Da diciassette anni gli Audubon Photography Awards celebrano la fotografia naturalistica dedicata agli uccelli, con immagini e video capaci non soltanto di mostrare la loro bellezza, ma anche di raccontarne il comportamento, gli habitat e le minacce che devono affrontare. Il concorso è organizzato dalla National Audubon Society, una delle principali organizzazioni statunitensi impegnate nella conservazione degli uccelli e degli ambienti naturali di cui hanno bisogno. Fondata oltre 120 anni fa, oggi Audubon opera in tutto l’emisfero occidentale attraverso attività di ricerca, conservazione e sensibilizzazione, considerando gli uccelli importanti indicatori dello stato di salute degli ecosistemi.
L’edizione 2026 presenta una particolarità: per il secondo anno consecutivo sono stati organizzati due concorsi paralleli, uno riservato ai residenti negli Stati Uniti e in Canada e uno ai residenti in Cile e Colombia. Le giurie hanno valutato migliaia di immagini anonime e hanno assegnato rispettivamente 8 premi alla prima area geografica e 9 alla seconda.
I due vincitori del Grand Prize ricevono 5.000 dollari e un viaggio in Antartide con HX Expeditions. Ma, al di là dei premi, le immagini raccontano una grande varietà di situazioni: uccelli migratori, specie minacciate, comportamenti poco conosciuti, rapporti tra animali e piante e anche gli effetti delle attività umane.
Stati Uniti e Canada
La spatola rosata – Jacqueline Burke, Grand Prize
Il premio più importante del concorso per Stati Uniti e Canada è andato a Jacqueline Burke, autrice di una spettacolare fotografia di una spatola rosata (Platalea ajaja), ripresa allo St. Augustine Alligator Farm Zoological Park in Florida. L’immagine mostra l’uccello mentre si immerge e si bagna in una zona in ombra, con le ali rosa illuminate da un raggio di sole e l’acqua che schizza intorno al corpo. La fotografa aveva notato che, mentre gran parte dell’area era illuminata dalla forte luce di mezzogiorno, una piccola insenatura sotto la vegetazione rimaneva immersa nell’ombra. Ha aspettato che una spatola vi entrasse per bere e lavarsi.
La specie è particolarmente riconoscibile per il piumaggio rosa e per il lungo becco appiattito all’estremità, che utilizza per cercare il cibo al tatto nell’acqua bassa. È anche l’unica delle sei specie di spatole al mondo presente nelle Americhe con una colorazione così vivace. La giuria ha premiato soprattutto l’illuminazione, il movimento e la capacità di mostrare in maniera insolita una specie molto fotografata, trasformando un normale bagno in una scena quasi pittorica.
Un piccione tutt’altro che banale – Ian Shultz, Youth Prize
Il Youth Prize è andato al giovane Ian Shultz, autore di una fotografia di un piccione domestico (Columba livia) scattata a Seattle. È forse uno dei soggetti meno esotici dell’intero concorso, e proprio per questo la fotografia è particolarmente interessante. Shultz racconta di essere solito fotografare aironi, gabbiani e falchi pescatori lungo la costa, ignorando quasi sempre i piccioni. Un giorno, però, osservando alcuni individui uscire da sotto un vecchio molo per raccogliere materiale per il nido, ha notato la particolare posizione delle ali e della coda durante la frenata prima dell’atterraggio.
La luce del sole colpisce il piumaggio di un individuo proprio nel momento dello scatto, trasformando un uccello comunissimo in un soggetto sorprendentemente elegante. La giuria ha apprezzato proprio l’uso creativo della luce e la capacità di trovare bellezza in una specie spesso ignorata, oltre alla qualità compositiva dell’immagine.
Un airone visto dal basso – Piper VanOrd, Video Prize
Il Video Prize è stato assegnato a Piper VanOrd per un filmato dedicato all’airone azzurro maggiore (Ardea herodias), realizzato nell’Allegheny Islands Wilderness, in Pennsylvania.
L’idea nasce da una semplice curiosità: dopo essere tornata da una missione umanitaria in Ucraina, la fotografa sentiva di avere perso temporaneamente il proprio legame con il fiume Allegheny, che aveva sempre rappresentato per lei un luogo importante. Un airone le ha offerto un nuovo motivo per osservarlo.
Per 963 giorni ha filmato regolarmente gli aironi, installando GoPro sott’acqua nei punti in cui gli uccelli pescavano. Voleva soprattutto capire che aspetto avessero le zampe durante la caccia. Alla fine, un airone ha colpito un piccolo pesce e le sue zampe sono entrate perfettamente nell’inquadratura. La giuria ha premiato proprio questo punto di vista insolito: il video permette di vedere da sotto la superficie la velocità e la potenza con cui l’airone colpisce la preda, un comportamento che normalmente osserviamo soltanto dall’alto.
