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MERAVIGLIE NATURALI

Le immagini più belle della natura australiana

Le fotografie vincitrici dell’Australian Geographic Nature Photographer of the Year 2026 raccontano la straordinaria biodiversità di Australia e regioni vicine, ma anche le fragilità di un mondo naturale sotto pressione

Le immagini più belle della natura australiana
“Silent Grace”. © Aaryan Dhakal / AGNPOTY

Stefano Brambilla Stefano Brambilla 2 ore fa

Da oltre vent’anni l’Australian Geographic Nature Photographer of the Year (AGNPOTY) porta davanti agli occhi del pubblico la fauna, la flora e i paesaggi selvaggi di una delle regioni più ricche di biodiversità (e singolari) del pianeta. Il concorso è organizzato e prodotto dal South Australian Museum, in collaborazione con Australian Geographic, e nel tempo è diventato uno dei più importanti premi internazionali dedicati alla fotografia naturalistica.

L’area geografica presa in considerazione è quella definita ANZANG, che comprende Australia, Nuova Zelanda, Antartide e la regione della Nuova Guinea, con precise delimitazioni biogeografiche. Non conta dunque la nazionalità del fotografo: il concorso è aperto a tutti, purché le fotografie rispettino i criteri previsti e siano state scattate all’interno di questa vasta regione.

L’edizione 2026 ha raccolto 2.129 fotografie realizzate da 501 fotografi di 17 Paesi. Le immagini sono state valutate da una giuria composta dalla fotografa paesaggista Mieke Boynton, dal vincitore dell’edizione 2025 Ross Gudgeon e dal fotografo naturalista Jake Wilton.

Chi può partecipare e con quali fotografie

Le fotografie devono inoltre essere state scattate dal 5 febbraio 2019 in poi, cioè nei sette anni precedenti la chiusura delle iscrizioni 2026. Un fotografo può presentare fino a quattro immagini per ciascuna categoria.

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Il regolamento dedica grande attenzione anche all’etica della fotografia naturalistica: il benessere degli animali deve essere prioritario, il disturbo deve essere ridotto al minimo e il ricorso a esche vive per attirare gli animali è vietato. Anche l’uso di altri sistemi di attrazione è scoraggiato. Le immagini realizzate con droni devono inoltre rispettare le leggi locali.

Le categorie del 2026 sono dieci: Animals in Nature, Animal Behaviour, Botanical, Macro, Landscape, Threatened Species, Monochrome, Our Impact, Portfolio e Junior.

La fotografia dell’anno: un incontro quasi irreale

natura australiana

“Ethereal Encounter”. © Matt Deakin / AGNPOTY

Il premio assoluto del 2026 è andato a Matt Deakin, fotografo professionista di droni di Broome, nell’Australia occidentale, per Ethereal Encounter. La fotografia mostra un pesce sega verde (Pristis zijsron) che attraversa le acque lattiginose di un estuario e passa accanto a una tartaruga verde. Il grande pesce sembra quasi un’apparizione: il corpo emerge dalla sospensione di acqua e sedimenti, mentre la tartaruga, più calda e riconoscibile nei colori, contribuisce a dare profondità alla scena.

Il luogo dove è stata scattata l’immagine è il Pilbara, nel nord-ovest dell’Australia, in territorio Karajarri, Nyangumarta e Ngarla. Deakin ha scattato dall’alto con un drone DJI Mavic 3 Pro equipaggiato con una fotocamera aerea Hasselblad L2D-20c. È stata, tra l’altro, la sua prima partecipazione al concorso.

Il protagonista della fotografia è uno degli animali più rari e minacciati dell’area. Il pesce sega verde è classificato In pericolo critico dalla IUCN: può superare i sei metri di lunghezza ed è particolarmente vulnerabile alla cattura accidentale nelle reti da pesca e nelle reti a strascico. I giovani frequentano soprattutto acque costiere poco profonde, mentre gli adulti possono spingersi in mare aperto e a profondità superiori ai 70 metri.

 

La tartaruga verde (Chelonia mydas), invece, è classificata dalla IUCN come specie a minor rischio rispetto al pesce sega. È proprio questo contrasto, secondo la giuria, a rendere ancora più efficace la fotografia: il pesce, quasi spettrale nell’acqua lattiginosa, rappresenta la rarità e la fragilità, mentre la tartaruga richiama il recupero di una specie che ha beneficiato di importanti interventi di conservazione.

