Con i loro spostamenti, gli uccelli migratori “connettono” il Pianeta e ci forniscono campanelli di allarme sugli effetti drammatici del mutamento climatico globale. Uno studio sugli uccelli migratori ha identificato proprio nella connettività migratoria un indicatore per la conservazione delle specie.
Pubblicato su Ecology Letters, lo studio internazionale “Eco-evolutionary drivers of avian migratory connectivity”, coordinato da ricercatori dell’Università Statale di Milano ha fornito le prime evidenze sui fattori che influenzano il modo in cui gli uccelli migratori si redistribuiscono nei quartieri di riproduzione e svernamento.
«La connettività migratoria è una misura che riflette il grado mediante cui gli uccelli migratori tendono a “rimanere assieme” sia nei loro quartieri di svernamento, sia in quelli di riproduzione, ed è un utile indicatore utilizzato nella conservazione e gestione delle specie migratrici” spiega Roberto Ambrosini, coordinatore dello studio.
«Grazie a un enorme dataset di avvistamenti di uccelli dotati di anelli di riconoscimento, lungo oltre un secolo, abbiamo indagato i fattori eco-evolutivi alla base della connettività migratoria degli uccelli che migrano tra Europa e Africa» continua il ricercatore.
Le variabili geografiche sono il primo fattore
Prendendo in esame 83 specie di uccelli migratori a corto e lungo raggio, i ricercatori hanno mostrato come la connettività migratoria dipenda essenzialmente da variabili geografiche. Al contrario è risultata essere influenzata solo debolmente dalle caratteristiche generali delle specie e dalle loro relazioni evolutive.
Le specie migratrici che mostrano connettività migratoria elevata, cioè con quartieri di riproduzione e svernamento strettamente connessi, sono maggiormente minacciate dai cambiamenti climatici ed ambientali, poiché cambiamenti in uno dei due quartieri basterebbero a mettere a rischio l’intera popolazione.
I risultati della ricerca hanno numerose implicazioni per la conservazione della biodiversità. In particolare l’analisi condotta dai ricercatori offrirà uno strumento utile per sviluppare strategie di conservazione e gestione transfrontaliere, mirate a livello di popolazione.
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