Al confine tra Albania e Macedonia del Nord, esiste un’area di rifugio per le piante e gli alberi durante fasi climatiche sfavorevoli: il lago di Ocrida. Uno studio di un team internazionale di ricercatori coordinati dalla Sapienza di Roma e pubblicato su PNAS, individua il ruolo del grande bacino d’acqua dolce nella risposta delle piante ai cambiamenti climatici del passato.
La ricerca fornisce un importante contributo allo studio dei rifugi forestali e alle ricerche sulla conservazione e diversificazione delle foreste, importanti strumenti di contrasto alle minacce causate dalla frammentazione degli habitat e dal cambiamento globale. Ma per favorire la diversificazione e la resilienza delle foreste occorre prima capire le dinamiche di nella risposta delle piante ai cambiamenti climatici del passato.
Un archivio del clima
I sedimenti del lago di Ocrida rappresentano il più antico archivio lacustre continuo d’Europa, a partire da quando il lago si generò.
Analizzando polline e spore fossili da campioni di sedimenti provenienti dal fondo del lago, lo studio identifica e descrive la risposta di numerosi elementi forestali ai cambiamenti climatici determinati dalle oscillazioni glaciali-interglaciali negli ultimi 1,36 milioni di anni.
Numerose piante, altrove estinte o rare, hanno avuto una maggiore persistenza nella zona di Ocrida, dimostrando che il lago era un’area di rifugio, almeno fino a circa 1 milione di anni fa.
Questa ricerca spiega l’importanza del lago Ocrida come rifugio per le piante durante le fasi climatiche meno favorevoli, quelle aride e fredde.
I risultati suggeriscono che circa 1,16 milioni di anni fa la zona del lago di Ocrida era caratterizzata da foreste che lasciarono il posto a un ambiente più aperto, con erbe e arbusti indicatori di un aumento dell’aridità e dell’approfondimento delle acque lacustri. A questa fase seguì un’altra transizione, circa 0,94 milioni di anni fa, dovuta alla risposta della vegetazione a cicli glaciali-interglaciali sempre più lunghi e accentuati.
Secondo gli autori, il record del lago di Ocrida può dare un contributo notevole alla gestione delle foreste e alle ricerche sulla loro resilienza ai futuri cambiamenti climatici.
«La valutazione degli effetti a lungo termine rispetto a clima globale e cambiamento della vegetazione locale – spiegano Alessia Masi e Laura Sadori della Sapienza – dimostra che il bacino del lago di Ocrida ha funzionato come rifugio sia per le specie arboree termofile che per quelle temperate».
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