Dario Toledo, fotografo e autore del vlog Wildlight, nonché appassionato lettore de La Rivista della Natura, ha partecipato a un workshop tenuto dal fotografo Luca Bracali nella Scandinavia oltre il Circolo Polare Artico, per lo più in Norvegia con una breve parentesi in Finlandia. Per raccontarci la sua esperienza, ci ha inviato questo reportage, tra fauna iconica e splendidi paesaggi.
Nel buio più totale di un parcheggio, sotto continue raffiche di vento a una temperatura poco sopra gli zero gradi, vediamo sulle nostre teste una serie di piccole esplosioni che formano una scia luminosa, in un modo che un time lapse o le foto statiche non possono raccontare: è finalmente arrivata la serata perfetta per osservare l’aurora boreale. Aurora che a causa di un cielo nuvoloso si era fatta attendere fino alla penultima sera del nostro viaggio. Ma prima di quella sera non posso dire che eravamo stati con le mani in mano: partendo da Tromsø, per poi allungarci verso Kilpisjarvi (in Finlandia) e terminare alle isole Lofoten (di nuovo in Norvegia), i momenti straordinari erano stati già moltissimi.
Di corsa verso la tundra finlandese
L’appuntamento è prima di cena all’aeroporto di Tromsø, nella Norvegia artica, dove rivedo Luca Bracali dopo undici anni e conosco gli altri partecipanti a questo viaggio.
Il mattino successivo ci dirigiamo verso Camp Tamok, un luogo noto per le escursioni in slitta con i cani. Visto che tocca a me tenere le redini mi ritrovo a sacrificare la fotocamera, ma non il video, che posso girare con la mia GoPro fissata in petto, per il mio vlog Wildlight.
Arricchiscono l’esperienza di Camp Tamok un pranzo di stufato di carne e una bevanda calda tipica di quelle zone: musta herukka mehu, letteralmente “succo di ribes nero”, che aiuta gli autoctoni a prevenire i raffreddori nella stagione fredda. Delizioso.
Il viaggio prosegue verso il confine con la Finlandia, e pochi chilometri oltre, a Kilpisjarvi, un agglomerato di pochi prefabbricati e una struttura alberghiera. Un insediamento pensato per intaccare l’ambiente circostante il meno possibile. Questo significa anche inquinamento luminoso bassissimo, quasi nullo se ti allontani dal paese, la condizione perfetta per fotografare l’aurora boreale.
Ma il cielo coperto non è d’accordo. L’attesa di 1-2 ore ogni sera sul lago per le tre sere trascorse lì, a -7 °C ed il focus infinito preparato anticipatamente sulle nostre fotocamere, non sono stati premiati. Motivo per cui alla terza sera ci affacciamo nuovamente in Norvegia, a Skibotn. Le mie prime aurore, e si vede: ho potuto salvare poco di quella serata.
Anche di giorno avevamo un bel da fare: il lago Kilpisjarvi era ghiacciato, quindi ne abbiamo approfittato per farci una lunga passeggiata sulla superficie, e per fare un giro in motoslitta fino al confine delle tre nazioni. Ma è stata la visita al campo renne Sámi a risvegliare i miei sensi da ritrattista: l’outfit e le attività eseguite dal nomade che ci ha accolto andavano assolutamente immortalati.
Non chiamatelo zoo, è il Polar Park
Tra i fotografi, Luca Bracali è noto anche per l’episodio del “bacio del lupo”, accaduto al Polar Park. Durante questa visita ho avuto un’esperienza che ci si avvicinava. Siamo vicino a Bardu, di nuovo in Norvegia. In questo parco sono ospitate le specie più caratteristiche della Norvegia artica, che risiedono in recinti talmente grandi e pieni di vegetazione che non sempre un visitatore riesce a vederle tutte.
A noi però è andata bene. La prima a pararsi davanti a noi è la lince eurasiatica. A seguire vediamo cervi, bue muschiati, lupi artici separati in due recinti, mamma orso bruno con un cucciolo albino, e poi un mustelide che fa scappare persino un orso: il ghiottone. Classificato come specie a rischio in Norvegia, con circa 380 esemplari contati al 2020.
- Lince eurasiatica al Polar Park. © Dario Toledo
- Orso bruno con un cucciolo albino al Polar Park. © Dario Toledo
- Ghiottone al Polar Park. © Dario Toledo
Probabilmente è l’animale più timido del parco, e il fatto che Luca si sia entusiasmato tanto a vederlo passare due volte per fotografarlo mi fa capire che ho ottenuto uno scatto raro. Siamo potuti entrare nel recinto delle volpi artiche, che erano in fase di muta primaverile e quindi non avevano più un pelo bianchissimo. Molto abituate alla presenza dell’uomo, mi hanno dato modo di apprezzare tutto il loro opportunismo: ti cercano per il cibo e finiscono per ignorarti completamente quando non ne hai. La loro collaborazione mi ha permesso di fare qualche scatto particolarmente ravvicinato.
Il lupo mi ha parlato
Al Polar Park si può fare anche un’esperienza ravvicinata nel recinto dei lupi. Mi separo dal gruppo quando vedo uno dei lupi staccarsi dal branco. Decido di attenderlo sulla parte più elevata del suo recinto. Mai mi sarei aspettato che fosse interessato proprio a me e stesse cercando di venirmi incontro.
Mi aspetta al di là della recinzione. Nel tentativo di avvicinarmi sfortunatamente inciampo nella neve, lui si spaventa e si allontana. Ma non finisce qui.
