Ogni primavera e ogni autunno, nei cieli dello Stretto di Messina si concentra uno degli spettacoli più straordinari della migrazione degli uccelli nel Mediterraneo. Tra la Sicilia e la Calabria, in un tratto di mare largo appena pochi chilometri, passano milioni di uccelli diretti verso le aree di nidificazione dell’Europa e dell’Asia o, nella stagione autunnale, verso i quartieri di svernamento africani. Per loro lo Stretto non è semplicemente un passaggio: è uno dei principali corridoi migratori tra Africa ed Europa.
È proprio questa funzione ecologica a essere al centro delle preoccupazioni espresse da BirdLife International, la rete che riunisce oltre 110 organizzazioni per la conservazione degli uccelli in tutto il mondo. In una lettera indirizzata alla Commissione europea e al segretariato della Convenzione sulle specie migratrici (CMS), BirdLife e 79 partner europei, africani, mediorientali e dell’Asia centrale chiedono di intervenire sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, sostenendo che la grande infrastruttura potrebbe provocare una mortalità significativa dell’avifauna migratrice.
Una strettoia naturale sulla rotta tra Africa ed Europa
La particolare conformazione geografica dello Stretto fa sì che milioni di uccelli convergano in quest’area durante le loro migrazioni. Tra le specie che utilizzano questo corridoio ci sono rapaci come il falco pecchiaiolo, ma anche cicogne, rondini, allodole, gruccioni e gru. Il falco pecchiaiolo, in particolare, utilizza lo Stretto come uno dei principali punti di passaggio della migrazione primaverile.
Il viaggio che precede l’arrivo nello Stretto è tutt’altro che semplice. In primavera molti uccelli arrivano dall’Africa dopo aver attraversato circa 2.700 chilometri di aree desertiche tra Sahel e Sahara e, per alcune rotte, almeno 140 chilometri di mare aperto nel Canale di Sicilia. Raggiungere la Calabria e la Sicilia significa quindi affrontare una delle fasi più impegnative di un viaggio che può estendersi per migliaia di chilometri.
I dati raccolti nel corso degli anni attraverso l’inanellamento confermano l’importanza dell’area. L’Atlante della migrazione degli uccelli in Italia realizzato da ISPRA si basa su oltre 165.000 segnalazioni di uccelli inanellati appartenenti a centinaia di specie e documenta il ruolo strategico dell’Italia, e in particolare delle sue regioni meridionali, nei collegamenti migratori tra Europa e Africa. «L’Italia – afferma Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia– ha una grande responsabilità nella tutela delle rotte migratorie tra Eurasia ed Africa, responsabilità che si deve tradurre in scelte politiche ed economiche rispettose dei meccanismi della natura, dai quali dipende la nostra stessa sopravvivenza”.
Cosa potrebbe succedere con il ponte
Secondo BirdLife, il problema non sarebbe legato a un unico fattore. Una grande infrastruttura collocata lungo una rotta migratoria può aumentare il rischio di collisione con cavi e strutture, soprattutto durante condizioni meteorologiche sfavorevoli e in presenza di vento forte. A questo si aggiungerebbero la perdita o la trasformazione delle aree utilizzate dagli uccelli per alimentarsi e riposare e l’effetto dell’illuminazione artificiale, che potrebbe alterare il comportamento degli uccelli migratori notturni e provocare atterraggi forzati.
Il dato più impressionante arriva però dalla stessa documentazione relativa alla valutazione ambientale del progetto. La Società proponente, la Stretto di Messina Spa, stima che in condizioni meteorologiche avverse le collisioni potrebbero causare ogni anno la morte, in primavera, di oltre 500 rapaci e oltre 84mila passeriformi e altri migratori notturni e, inoltre, in autunno, di oltre 130 rapaci e oltre 9.500 migratori notturni. In aggiunta, 230mila passeriformi e 28mila uccelli limicoli sarebbero costretti a soste non programmate, in ambienti distrutti e, di questi, 69mila passeriformi e diverse migliaia di limicoli si troverebbero in uno stato di grave debilitazione. E questo ogni anno per tutti gli anni a venire.
Sono stime riferite a condizioni meteorologiche avverse e, sottolinea BirdLife, rappresenterebbero soltanto una parte degli impatti potenziali. Nella lettera viene infatti richiamata anche la posizione di ISPRA, secondo cui le stime non considererebbero integralmente la mortalità cumulativa legata ad altri interventi connessi all’opera, come nuove linee elettriche, strade, ferrovie e infrastrutture necessarie ai cantieri.
Non solo collisioni
Per comprendere la portata del problema bisogna quindi guardare alla migrazione come a un sistema complesso. Gli uccelli non utilizzano lo Stretto soltanto per attraversare il mare: l’area circostante costituisce anche una zona nella quale possono fermarsi per recuperare energie, alimentarsi e prepararsi alla fase successiva del viaggio.
Per un uccello che ha appena attraversato il Sahara o il Mediterraneo, la possibilità di trovare habitat idonei può essere determinante. La trasformazione di questi ambienti può dunque avere conseguenze che vanno oltre la singola collisione. La stessa ISPRA sottolinea più in generale come la conoscenza delle rotte migratorie sia indispensabile per costruire politiche di conservazione efficaci su scala internazionale: gli uccelli, infatti, attraversano i confini tra Stati e collegano attraverso le loro migrazioni ecosistemi molto lontani tra loro.
Un problema che riguarda molti Paesi
È questo uno degli aspetti sottolineati con maggiore forza da BirdLife. Nella sua lettera, l’organizzazione ricorda che gli uccelli che attraversano lo Stretto collegano l’Italia a numerosi Paesi europei, africani e asiatici. La loro conservazione, quindi, non può essere considerata una questione esclusivamente italiana.
«Lo Stretto di Messina è un crocevia dove si incontrano continenti, ecosistemi e vite», scrive BirdLife. Per l’organizzazione, perdere questo passaggio sicuro significherebbe compromettere anni di interventi di conservazione realizzati non soltanto in Europa, ma anche in Africa e in Medio Oriente, con possibili ripercussioni anche sulle comunità che dipendono dalla salute degli ecosistemi.
L’area dello Stretto è inoltre inserita nella rete europea Natura 2000, istituita per la protezione degli habitat e delle specie di interesse comunitario. La tutela dell’avifauna migratrice si inserisce dunque in un quadro di conservazione che supera i confini regionali e nazionali.
La richiesta alla Commissione europea
Nella lettera, BirdLife sostiene inoltre che le misure di mitigazione e compensazione previste per l’avifauna non sarebbero adeguate a compensare gli impatti individuati. L’organizzazione richiama a questo proposito le valutazioni di ISPRA e chiede alla Commissione europea e al segretariato della CMS di intervenire, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, affinché il progetto non venga realizzato.
«Il futuro dello Stretto è in bilico», osserva BirdLife, sottolineando che le decisioni prese oggi avranno conseguenze sulla possibilità, per le generazioni future, di assistere ancora a questo grande fenomeno migratorio.
Il punto centrale della questione, dunque, non riguarda soltanto il numero di uccelli che potrebbero morire entrando in collisione con una struttura alta centinaia di metri. Riguarda il ruolo di un’intera area geografica all’interno di una rotta migratoria che unisce due continenti.
Per milioni di uccelli, lo Stretto di Messina è una sorta di ponte naturale tra Africa ed Europa. La domanda è se, con la costruzione del ponte artificiale, questo corridoio continuerà a essere anche un passaggio sicuro.
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