Una femmina di smergo con il pesce nel becco – Gail Bisson, Female Bird Prize
Il premio Female Bird Prize, dedicato alle femmine di uccelli, è andato a Gail Bisson per una fotografia di una femmina di smergo maggiore (Mergus merganser), ripresa in Nuova Scozia, Canada (foto in apertura dell’articolo). In una fredda giornata invernale, Bisson stava osservando alcuni anatidi poco attivi. Aveva deciso di tornare alla macchina quando, proprio mentre vi arrivava, ha visto una femmina di smergo alzarsi in volo con un pesce piatto nel becco. Probabilmente stava cercando di sottrarlo agli altri uccelli.
Lo smergo è un’anatra particolarmente abile sott’acqua e, a differenza della maggior parte degli anatidi, si nutre regolarmente di pesci, che cattura durante le immersioni. La fotografia congela il momento in cui la femmina vola con la preda, con le ali perfettamente distese e il pesce ben visibile. La giuria ha sottolineato la combinazione tra precisione tecnica, luce, neve e ghiaccio riflettenti e dinamismo, definendo l’immagine contemporaneamente simile a un’illustrazione naturalistica e a una vera fotografia d’azione.
Il picchio che entra nel saguaro – Mike Henry, Plants for Birds
Il premio Plants for Birds è stato assegnato a Mike Henry per una fotografia di una femmina di picchio di Gila (Melanerpes uropygialis) mentre si alimenta all’interno del fiore di un grande saguaro, in Arizona.
La particolarità della scena è anche botanica: i fiori del saguaro rimangono aperti soltanto per circa un giorno e mezzo. Il fotografo ha quindi controllato ogni mattina i boccioli fino a trovare il momento giusto. Quando il fiore si è aperto, la testa del picchio è praticamente scomparsa al suo interno mentre l’animale cercava il nettare.
Il rapporto tra le due specie è molto stretto. I picchi visitano i fiori e contribuiscono all’impollinazione; più tardi utilizzano il saguaro anche per alimentarsi e scavare cavità per i nidi. Queste cavità, una volta abbandonate, possono diventare rifugi per altri animali. La giuria ha premiato proprio questa relazione reciproca tra uccello e pianta, resa evidente dalla fotografia.
Una migratrice in un giardino di città – Nick Parayko, Birds Without Borders
Il premio Birds Without Borders è andato a Nick Parayko, che ha fotografato una parula del Tennessee (Leiothlypis peregrina) ad Alberta, in Canada. Il nome della categoria richiama la caratteristica fondamentale di molte specie di uccelli: non conoscono i confini politici. La parula del Tennessee trascorre infatti parte dell’anno in Canada e parte nelle regioni tropicali delle Americhe.
Parayko ha fotografato l’uccello proprio nel proprio giardino, dopo aver scoperto che una straordinaria presenza di formiche volanti aveva attirato la migratrice per più di una settimana. Si è nascosto accanto all’unità dell’aria condizionata e ha aspettato che l’uccello si posasse su un sambuco.
La fotografia è stata premiata per la combinazione di posa, colori, luce e sfondo, ma racconta anche qualcosa di importante: un giardino urbano può ospitare una sorprendente varietà di fauna. Il fotografo racconta di aver documentato più di 70 specie nei dintorni della propria abitazione.
Il fetonte davanti a un vulcano – Liron Gertsman, Birds in Landscapes
Una delle immagini più spettacolari è quella di Liron Gertsman, vincitore della categoria Birds in Landscapes, con un fetonte codabianca (Phaethon lepturus) fotografato alle Hawaii.
Il soggetto vola davanti al cratere dell’Halemaʻumaʻu, nel Parco Nazionale dei Vulcani delle Hawaii, con gas, cenere e lava sullo sfondo. Gertsman aveva trascorso 10 giorni esplorando e aspettando il momento giusto prima dell’eruzione del Kīlauea. Il fetonte codabianca è un uccello marino tropicale che nidifica soprattutto sulle isole oceaniche, spesso all’interno di cavità nella roccia. In questo caso il luogo di nidificazione è particolarmente spettacolare: le pareti del cratere offrono cavità protette dai predatori e il calore vulcanico genera correnti ascensionali che gli uccelli possono sfruttare durante il volo.
