L’Islanda potrebbe avvicinarsi alla fine della caccia commerciale alle balene. Il governo di Reykjavík ha inserito nel programma della sessione parlamentare 2026-2027 un disegno di legge che prevede una revisione complessiva della normativa sulla caccia ai cetacei, con presentazione prevista nel febbraio 2027.
La formulazione scelta dall’esecutivo è significativa, ma richiede una precisazione: il divieto non è ancora deciso. Il testo del disegno di legge non è stato presentato e il programma parlamentare afferma che sarà dedicata «particolare attenzione» alle considerazioni relative a una proibizione permanente della caccia alle balene. Saranno esaminati anche gli aspetti costituzionali di un eventuale stop, in particolare quelli riguardanti la libertà di esercitare un’attività economica e il diritto di proprietà.
La norma che regola ancora oggi il settore, la Whaling Act n. 26/1949, risale infatti al 1949 ed è stata modificata relativamente poco nei quasi ottant’anni trascorsi dalla sua approvazione. La revisione annunciata dal governo si baserà, secondo il programma ufficiale, sul rapporto elaborato nel 2025 da un gruppo di lavoro incaricato di analizzare la gestione e il quadro giuridico della caccia alle balene. A guidare il dossier è il Ministero delle Industrie, affidato dal dicembre 2024 a Hanna Katrín Friðriksson.
Nel 2026 uccise almeno 85 balenottere comuni
La discussione politica arriva mentre nelle acque islandesi è ancora in corso la stagione baleniera 2026. Al 9 settembre erano state uccise 80 balenottere comuni; pochi giorni dopo, il 14 settembre, Hvalur, l’unica compagnia islandese rimasta attiva nella caccia alle grandi balene, ha comunicato a Reuters di essere arrivata a 85 esemplari, su una quota annuale di 150. La società utilizza due navi baleniere e impiega circa 150 lavoratori stagionali.
La quota di 150 animali non è casuale. Nell’aprile 2026 il Marine and Freshwater Research Institute islandese e la North Atlantic Marine Mammal Commission hanno indicato per quest’anno un prelievo massimo di 116 balenottere nell’area Groenlandia orientale-Islanda occidentale e 34 nell’area Islanda orientale-Fær Øer, per un totale appunto di 150: il 28% in meno rispetto alla raccomandazione del 2025, che era di 209 esemplari. Il parere del 2026 è stato definito preliminare e include una riduzione precauzionale del 20%, dovuta alle incertezze delle più recenti stime di abbondanza.
Alla fine del 2024 il precedente governo aveva concesso a Hvalur una licenza quinquennale per la caccia alla balenottera comune, mentre una seconda licenza riguardava la balenottera minore. Le autorizzazioni stabiliscono che i quantitativi annuali seguano i pareri scientifici dell’istituto marino islandese e prevedono controlli da parte delle autorità veterinarie e della pesca. Una eventuale nuova legge dovrà dunque confrontarsi anche con autorizzazioni già rilasciate e con i relativi diritti economici: è uno dei motivi per cui il governo ha espressamente indicato fra le questioni da analizzare quelle costituzionali legate alla libertà d’impresa e alla proprietà.
Il secondo animale più grande del pianeta
La specie al centro della caccia islandese è soprattutto la balenottera comune (Balaenoptera physalus), un gigante che per dimensioni è secondo soltanto alla balenottera azzurra. Nell’emisfero settentrionale gli adulti raggiungono mediamente circa 19-20 metri, ma gli esemplari più grandi possono superare i 25 metri; il peso può arrivare a diverse decine di tonnellate. È anche uno dei grandi cetacei più veloci e presenta una curiosa asimmetria nella colorazione della testa, con la parte destra della mandibola molto più chiara della sinistra.
La balenottera comune fu sottoposta a un prelievo enorme durante la grande stagione della caccia industriale del Novecento. Secondo NOAA, nel solo emisfero australe ne furono uccise quasi 725.000 nel corso del XX secolo. La specie diventò un obiettivo importante quando l’introduzione delle navi a motore veloci e degli arpioni esplosivi permise ai balenieri di catturare animali che in precedenza erano troppo rapidi e difficili da inseguire.
Oggi la balenottera comune è classificata Vulnerabile a livello globale dalla Lista Rossa IUCN, anche se la situazione non è uniforme nelle diverse regioni oceaniche. Nel Nord Atlantico le popolazioni sono considerate in condizioni decisamente migliori rispetto al minimo storico determinato dalla caccia industriale; proprio questa differenza è uno degli elementi utilizzati dalle autorità islandesi per sostenere la possibilità di un prelievo regolamentato. Alle pressioni storiche della caccia si aggiungono oggi altri rischi per la specie, tra cui collisioni con le navi, intrappolamento negli attrezzi da pesca, rumore subacqueo, cambiamento climatico e variazioni nella disponibilità delle prede.
