Gli uccelli migratori hanno un problema sempre più evidente: stanno perdendo i luoghi in cui fermarsi, alimentarsi e riprodursi lungo i loro viaggi. È questo uno dei messaggi più importanti del nuovo State of the World’s Birds, il rapporto che BirdLife International ha presentato l’11 settembre 2026 a Nairobi, in Kenya, in occasione del Global Flyways Summit, organizzato insieme a Nature Kenya (scarica qui il documento).
Il quadro che emerge è preoccupante. Il 45% delle specie di uccelli migratori è oggi in declino, mentre una specie su nove, pari all’11%, è minacciata di estinzione. La situazione è particolarmente difficile per gli uccelli che dipendono dagli ambienti marini e dalle zone umide costiere: uccelli marini e limicoli sono infatti tra i gruppi maggiormente minacciati.
Il rapporto, pubblicato ogni quattro anni, ha una caratteristica particolare: questa è la prima edizione interamente dedicata agli uccelli migratori e alle rotte migratorie dalle quali dipendono.
Sono complessivamente 1.843 le specie migratrici considerate, distribuite lungo 14 grandi rotte migratorie, o flyways, e legate a una rete di 10.656 Key Biodiversity Areas, cioè aree riconosciute come particolarmente importanti per la conservazione della biodiversità.
Una catena lunga migliaia di chilometri
Per capire la dimensione del problema bisogna immaginare la migrazione non come un semplice viaggio fra due punti, ma come una catena di ambienti indispensabili. Una rondine, una cicogna, un rapace o un limicolo possono trascorrere l’anno in continenti diversi, attraversando numerosi Paesi. Durante il percorso hanno bisogno di siti dove fermarsi, trovare cibo e recuperare energie. Se una zona umida viene distrutta, una foresta degradata o un’area di sosta diventa inutilizzabile, quella perdita può compromettere l’intero viaggio.
È questo il concetto alla base delle flyways: non semplici linee sulla carta geografica, ma vaste reti interconnesse di habitat e siti fondamentali che sostengono gli uccelli attraverso continenti e stagioni. BirdLife International, una partnership globale formata da 125 organizzazioni in 120 Paesi e territori, tra cui la Lipu in Italia, ha sviluppato proprio per questo il Global Flyways Programme. L’obiettivo non è concentrarsi esclusivamente su una singola specie, su un’area protetta o sui confini di un Paese, ma proteggere e ripristinare le rotte nella loro interezza, coordinando gli interventi dalle aree di nidificazione ai siti di sosta e a quelli utilizzati durante la stagione non riproduttiva.
Le zone umide sono sempre più sotto pressione
Uno dei dati più significativi del rapporto riguarda proprio la qualità degli ambienti utilizzati dagli uccelli migratori. Il 58% dei siti importanti per gli uccelli migratori per i quali sono disponibili dati si trova in condizioni degradate o molto degradate. E anche quando un’area viene riconosciuta come importante per la biodiversità, la protezione sulla carta non coincide necessariamente con una tutela effettiva. In media, infatti, solo il 49% della superficie di ciascuna Key Biodiversity Area individuata si sovrappone ad aree protette.

Pittima reale nella Riserva Naturale Pak Thale, Phetchaburi, Thailandia. © Ayuwat Jearwattanakanok / courtesy Lipu
I limicoli, gli uccelli che frequentano soprattutto le zone umide e le coste, sono fra quelli che stanno pagando il prezzo più alto: il 54% delle specie di limicoli migratori è in declino. Ancora più allarmante è la situazione degli uccelli marini migratori: una specie su tre, pari al 30%, è minacciata di estinzione.
Il chiurlottello è ufficialmente estinto

Un esemplare di Chiurlottello (Numenius tenuirostris) conservato al MUSE di Trento (2016). © Ghedoghedo / CC BY-SA 4.0
Fra le notizie più drammatiche contenute nel rapporto c’è la conferma dell’estinzione del chiurlottello (Numenius tenuirostris), il piccolo limicolo un tempo presente nelle zone umide dell’area mediterranea e dell’Eurasia. L’estinzione è stata dichiarata ufficialmente nel 2025. L’ultima osservazione documentata risale al febbraio 1995, quando un esemplare venne osservato in una laguna del Marocco.
Sono ormai trascorsi più di trent’anni senza ulteriori avvistamenti confermati. La scomparsa del chiurlottello rappresenta un evento particolarmente significativo: secondo BirdLife, è la prima estinzione globale di un uccello nella Eurasia continentale e in Africa negli ultimi secoli.
E non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Negli ultimi 150 anni sono state confermate o sospettate sette estinzioni di specie migratrici, compreso il chiurlottello.