La giuria ha definito la scena il paesaggio più drammatico dell’edizione, sottolineando come l’ampia inquadratura renda visibile il rapporto tra attività vulcanica, ambiente estremo e vita animale.
La vita e la morte di una colonia – Josh Galicki, Conservation Prize
Il premio Conservation Prize è andato a Josh Galicki, autore di un’immagine molto più dura: una sula bassana (Morus bassanus) morta, impigliata in una lenza, mentre sullo sfondo altri individui della colonia continuano a vivere e nidificare sulle scogliere dell’isola di Noss, nelle Shetland.
Il fotografo ha incontrato la scena passando in barca sotto le scogliere. La fotografia mette deliberatamente a confronto la vita della colonia e la morte provocata dall’attività umana.
La specie, uno dei più grandi uccelli marini dell’Atlantico settentrionale, si tuffa in mare da grandi altezze per catturare i pesci. Ma può rimanere impigliata nelle reti e negli attrezzi da pesca. Il problema è particolarmente paradossale perché le sule utilizzano anche materiali artificiali trovati in mare per costruire i propri nidi, rischiando poi di rimanervi intrappolate. La giuria ha premiato proprio questo contrasto: i giovani e gli adulti che continuano a nidificare rappresentano la speranza della colonia, mentre l’animale impigliato mostra il prezzo dell’impatto umano.
Cile e Colombia
Il “fantasma del deserto” – Francisco Castro Escobar, Grand Prize
Il Grand Prize per Cile e Colombia è andato a Francisco Castro Escobar, autore del ritratto di un gufo reale di Magellano (Bubo magellanicus) nella Riserva Naturale di Paposo, nel nord del Cile.
Per arrivare al soggetto il fotografo ha camminato per ore all’alba attraverso un paesaggio desertico in cui l’umidità proveniente dall’oceano rimane intrappolata nelle gole, permettendo la presenza di cactus e fiori. Il gufo, appollaiato tra la vegetazione, è particolarmente raro da osservare ed è considerato il gufo più grande del Cile. Per questo viene chiamato anche “il fantasma del deserto”. Fino a tempi relativamente recenti era considerato una popolazione del gufo reale americano, ma studi sulle vocalizzazioni hanno contribuito a riconoscerne la distinzione.
La giuria ha premiato l’atmosfera quasi fiabesca dell’immagine: gli occhi gialli e il volto bianco del rapace emergono dall’ombra, mentre il cactus diventa una sorta di coprotagonista della composizione.
Un giovane fotografo e una rara coincidenza – Juan David Camacho Márquez, Youth Prize
Il Youth Prize è andato a Juan David Camacho Márquez per una fotografia di una parula canadese (Cardellina canadensis), scattata in Colombia. Il giovane fotografo ha incontrato la parula canadese, una migratrice che trascorre soltanto una parte dell’anno nel Paese da cui prende il nome e passa la stagione non riproduttiva soprattutto nelle foreste e nelle zone montane del Sud America.
La fotografia nasconde un dettaglio che il fotografo ha notato soltanto dopo aver scattato: una ragnatela coperta di gocce di rugiada, sotto il ramo sul quale è posato l’uccello. La parula sembra osservare proprio la ragnatela, creando un’immagine inaspettatamente armoniosa.
Camacho Márquez racconta di aver cercato per tre anni di ottenere una buona fotografia della specie. La giuria ha premiato la precisione della messa a fuoco e soprattutto l’incontro fortuito tra l’uccello, la ragnatela e le gocce d’acqua.
Un albatro sott’acqua – Nicolás Muñoz García, Video Prize
Il Video Prize offre una delle immagini più sorprendenti dell’intero concorso. Nicolás Muñoz García ha filmato un albatro dai sopraccigli neri (Thalassarche melanophris) mentre nuota e si immerge sott’acqua nella Riserva Marina dell’isola Chañaral, in Cile.
Il fotografo era a bordo di una barca insieme a un gruppo di scienziati impegnati nella ricerca di balene comuni e capodogli. Alcuni albatri hanno iniziato a girare intorno all’imbarcazione. L’acqua, eccezionalmente limpida, gli ha permesso di immergere una GoPro fissata a una lunga asta per riprendere il movimento delle zampe palmate. Poi uno degli uccelli si è avvicinato e si è immerso, apparentemente incuriosito dalla telecamera. Le immagini al rallentatore mostrano persino gli occhi dell’animale sott’acqua.