«Ho semplicemente detto: wow»

natura australiana

Matt Deakin, vincitore assoluto 2026 dell’Australian Geographic Nature Photographer of the Year. © AGNPOTY

La storia dietro lo scatto è quasi incredibile quanto la fotografia. Deakin stava controllando il drone quando, mentre la luce del giorno stava diminuendo e la batteria cominciava a segnalare l’imminente esaurimento, dal fondo dell’acqua è comparso il pesce. Queste sono le parole con cui il fotografo ha raccontato quel momento: «Il mio drone era a circa 2,5 chilometri di distanza, la luce stava diminuendo e l’allarme della batteria continuava a suonare. Poi questo pesce sega è emerso dalle acque profonde e ho semplicemente detto: “Wow”. Ha nuotato proprio in mezzo a quattro o cinque tartarughe: la maggior parte è scappata rapidamente, ma una è rimasta lì. Ho spinto il drone finché ho potuto per riuscire a scattare le foto. Continuano a chiedermi se sia stata realizzata con l’intelligenza artificiale. Ma non lo considero un insulto, perché in effetti sembra qualcosa di irreale».

 

La fotografia ha conquistato la giuria proprio per la combinazione di rarità del soggetto, irripetibilità del momento e qualità tecnica. E il fatto che molti osservatori abbiano inizialmente pensato a un’immagine generata dall’intelligenza artificiale è diventato quasi parte della sua storia: Ethereal Encounter appare talmente insolita da sembrare, appunto, impossibile.

Comportamento animale: la guerra per un verme

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“Worm Wars”. © Nathan Watson / AGNPOTY

 

A vincere la categoria Animal Behaviour è stato Nathan Watson con Worm Wars. La scena è un piccolo dramma della sopravvivenza. Una pittima minore (Limosa lapponica), un limicolo migratore che ha appena affrontato migliaia di chilometri per arrivare in Australia, è riuscita a estrarre dalla sabbia un verme, ma proprio mentre cerca di portarselo via arriva un gabbiano australiano (Chroicocephalus novaehollandiae) deciso a sottrarle il bottino.

 

La pittima minore è un migratore a lunghissima distanza: diverse popolazioni trascorrono la stagione non riproduttiva in Australia e poi tornano verso le aree artiche di nidificazione. Il cibo accumulato sulle coste australiane è quindi fondamentale per affrontare il viaggio verso nord.

La giuria ha premiato soprattutto il punto di scatto, il posizionamento degli animali e la capacità dell’immagine di raccontare un’intera storia in un solo fotogramma.

Botanica: l’albero che si accende sotto gli ultravioletti

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“Alchemy”. © Benjamin Alldridge / AGNPOTY

La categoria Botanical ha premiato Ben Alldridge per Alchemy, una fotografia che sembra uscita da un altro pianeta. Il soggetto è il tanglefoot (Nothofagus gunnii), una specie endemica della Tasmania e particolarmente interessante perché è l’unico albero deciduo nativo dell’isola e una delle rarissime specie australiane che perdono le foglie durante l’inverno.

Durante la stagione del foliage, migliaia di persone raggiungono le montagne della Tasmania per assistere al cambiamento di colore delle foglie, ma Alldridge ha scelto di mostrare la pianta in una situazione molto meno consueta. Ha utilizzato una sorgente di luce ultravioletta per mettere in evidenza la biofluorescenza di licheni e foglie, ottenendo intense tonalità luminose. Sullo sfondo compare anche una tenue aurora.

La fotografia è stata realizzata nel centro della Tasmania, in territorio Tyerrernotepanner, con una Sony A1 e un’illuminazione UV multispettrale. Per la giuria è un’immagine capace di spingersi oltre la tradizionale fotografia botanica, unendo ricerca tecnica e visione artistica.

Paesaggi: fiumi di sabbia nel mare

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“Flicker”. © Wayne Sorensen / AGNPOTY

 

Il premio Landscape è andato a Wayne Sorensen per Flicker, un’immagine aerea realizzata da un elicottero a nord di Derby, nell’Australia occidentale. A prima vista quello della foto potrebbe sembrare un paesaggio astratto. L’acqua del mare appare beige a causa dell’enorme quantità di sedimenti presenti nella zona, mentre una lunga lingua di sabbia si ramifica formando sottili dita che sembrano fiamme mosse dal vento.

Sorensen ha fotografato la scena in territorio Mayala, tra Derby e l’arcipelago Buccaneer. Il risultato è un’immagine quasi minimalista, nella quale le forme create dalle maree diventano il soggetto principale. La giuria ha sottolineato la precisione dei dettagli, l’equilibrio della composizione e soprattutto la scelta di mantenere una tavolozza cromatica molto discreta, senza ricorrere a un’elaborazione eccessiva.