La storia di questa specie è anche un esempio di quanto possa essere difficile accorgersi della scomparsa di un uccello migratore. Una specie che attraversa diversi Paesi durante il proprio ciclo annuale può diventare sempre più rara in molti luoghi contemporaneamente, fino a scomparire senza che nessun singolo territorio possa essere indicato come l’unico responsabile della sua perdita.
Gli interventi di conservazione funzionano
Il rapporto individua cause ben conosciute alla base del declino. Tra le principali ci sono la diffusione di specie invasive, l’espansione e l’intensificazione dell’agricoltura, i cambiamenti climatici e la caccia e la cattura insostenibili. Il cambiamento climatico aggiunge un ulteriore livello di complessità: gli uccelli migratori devono sincronizzare i propri spostamenti con la disponibilità di cibo e con le condizioni ambientali, ma il riscaldamento globale sta modificando stagioni, precipitazioni, temperature e distribuzione degli habitat.
Il rapporto, però, non è soltanto una fotografia negativa. Una delle conclusioni più importanti è che gli interventi di conservazione funzionano, soprattutto quando vengono coordinati lungo l’intera rotta migratoria. Non basta, in altre parole, proteggere un singolo sito se gli uccelli perdono gli altri luoghi di cui hanno bisogno durante il viaggio.
Un esempio arriva dal capovaccaio, Neophron percnopterus, il piccolo avvoltoio migratore che percorre grandi distanze tra Europa, Africa e Asia. Nel caso della popolazione nidificante dei Balcani, l’azione coordinata di diversi Paesi ha permesso di arrestarne il declino. È un esempio importante perché dimostra che la protezione di una specie migratrice può richiedere interventi in più Stati e su più habitat contemporaneamente.
La Dichiarazione di Nairobi
È proprio da questa consapevolezza che nasce uno dei momenti più importanti del summit di Nairobi: la firma della Nairobi Flyways Declaration, la Dichiarazione di Nairobi sulle rotte migratorie. A sottoscriverla sono stati governi, scienziati, organizzazioni non governative, associazioni ambientaliste e istituzioni finanziarie. Il principio di fondo è semplice ma decisivo: gli uccelli migratori non conoscono i confini politici e la loro conservazione non può quindi essere affidata soltanto a singoli Paesi.
La dichiarazione impegna i firmatari a rafforzare la cooperazione e il coordinamento per proteggere gli uccelli e gli habitat lungo le intere rotte migratorie. Un concetto riassunto efficacemente da Sua Altezza Imperiale la Principessa Takamado, Honorary President di BirdLife International: “Gli uccelli migratori non riconoscono i confini. Collegano l’Asia all’Africa, l’Artico ai tropici. La Dichiarazione di Nairobi sulle rotte migratorie riconosce questa realtà: è necessaria una cooperazione e un coordinamento internazionali per mantenere al sicuro gli uccelli migratori. Sono emozionata e orgogliosa di vedere la comunità scientifica, le organizzazioni ambientaliste e il settore finanziario unirsi per rendere tutto questo possibile. Finalmente! Siamo a un importante punto di svolta. Abbiamo atteso questo momento per molto tempo.”
Miliardi di dollari per le rotte migratorie
La novità forse più significativa del vertice riguarda proprio le risorse economiche. Dal 2021 le banche multilaterali di sviluppo hanno mobilitato più di 6 miliardi di dollari per la conservazione, con iniziative che coinvolgono Africa, Asia, Europa e Americhe. La Banca Asiatica di Sviluppo sta mobilitando 3 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni nell’ambito della Regional Flyway Initiative, con l’obiettivo di proteggere, gestire e ripristinare almeno 50 zone umide prioritarie lungo la East Asian-Australasian Flyway, la rotta Asia orientale-Australasia. Sono ecosistemi fondamentali non solo per gli uccelli: da queste zone umide dipendono quasi 200 milioni di persone, oltre a più di 50 milioni di uccelli acquatici migratori appartenenti a oltre 210 specie.
Nelle Americhe, la Development Bank of Latin America and the Caribbean (CAF) sta mobilitando 3-5 miliardi di dollari entro il 2050 attraverso la Americas Flyways Initiative, per proteggere più di 30 paesaggi terrestri e marini in 35 Paesi. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con BirdLife International e la National Audubon Society, è stata lanciata nel settembre 2023 e la fase di attuazione è iniziata nel gennaio 2025. Un primo esempio concreto riguarda una linea di trasmissione elettrica in Ecuador, il progetto Chongón-Posorja, del valore di circa 200 milioni di dollari, la cui progettazione ha utilizzato le conoscenze scientifiche sviluppate nell’ambito dell’iniziativa.