La scena è particolarmente interessante perché gli albatri sono universalmente associati al volo oceanico: le loro ali lunghe e strette sono perfette per sfruttare il vento, ma apparentemente poco adatte all’immersione. Eppure ricerche recenti hanno mostrato che gli albatri sopraccigliati possono immergersi regolarmente a oltre 9 metri di profondità, utilizzando le zampe palmate e le ali parzialmente ripiegate per muoversi sott’acqua. La giuria ha sottolineato proprio la capacità del video di trasformare un momento di alimentazione in un’esperienza immersiva, mostrando un comportamento che normalmente non possiamo osservare.
Un primo piano quasi astratto – Rodrigo González Pairoa, Birds Without Borders
Ancora un albatro dai sopraccigli neri, questa volta fotografato da Rodrigo González Pairoa e vincitore della categoria Birds Without Borders. Lo scatto è stato realizzato sull’Albatross Islet, nello stretto di Almirantazgo, in condizioni tutt’altro che facili: freddo pungente, vento imprevedibile e luce continuamente mutevole rendevano difficile mantenere ferma la macchina fotografica.
L’uccello, però, ha permesso al fotografo di avvicinarsi lentamente. A un certo punto ha inclinato la testa come se stesse osservando il fotografo. Proprio in quell’istante il vento si è fermato e Pairoa ha riempito l’inquadratura con il volto dell’animale. La giuria ha apprezzato l’aspetto quasi astratto dell’immagine: lo sfondo molto semplice permette allo sguardo di concentrarsi sulle linee del piumaggio e soprattutto sull’occhio dell’albatro.
Il pappagallo che rischia di perdere la sua foresta – Santiago Pérez Rincón, Conservation Prize
Il Conservation Prize è stato assegnato a Santiago Pérez Rincón per una fotografia di un pappagallo guancegialle (Ognorhynchus icterotis) nella regione colombiana di Tolima.
La fotografia mette l’animale davanti a ciò che ne minaccia la sopravvivenza: alle sue spalle, il paesaggio è dominato dalla geometria delle coltivazioni, mentre rimangono frammenti delle foreste di palma da cera, l’albero nazionale della Colombia e una risorsa fondamentale per il pappagallo.
La specie era un tempo molto più comune in Colombia e nel nord-ovest dell’Ecuador, ma la distruzione dell’habitat ne aveva ridotto la popolazione a circa 80 individui alla fine degli anni Novanta. Grazie a intensi programmi di conservazione, oggi si stimano oltre 2.000 esemplari, ma la popolazione rimane ancora vulnerabile.
La fotografia racconta quindi contemporaneamente un successo e un rischio: il pappagallo è stato salvato dall’orlo dell’estinzione, ma la progressiva trasformazione delle foreste per lasciare spazio, tra l’altro, alle coltivazioni intensive di avocado Hass potrebbe compromettere la ripresa. La giuria ha apprezzato proprio questo contrasto tra la solitudine dell’uccello, la frammentazione dell’habitat e la geometria delle monocolture.
Due pappagalli e una palma da cera – Santiago Giraldo, Plants for Birds
Anche il premio Plants for Birds, Colombia è andato al pappagallo guancegialle, questa volta fotografato da Santiago Giraldo ad Anaime, nel dipartimento di Tolima. Giraldo ha trascorso più di otto ore sotto le alte palme da cera aspettando di fotografare una coppia che stava iniziando a costruire il proprio nido. Alla fine non ha ottenuto la scena che immaginava: i due pappagalli si sono invece fermati a lisciarsi reciprocamente le piume.
La fotografia mostra così un comportamento di cura e rafforzamento del legame tra i due individui, ma racconta anche una relazione ecologica più complessa. Quando una palma da cera muore, i picchi possono scavare cavità nel tronco; in seguito queste cavità possono essere utilizzate dai pappagalli per nidificare. La palma, dunque, continua ad avere un ruolo anche dopo la morte. La giuria ha sottolineato proprio questo elemento: la fotografia mostra insieme la relazione tra i due pappagalli, la loro dipendenza dall’habitat e il valore di una palma morta come rifugio e sito di nidificazione.
Il guaciaro nel buio della grotta – Faber Mosquera Álvarez, Birds in Landscapes
La categoria Birds in Landscapes, Colombia è stata vinta da Faber Mosquera Álvarez con una fotografia di un guaciaro (Steatornis caripensis), scattata nel Cañón de los Guácharos, in Colombia.
Il guaciaro è uno degli uccelli più insoliti del continente americano. Vive in colonie all’interno delle grotte, esce soprattutto di notte per nutrirsi di frutti e possiede una vista estremamente sensibile alla luce. Ma la sua caratteristica più sorprendente è la capacità di utilizzare una forma di ecolocalizzazione, producendo brevi suoni che gli permettono di orientarsi anche nell’oscurità completa.