Il nodo del benessere animale
In Islanda il dibattito degli ultimi anni non ha riguardato soltanto lo stato di conservazione delle popolazioni, ma anche le modalità con cui vengono uccisi animali di queste dimensioni. Un punto di svolta arrivò con il monitoraggio della stagione 2022 effettuato dalla Icelandic Food and Veterinary Authority (MAST). Su 59 balene esaminate, 35, pari al 59%, furono considerate morte istantaneamente secondo i criteri della Commissione baleniera internazionale; includendo cinque animali ritenuti probabilmente divenuti incoscienti immediatamente o quasi, la quota saliva al 67%.
Per 14 animali, il 24% del campione, fu necessario più di un colpo. Due balene furono colpite quattro volte: per una furono necessari quasi 60 minuti prima della morte e per un’altra circa due ore. Fra gli animali che non morirono immediatamente, il tempo mediano fra il primo arpione e la morte fu di 11,5 minuti. La stessa MAST concluse che, per una parte degli animali, l’abbattimento aveva richiesto un tempo eccessivo rispetto agli obiettivi fondamentali della legislazione islandese sul benessere animale. L’autorità precisò però anche che erano state impiegate le migliori tecniche disponibili nelle condizioni in cui avviene questo tipo di caccia e non concluse quindi che i singoli operatori avessero violato la normativa.
Nel giugno 2023 il governo sospese temporaneamente la caccia alle balenottere comuni. Alla base della decisione c’era anche un parere del consiglio di esperti sul benessere animale secondo cui il metodo utilizzato per la caccia ai grandi cetacei non era compatibile con gli obiettivi della legge islandese sul benessere degli animali. L’attività riprese successivamente con nuove prescrizioni.
Dalla moratoria del 1986 all’eccezione islandese
La posizione dell’Islanda va collocata nella complessa storia della regolamentazione internazionale della caccia alle balene. Nel 1982 la Commissione baleniera internazionale (IWC) decise di fissare a zero i limiti per la caccia commerciale, dando origine alla cosiddetta moratoria, pienamente entrata in vigore nel 1986 e tuttora vigente.
L’Islanda lasciò l’IWC nel 1992 e vi rientrò nel 2002, accompagnando la propria adesione con una riserva formale nei confronti della moratoria. La caccia commerciale islandese è quindi condotta sulla base di quella riserva e con quote stabilite dalle autorità nazionali. La situazione giuridica dei tre Paesi che ancora praticano la caccia commerciale è, infatti, diversa. La Norvegia aveva presentato un’obiezione formale alla moratoria e continua per questo a cacciare balenottere minori; l’Islanda opera sulla base della propria riserva. Il Giappone, invece, ha lasciato la Commissione baleniera internazionale nel 2019 e nello stesso anno ha ripreso la caccia commerciale, per cui non è più vincolato dalla moratoria dell’IWC.
Da questo quadro va inoltre distinta la caccia di sussistenza aborigena, praticata da alcune comunità indigene, per esempio in Groenlandia e Alaska: è una categoria specifica riconosciuta e regolamentata dall’IWC e non equivale alla caccia commerciale.
Una pratica sempre più discussa anche dagli islandesi
Il tema divide ancora l’opinione pubblica islandese. Un sondaggio Maskína realizzato nel giugno 2026 per la Icelandic Nature Conservation Association indicava che il 41% degli intervistati era contrario alla caccia alla balenottera comune, il 33% favorevole e il 26% né favorevole né contrario. L’opposizione risultava più alta tra i giovani e le donne.
Un’altra forma di utilizzazione economica dei cetacei è diventata parte importante dell’offerta turistica islandese: il whale watching. I dati di Statistics Iceland mostrano che nel maggio-giugno 2026 il fatturato del trasporto passeggeri via mare — comparto nel quale l’istituto statistico indica come componente principale proprio le escursioni per l’osservazione delle balene — è cresciuto di circa il 13% rispetto all’anno precedente. L’esistenza contemporanea di una caccia commerciale e di un’industria turistica fondata sull’osservazione degli stessi grandi cetacei è così diventata uno degli elementi più particolari del dibattito islandese.
La decisione ora passa per il Parlamento
È dunque la prima volta che nel calendario legislativo del governo viene annunciata una revisione organica della legge del 1949 con un esame esplicito dell’ipotesi di un divieto permanente.
La prospettiva ha suscitato soddisfazione tra le organizzazioni che da tempo si battono per l’inibizione della caccia, come Humane World for Animals, che attraverso la portavoce Wendy Higgins ha dichiarato: «Si tratta di una tappa davvero significativa nel percorso per porre fine alla pratica crudele e insensata della caccia alle balene in Islanda. Il disegno di legge volto a vietare la caccia commerciale alle balene gode di un considerevole sostegno politico e dell’opinione pubblica, e vi sono solide ragioni etiche, veterinarie, giuridiche e legate alla conservazione della natura per auspicare che abbia successo. Ogni balena uccisa con un arpione esplosivo nelle acque islandesi è una tragica perdita, una vita spezzata inutilmente per un’attività industriale che non ha più ragione di esistere. Una legge che ponga fine a queste uccisioni non arriverà mai troppo presto».
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com