Animali in natura: una corsa contro le onde

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“Just in Time”. © Colin Chan / AGNPOTY

La categoria Animals in Nature è stata vinta da Colin Chan con Just in Time. Protagonista è un chiurlo piccolo (Numenius phaeopus) che ha appena catturato un granchio tra le rocce di Long Reef Aquatic Reserve, sulla costa del New South Wales. Ma il pasto deve essere consumato in fretta: dietro l’uccello arrivano le onde e il chiurlo deve riuscire contemporaneamente a mantenere la preda e a sottrarsi alla risacca.

 

La fotografia racconta anche un momento della vita migratoria di questo uccello. I chiurli trascorrono parte dell’anno in Australia per alimentarsi e poi migrano verso nord, raggiungendo le aree di nidificazione dell’emisfero settentrionale, nell’Artico. Le coste australiane rappresentano dunque una tappa fondamentale per accumulare l’energia necessaria ad affrontare il lungo viaggio.

La giuria ha apprezzato la complessità della scena: diversi piani visivi, nessuno spazio superfluo e una profondità di campo che conduce immediatamente lo sguardo verso l’uccello e il granchio.

Macro: l’invisibile diventa astratto

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“Insect Trails”. © Georgina Steytler / AGNPOTY

Per la categoria Macro, la vincitrice è Georgina Steytler con Insect Trails. Qui non c’è un singolo animale riconoscibile. Ci sono invece le tracce luminose lasciate in aria dagli insetti durante il loro volo notturno. Steytler ha realizzato la fotografia sotto un lampione a Kununurra, utilizzando un teleobiettivo e un tempo di esposizione molto lungo.

 

Il risultato trasforma un fenomeno normalmente invisibile all’occhio umano in una specie di dipinto astratto: le traiettorie degli insetti, grandi e piccoli, si intrecciano creando linee e colori che raccontano una parte della vita notturna di un ambiente urbano o periurbano. È proprio questo il punto di forza riconosciuto dai giudici: una scena apparentemente caotica diventa una composizione armoniosa. La fotografia dimostra come la macrofotografia non debba necessariamente significare un primo piano di un insetto, ma possa anche rivelare fenomeni naturali che normalmente non siamo in grado di vedere.

Il nostro impatto: quando il pericolo arriva dall’uomo

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“Neglect”. © Dave Sanderson / AGNPOTY

La fotografia più dolorosa tra quelle premiate è Neglect, di Dave Sanderson, vincitrice della categoria Our Impact, dedicata all’impatto dell’uomo sulla natura. L’immagine mostra un giovane koala (Phascolarctos cinereus) morto dopo essere rimasto intrappolato in un’armatura metallica esposta all’interno di un cantiere edile a Brisbane. Non si tratta quindi di una morte causata da un predatore, da una malattia o da un fenomeno naturale: l’animale è rimasto vittima di una struttura che avrebbe potuto essere resa sicura con semplici precauzioni.

 

La giuria ha definito Neglect una delle immagini più dolorose del concorso. Il suo valore non sta soltanto nell’impatto emotivo, ma nella capacità di trasformare la morte di un singolo animale in una domanda molto più ampia: quanto spesso i danni alla fauna selvatica potrebbero essere evitati con maggiore attenzione?

Specie minacciate: la lotta del diavolo della Tasmania

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“Resilience: A Fight for Survival”. © Matt Cornish / AGNPOTY

 

Anche Resilience: A Fight for Survival, di Matt Cornish, affronta un tema difficile. La fotografia ha vinto la categoria Threatened Species, riservata agli animali e alle piante classificati come Vulnerable, Endangered o Critically Endangered nella Lista Rossa IUCN. Il protagonista è un diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii) fotografato durante l’inverno nella Tasmania centrale. L’animale è gravemente segnato dalla Devil Facial Tumour Disease (DFTD), una forma di cancro trasmissibile che si diffonde tra i diavoli soprattutto attraverso i morsi durante combattimenti e accoppiamenti.

 

Il diavolo della Tasmania è il più grande marsupiale carnivoro ancora esistente. La DFTD rappresenta da decenni una delle principali minacce alla sua sopravvivenza: la malattia provoca tumori soprattutto intorno alla bocca e alla testa e, una volta comparsi i sintomi, può portare alla morte in pochi mesi. La malattia è stata individuata per la prima volta negli anni Novanta e ha provocato un forte declino delle popolazioni.