Fotografarlo in volo all’interno di una grotta è quindi una vera sfida tecnica. Mosquera Álvarez ha attraversato un fiume per raggiungere il punto migliore, aumentando la sensibilità della macchina e utilizzando un tempo di esposizione molto rapido per congelare il movimento senza ricorrere al flash. La giuria ha definito la fotografia tecnicamente eccezionale proprio per questo motivo: un uccello prevalentemente notturno è stato ripreso in volo all’interno di una grotta e senza flash, consentendo di distinguere perfettamente il piumaggio nonostante la scarsissima luce.
Due caracara davanti alle montagne – Timothy Dhalleine, Birds in Landscapes, Cile
Il premio Birds in Landscapes, Cile è andato a Timothy Dhalleine, che ha fotografato due caracara crestati (Caracara plancus) nel Parco Nazionale Torres del Paine, in Patagonia.
Dhalleine vive in Patagonia e conosce bene il parco, ma quella mattina il paesaggio è riuscito comunque a sorprenderlo. Stava cercando un punto da cui fotografare l’alba quando ha incontrato una coppia di caracara apparentemente intenta a osservare la catena montuosa.
Il caracara è un rapace appartenente alla famiglia dei falchi, ma ha abitudini molto diverse da quelle dei falchi più tipici. È opportunista, si nutre anche di carogne ma può cacciare roditori, uccelli, serpenti e scorpioni; può persino camminare sul terreno alla ricerca di grandi insetti o entrare nell’acqua bassa per pescare.
La giuria ha particolarmente apprezzato la fotografia perché Torres del Paine è uno dei paesaggi più fotografati al mondo, e ottenere un’immagine originale non è facile. In questo caso il riflesso delle montagne nella laguna crea una composizione quasi pittorica, mentre i due caracara sembrano posare davanti al paesaggio.
Il pinguino che diventa un tratto di pennello – Gonzalo Bertolotto Quintana, Coastal Birds, Cile
Infine, il premio Coastal Birds, Cile è stato assegnato a Gonzalo Bertolotto Quintana per una fotografia di un pinguino papua (Pygoscelis papua) nella baia di Fildes, in Antartide.
Bertolotto Quintana si trovava a bordo di una nave della Marina cilena lunga 558 piedi, circa 170 metri, come meteorologo e membro di una spedizione scientifica dell’Università di Magallanes. Quando alcuni pinguini hanno iniziato a nuotare intorno alla nave, ha deciso di fotografarli dall’alto.
La fotografia è stata scattata da quasi 130 piedi di altezza, circa 40 metri. Il pinguino appare quasi completamente immerso, mentre il movimento delle ali produce una spirale di bolle e acqua intorno al corpo. Il risultato è un’immagine quasi astratta: l’oceano diventa uno sfondo uniforme e il pinguino sembra trasformarsi in un tratto di pennello in movimento. La giuria ha premiato proprio questa semplicità grafica, insieme alla capacità di mostrare la straordinaria agilità del pinguino sott’acqua.
Sulla terraferma questi animali possono sembrare goffi, ma in acqua diventano nuotatori potentissimi e possono immergersi a oltre 90 metri di profondità alla ricerca delle prede.
Dalla bellezza alla conservazione
Le 17 immagini vincitrici raccontano così molto più di una semplice gara fotografica. Alcune celebrano comportamenti sorprendenti, altre mostrano rapporti stretti tra uccelli e piante, altre ancora ricordano quanto siano vulnerabili gli ecosistemi da cui dipendono. È anche questo uno degli obiettivi dichiarati degli Audubon Photography Awards: utilizzare la fotografia per avvicinare il pubblico agli uccelli e, attraverso di loro, ai problemi di conservazione che interessano gli ecosistemi del continente americano.
Dalla palma da cera colombiana ai vulcani delle Hawaii, dalle grotte del Quindío alle acque antartiche, le fotografie del 2026 raccontano infatti un mondo senza confini: gli uccelli migrano, attraversano oceani e continenti e collegano ecosistemi lontanissimi tra loro. Ed è proprio questa dimensione internazionale che la categoria Birds Without Borders e la presenza di due concorsi paralleli cercano di mettere in evidenza.
I vincitori saranno pubblicati nell’edizione autunnale 2026 di Audubon Magazine. Il 23 settembre 2026 Audubon annuncerà inoltre le 100 migliori fotografie dell’edizione, mentre il concorso 2027 aprirà le iscrizioni il 13 gennaio 2027.
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