questo. Il suo fascino ci ha spinti a creare libri, racconti, canzoni e film di fantascienza ambientati sulla sua superficie, fortemente influenzati da usi, costumi e conoscenze sul pianeta relative al periodo storico in cui queste opere furono create. Ereditando dall’epica classica il nome del dio della guerra per il suo colore rosso sangue, Marte ha da sempre rappresentato l’archetipo di un mondo ostile, duro, per certi versi legato a una visione molto tradizionale della mascolinità, e per questo motivo è stato spesso raffigurato seguendo tali caratteristiche.
Nondimeno, parte integrante della narrazione legata al mondo marziano è stata la presenza di forme di vita intelligenti e con civiltà avanzate, in certe occasioni amichevoli, in molte altre ostili all’umanità. Ma questo tipo di narrativa è stato influenzato, tra l’altro, dai celebri “canali” ipotizzati dall’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli, che si rivelarono poi essere delle semplici illusioni ottiche, ma dopo aver dato adito alle più fantasiose teorie sulla presenza di civiltà evolute sul pianeta rosso.
Dall’epica classica a Edgar Rice Borroughs, da H. G. Wells al cinema di fantascienza, la narrazione legata a Marte ha rispecchiato il contesto scientifico, storico e sociale in cui è stata creata. Il nuovo saggio di Silvia Kuna Ballero, Rapsodia marziana – Scienza, fiction e ideologia nell’immaginario di Marte, pubblicato da Codice Edizioni, esplora nel dettaglio tutti questi scenari, reali e immaginari, in cui il pianeta rosso è stato protagonista nella storia, fornendo un quadro affascinante e completo di come la scienza, il folclore e il semplice intrattenimento culturale spesso si fondano assieme e siano molto più interconnessi di quanto verrebbe da pensare.
Il risultato è un saggio curato, approfondito e ricco di spunti artistici, letterari e cinematografici da scoprire – o in certi casi riscoprire – appena terminata la lettura. Perché, anche se adesso il pianeta è tornato di moda per proclami ambiziosi su future colonizzazioni, Marte è stato da sempre una presenza costante e non trascurabile nella nostra arte, e spesso ci ha anche aiutato a capire noi stessi e la nostra società.
“Rapsodia marziana –
Scienza, fiction e ideologia nell’immaginario di Marte”
di Silvia Kuna Ballero
328 pagine, 21Euro
Codice Edizioni 2025
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