 

Nella fotografia il diavolo sta consumando la carcassa di un vombato, in un paesaggio invernale. È un’immagine poco consolatoria, lontana dall’idea della fotografia naturalistica come semplice celebrazione della bellezza. Ma proprio per questo, secondo la giuria, è difficile dimenticarla: mostra senza filtri la fatica di sopravvivere di una specie simbolo della Tasmania.

Monocromo: il volo trasformato in movimento

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“Flight of Fantasy”. © Natalie Murray / AGNPOTY

La categoria Monochrome ha premiato Natalie Murray con Flight of Fantasy, una fotografia di una spatola reale (Platalea regia). Lo scatto è stato realizzato in una zona umida suburbana di Brisbane. Murray ha utilizzato un tempo di posa molto lento e la tecnica del panning: il volto dell’uccello rimane sorprendentemente nitido mentre il resto del corpo si trasforma in una scia morbida, quasi eterea.

 

La scena nasce da un comportamento naturale: un uccello aveva improvvisamente iniziato a inseguirne un altro, probabilmente in una disputa territoriale. Dopo numerosi tentativi falliti, la fotografa è riuscita a catturare il momento in cui il movimento delle ali produce quella particolare forma fluida.

Il bianco e nero elimina le distrazioni cromatiche e accentua la contrapposizione tra la precisione del volto e la fluidità del corpo. Per i giudici è proprio questa combinazione a rendere l’immagine particolarmente riuscita.

Portfolio: un’arca della biodiversità australiana

Il premio Portfolio è andato a Lewis Burnett per Our Island Ark, un progetto composto da sei fotografie che, insieme, raccontano alcune delle specie più caratteristiche della fauna australiana.

Il portfolio parte da animali minuscoli e arriva a specie più familiari, mostrando una biodiversità che comprende marsupiali, monotremi e altri animali tipici del continente.

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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY
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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY

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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY
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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY

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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY
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Portfolio “Our Island Ark”. © Lewis Burnett / AGNPOTY

Morning Dew, ritrae un opossum del miele (Tarsipes rostratus), uno dei più piccoli marsupiali australiani, mentre Numbubs mostra un numbat (Myrmecobius fasciatus). Seguono Sticky Situation, con un’echidna dal becco corto (Tachyglossus aculeatus); Mountain Stream, con un ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus); Wildflower, con un canguro grigio occidentale (Macropus fuliginosus); e infine Shake it Off, che mostra un wallaby dal collo rosso (Notamacropus rufogriseus) mentre si scrolla di dosso l’acqua.

La forza del portfolio sta proprio nella sua varietà. La giuria ha definito il lavoro una celebrazione della diversità e dell’unicità della fauna australiana, sottolineando anche il grande investimento di tempo necessario per realizzare una serie così coerente.

Junior: la natura vista da un giovane fotografo

A vincere la categoria Junior è stato Aaryan Dhakal, con Silent Grace, un ritratto di un pellicano australiano (Pelecanus conspicillatus) realizzato a West Lakes, Adelaide. È un’immagine apparentemente semplice: il grande uccello è fotografato in una luce morbida e con un’inquadratura essenziale. Ma proprio questa semplicità permette di concentrarsi sulla texture del piumaggio e sulla forma dell’animale.

 

Dhakal racconta di aver aspettato che la luce rivelasse la struttura del pellicano, cercando un equilibrio tra precisione e atmosfera. La giuria ha riconosciuto alla fotografia una sorprendente qualità cinematografica e un notevole controllo della luce, soprattutto considerando la giovane età dell’autore.

 

Il premio Junior ha una particolarità importante: i partecipanti devono avere meno di 18 anni alla chiusura delle iscrizioni e non possono concorrere al premio assoluto. Nel 2026 il vincitore ha ricevuto un premio di 500 dollari australiani.

Dove vedere le fotografie

Le 100 immagini finaliste del 2026 sono esposte al South Australian Museum di Adelaide, dove la mostra è stata inaugurata il 29 agosto 2026 e rimarrà aperta fino al 14 febbraio 2027. Dal 12 settembre 2026 al 14 febbraio 2027, una selezione della mostra 2026, insieme a immagini delle precedenti edizioni dell’AGNPOTY, sarà inoltre esposta all’Australian Museum di Sydney.

 

Vista nel suo insieme, racconta un continente e una regione in cui la natura continua a offrire immagini straordinarie, ma anche segnali di allarme. È forse questa la caratteristica più interessante dell’edizione 2026: la fotografia naturalistica non si limita a mostrarci quanto è bella la natura, ma ci chiede di guardarla abbastanza a lungo da capire perché dovremmo proteggerla.

 

Per vedere tutte le foto premiate:

www.samuseum.sa.gov.au/c/npoty/gallery

 

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