La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è uno degli insetti defogliatori più dannosi delle pinete mediterranee ed europee.
Negli ultimi decenni la sua importanza ecologica e sanitaria è aumentata, anche a causa del riscaldamento climatico, che ne sta favorendo l’espansione verso nord e a quote più elevate.
Oltre a indebolire gravemente i pini, le sue larve sono dotate di setole urticanti pericolose per l’uomo e per gli animali domestici. In questo contesto, il ruolo degli uccelli insettivori come agenti di controllo biologico naturale assume un valore sempre più rilevante.
Le larve della processionaria presentano efficaci strategie difensive: colorazione aposematica, setole urticanti e svernamento in nidi sericei ben visibili ma difficilmente attaccabili. Queste caratteristiche scoraggiano la maggior parte degli uccelli forestali. Tuttavia, alcune specie hanno sviluppato adattamenti morfologici e comportamentali che permettono loro di sfruttare questa risorsa alimentare altrimenti poco accessibile.

Cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus). © Bram ter Keurs Observation.org / via Wikimedia Commons / CC BY 3.0
Predatori specializzati
Gli studi disponibili indicano almeno sette specie di uccelli come predatori abituali della processionaria del pino. Tra queste figurano quattro grandi specialisti migratori: il cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius), il cuculo comune (Cuculus canorus), il succiacapre europeo (Caprimulgus europaeus) e l’upupa (Upupa epops).
A questi si aggiungono tre piccoli passeriformi sedentari e generalisti: la cinciallegra (Parus major), la cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus) e la cincia mora (Periparus ater).
Ogni specie utilizza una strategia diversa per superare le difese della processionaria.
- I cuculi, per esempio, possiedono un ventriglio con pareti particolarmente elastiche che consente loro di ingerire bruchi urticanti senza subire danni.
- Il succiacapre, invece, evita il problema alla radice nutrendosi delle falene adulte, catturate in volo durante le ore notturne.
- L’upupa sfrutta il suo lungo becco ricurvo per sondare il terreno e prelevare le pupe sepolte prima dello sfarfallamento.
- Le cince, infine, adottano una tecnica raffinata: aprono le larve e ne consumano solo le parti interne, evitando le setole urticanti.
Nonostante queste strategie efficaci, il contributo degli uccelli al controllo della processionaria è significativo soprattutto quando le popolazioni dell’insetto sono basse.
Durante le vere e proprie infestazioni, la predazione aviaria non è sufficiente a fermare l’epidemia. Inoltre, il cambiamento climatico potrebbe alterare la sincronizzazione tra il ciclo vitale dell’insetto e la presenza dei suoi predatori, riducendone l’efficacia.
Favorire le comunità di uccelli insettivori, per esempio attraverso una gestione forestale diversificata e l’installazione di cassette-nido, rappresenta comunque una strategia ecologica importante.
In un’epoca di rapidi cambiamenti ambientali, valorizzare questi alleati naturali significa rafforzare la resilienza delle foreste e ridurre la dipendenza da interventi di controllo chimico.
Lo studio di Luc Barbaro e Andrea Battisti, “Birds as predators of the pine processionary moth (Lepidoptera: Notodontidae)”, è stato pubblicato su Science Direct.
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