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Ambiente
L'EVENTO DELLA “CRISI DI SALINITÀ”

Cambiamento climatico e crisi planetarie. Uno sguardo dal passato

Per sua natura il clima cambia entro limiti incredibilmente ampi e imprevedibili, e lo fa da sempre

Cambiamento climatico e crisi planetarie. Uno sguardo dal passato
© Alexandra Koch/pixabay.com

Domenico Ridente Domenico Ridente 8 Dic 2025

Le “crisi planetarie” sono emergenze di natura ambientale tra loro collegate e in grado di minacciare l’esistenza delle specie del pianeta. Per esempio, il degrado degli ecosistemi e la perdita di biodiversità sono causati dal cambiamento climatico, a sua volta imputato all’inquinamento antropico da gas serra.

Il nostro impatto diretto su ecosistemi e biodiversità è però maggiore di quello indotto tramite il cambiamento climatico; si pensi alla quantità di inquinanti diversi dai gas serra che comunque produciamo, e alla velocità con cui occupiamo e consumiamo territorio. Eppure, nella narrazione comune delle crisi planetarie, il motore di tutte rimane il surriscaldamento innescato dalle emissioni di CO2.

Questa semplificazione è fuorviante, in quanto ci porta a credere che:

  1. le crisi planetarie si risolvono “semplicemente” eliminando le emissioni di CO2
  2. il clima sarebbe per sua natura stabile e “benigno” in assenza di perturbazioni antropiche
  3. il clima ritornerà tale una volta eliminati i combustibili fossili e la CO2.

Nulla di tutto questo ha un riscontro scientifico. Per sua natura il clima cambia entro limiti incredibilmente ampi e imprevedibili, e lo fa da sempre, in contrasto con un’altra idea fuorviante piuttosto diffusa: che i cambiamenti climatici del passato, in quanto “naturali”, sarebbero lenti e graduali, al contrario di quelli odierni provocati dall’uomo. La storia della Terra è piena di eventi che smentiscono questa visione. Uno dei più eclatanti è avvenuto nel Mediterraneo, poco dopo la sua formazione geologica.

Circa sei milioni di anni fa, quando la Terra era da poco uscita da un periodo caldo, il Mar Mediterraneo evaporò come una pozzanghera al sole dopo una pioggia agostana. Al suo posto rimase un’enorme distesa di sale spessa fino a due chilometri; questa coltre di sali, che i geologi chiamano “depositi evaporitici”, è ancora in gran parte sepolta sotto l’attuale fondale marino. L’evento fu così straordinario che quel “periodo” della storia della Terra si chiama “Messiniano”, in quanto i primi depositi evaporitici furono riconosciuti nei pressi di Messina, “riesumati” dall’orogenesi appenninica.

L’evaporazione del Mediterraneo

La crisi planetaria del Messiniano, nota come “crisi di salinità”, si è compiuta in meno di mezzo milione di anni, tra i 5.6 e i 5.3 milioni di anni fa. A contribuire all’evaporazione del Mediterraneo fu il suo isolamento dall’Atlantico, a seguito di “movimenti tettonici” che causarono la chiusura dello Stretto di Gibilterra. Quando poi altri movimenti tettonici portarono alla sua riapertura, le acque dell’Atlantico si riversarono come gigantesche cateratte nella desolata depressione che era diventata il Mediterraneo, colmandola nuovamente nel giro di qualche secolo.

Il Mediterraneo si era svuotato al ritmo incredibile di qualche metro per secolo, per poi riempirsi alla velocità spaventosa di dieci metri all’anno. Si tratta di qualcosa di inimmaginabile: oggi siamo giustamente preoccupati per la previsione, ritenuta catastrofica, di un innalzamento del livello marino di un metro in cento anni.

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La crisi di salinità del Messiniano deve aver determinato cambiamenti planetari di straordinaria entità, riguardanti la salinità, la temperatura e la circolazione oceanica. Questi cambiamenti hanno avuto effetti enormi sul clima globale, molti dei quali sarebbero stati da noi percepiti e subiti come catastrofici. La nascita delle prime città, gli inizi dell’agricoltura, dell’allevamento e il sorgere della nostra civiltà non avrebbero avuto scampo nel Messiniano; come pure la nostra idea di clima stabile e benigno.

Dopo gli sconvolgimenti della crisi di salinità, la Terra è entrata in una fase climatica di generale raffreddamento; si formarono la calotta antartica e i ghiacciai lungo la catena Alpino-Himalayana. Ciò ha favorito l’innesco delle glaciazioni con il loro alternarsi a periodi caldi, sotto il controllo dei moti ciclici del sistema Terra-Sole (in grado di modulare la quantità di radiazione solare ricevuta dal nostro pianeta). Non sarebbe esagerato, quindi, dire che il “sistema climatico” attuale è “figlio” della crisi di salinità del Messiniano.

 

Forse, non è una coincidenza nemmeno il fatto che, mentre il Mediterraneo si ostinava a esistere, in Africa avveniva la separazione tra il ramo degli scimpanzé e quello dei primi ominidi (Ardipithecus). In piena crisi di salinità, il nostro primo antenato muoveva i primi passi evolutivi in Etiopia, per arrivare, qualche milione di anni dopo, a prosperare proprio intorno a quel mare ostinato, divenuto, da letto di sale, culla della civiltà occidentale.

 

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