Anche la Banca Mondiale sta partecipando allo sforzo attraverso l’African-Eurasian Flyway Initiative. L’obiettivo è mobilitare diversi miliardi di dollari nel prossimo decennio lungo una rotta attraversata da oltre due miliardi di uccelli migratori che collegano Africa, Europa e Asia. L’accordo con BirdLife International è stato raggiunto nell’ottobre 2025 e nel giugno 2026 è arrivata anche una sovvenzione di oltre 10 milioni di dollari dall’Ecological Restoration Fund.
Fondi anche alle comunità locali
Non ci sono soltanto le grandi banche internazionali. Nel giugno 2026 il Global Environment Facility (GEF) ha approvato il Global Flyways Grant Mechanism, un meccanismo destinato a portare risorse direttamente alle organizzazioni della società civile. Il programma mette a disposizione 8,97 milioni di dollari in sovvenzioni dirette e altri 107 milioni di dollari di cofinanziamento, per interventi di conservazione e ripristino su 9 milioni di ettari di zone umide, con benefici stimati per 330.000 persone. È un aspetto particolarmente importante perché la conservazione delle rotte migratorie non riguarda soltanto grandi aree protette o istituzioni internazionali: coinvolge anche le comunità che vivono e lavorano negli stessi territori utilizzati dagli uccelli.
Una sfida che riguarda anche l’Europa
La vicenda del chiurlottello e quella del capovaccaio mostrano quanto l’Europa sia inserita in questa rete globale. Le migrazioni collegano infatti gli ambienti europei con quelli africani e asiatici e rendono impossibile separare la conservazione delle popolazioni dal destino degli habitat che utilizzano durante il resto dell’anno.
La stessa idea è al centro dell’intervento di Claudio Celada, direttore Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, presente al vertice di Nairobi: “Il rapporto sullo stato degli uccelli nel mondo è inequivocabile: stiamo perdendo uccelli migratori a un ritmo allarmante. Ma la Dichiarazione di Nairobi di oggi segna una svolta. Abbiamo bisogno che tutti, governi, imprese e società civile, si impegnino e facciano la loro parte. Anche le banche di sviluppo stanno raccogliendo la sfida, e la partnership di BirdLife è pronta ad agire. Ora abbiamo bisogno che altri si facciano avanti per invertire il declino e salvare la meraviglia della migrazione.”
La migrazione come responsabilità condivisa
La fotografia dello State of the World’s Birds è dunque fatta di numeri allarmanti, ma anche di una nuova consapevolezza: proteggere gli uccelli migratori significa proteggere una rete, non un singolo punto. I dati dicono che il tempo a disposizione si sta riducendo. Ma il fatto che popolazioni di uccelli abbiano già risposto positivamente agli interventi di conservazione dimostra anche che il declino non è necessariamente un destino inevitabile. Come sintetizza Martin Harper, l’obiettivo è salvare non soltanto le singole specie, ma “la meraviglia della migrazione”.
State of the World’s Birds: i numeri
- 1.843 specie di uccelli migratori
- 10.656 Key Biodiversity Areas
- 14 rotte migratorie (flyways)
- 45% delle specie di uccelli migratori è in declino
- 54% delle specie di limicoli migratori è in declino
- 1 specie su 9 (11%) di uccelli migratori è minacciata di estinzione
- 1 specie su 3 (30%) di uccelli marini migratori è minacciata di estinzione
- 7 specie migratrici confermate o sospettate come estinte negli ultimi 150 anni
- 58% dei siti importanti per gli uccelli migratori, tra quelli per cui sono disponibili dati, è degradato o molto degradato
- 49% della superficie di ciascuna Key Biodiversity Area si sovrappone mediamente ad aree protette
- oltre 6 miliardi di dollari mobilitati dalle banche multilaterali di sviluppo per la conservazione dal 2021
- 3 miliardi di dollari mobilitati dalla Banca Asiatica di Sviluppo per i prossimi dieci anni
- almeno 50 zone umide prioritarie da proteggere nella East Asian-Australasian Flyway
- quasi 200 milioni di persone che dipendono da queste zone umide
- oltre 50 milioni di uccelli acquatici migratori di oltre 210 specie che utilizzano questi ecosistemi
- 3-5 miliardi di dollari mobilitati dalla CAF entro il 2050 nelle Americhe
- oltre 30 paesaggi terrestri e marini da salvaguardare in 35 Paesi
- oltre 2 miliardi di uccelli migratori che attraversano Africa, Europa e Asia lungo la African-Eurasian Flyway
- 8,97 milioni di dollari di sovvenzioni dirette approvate dal Global Flyways Grant Mechanism
- 107 milioni di dollari di cofinanziamento
- 9 milioni di ettari di zone umide interessati dagli interventi
- circa 330.000 persone che ne beneficeranno
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