Un altro lupo si avvicina dopo di lui, si piazza davanti alla rete, mi guarda e piange. A quel punto abbasso la camera, questo momento va semplicemente vissuto (proprio come fa Sean O’ Connell ne I sogni segreti di Walter Mitty) e inizio a rispondergli. Purtroppo però non è ammesso avvicinarsi alla rete, e lui capisce in fretta che questo sarà l’apice della nostra interazione, mi dà le spalle e va via.
“È successo davvero?” penso. Rivedo il filmato da cui ho poi tratto lo short e sì, è successo davvero.
Luca mi spiega che il famoso bacio del lupo l’ha svolto proprio in quel recinto, quindi quello che ho vissuto non era un caso. È un gruppo di lupi socializzati che tende a dare confidenza ad alcuni umani.
Le aquile di Svolvær
Lasciamo Bardu e ci addentriamo nelle isole Lofoten. A Svolvær è possibile fare un giro in gommone fino al Trollfjord, che a vedersi sembra un luogo uscito da un altro tempo, avvolto da un silenzio saltuariamente rotto dalla pressione dei ghiacci che spacca le rocce. E dalle urla del timoniere, poi le mie, per apprezzare l’eco delle montagne.
Nel tragitto, si passa vicino a due nidi di aquila di mare. Due occasioni, che se non sei un esperto di avifauna ti bastano a stento per portare via uno scatto. Le aquile volano tutt’intorno. Il timoniere fa un fischio, lancia delle aringhe in acqua. Sai già che fra pochi secondi una delle aquile si precipiterà verso quel pesce. Ma non sai quale.
Inizi a lanciare occhiate ovunque nella speranza di anticipare l’azione. Quando finalmente vedi quella che si avvicina cerchi di adattare il tuo movimento alla sua velocità, e scatti a raffica, pregando di esserti sincronizzato bene con il momento in cui l’aquila mette gli artigli in acqua per afferrare il pesce. Nel mio caso, due o tre foto valide sono state il risultato di quasi un migliaio di scatti in rapidissima sequenza.
Lofoten, terra di rorbuer
Il tragitto verso Sakrisøy è un alternarsi di ponti e stradine che con timore reverenziale tracciano un perimetro intorno ad imponenti montagne nere di roccia metamorfica e vulcanica vecchie di 2 miliardi di anni, a cui non manca mai una cima bianca.
Il paese più a sud dell’arcipelago, Å i Lofoten, è dove risiede il museo dello stoccafisso, merluzzo lavorato con il metodo di essiccazione in spazi aperti tipico di queste zone. Inutile dire che siamo circondati dai rorbuer (rorbu al singolare), le caratteristiche casette in legno colorate dove abitano i pescatori del posto.
La tappa successiva è Nusfjord, patrimonio UNESCO, che vantava 22 abitanti in estate e 13 in inverno, prima di diventare a tutti gli effetti un museo atto a preservare l’architettura norvegese. Due sono i posti sopraelevati da cui fotografare il borgo, uno davanti e uno alle spalle, e arrivarci non è uno scherzo: uno ti costringe a scalare, mentre l’altro ad attraversare delle frasche su uno stretto sentiero scosceso. Ma le asperità incontrate sanno ripagarti.
- Nusfjord. © Dario Toledo
- Nusfjord. © Dario Toledo
E l’aurora?
La prima notte alle Lofoten è un fiasco, il cielo è completamente coperto. Luca non nasconde la sua delusione e la sua apprensione. Arriva l’ultima notte, e succede qualcosa.
La serata è buona. Raggiungiamo un punto nei pressi di un cantiere, dove non fai un passo senza domandarti se inciamperai o precipiterai. Mano ai treppiedi, camere impostate con lo stesso setup di Skibotn, ma con già un po’ di esperienza maturata. Il cielo sopra di noi era gremito di scie verdi.
Tra vento freddo e automobili di passaggio con i loro fastidiosi fari, sopra le nostre teste appare una doppia spirale che provoca un “wooow!” generale. Uno stack di 6 scatti in rapida successione mi ha dato tutte le informazioni che mi servivano per rendere meglio l’idea.
E poi ho capito una cosa a mie spese: i 24mm sono troppo stretti per questo tipo di riprese. È l’ausilio della action cam che mi fa capire il movimento dell’aurora boreale nella sua interezza, e l’ho inserito nel mio video timelapse. Anche tornando in albergo a Sakrisøy, con l’illuminazione urbana, l’aurora boreale si continuava ad apprezzare.
Risalita verso Evenes
Uno scatto a Sakrisøy con i suoi rorbuer gialli prima di salutarci non poteva mancare. Facciamo tappa alla spiaggia di Haukland: non credo esistano molte spiagge al mondo con delle montagne così possenti all’orizzonte, acque turchesi e sabbia bianca. Il detour successivo è Henningsvaer, dove risiede uno dei pochi stadi di calcio sopra il circolo polare artico.
Il resto del viaggio è stato strade statali in mezzo ai camion, cantieri e malinconia. Mi consola il fatto che il salmone che ho comprato come souvenir alle Lofoten si sarebbe mantenuto fresco lasciandolo fuori alla finestra della mia stanza d’albergo a Evenes durante la notte, che era un posto più efficace del frigorifero.
Ritorno a casa arricchito da ciò che l’approccio di Luca Bracali mi ha lasciato: accetta la possibilità di ritirarti senza neanche uno scatto buono, la natura è caotica e non ti deve nulla, al massimo ti concede, se hai l’opportunità e la pazienza. La tundra finlandese e la Norvegia artica sono terre ostili per l’uomo, che ha imparato a sopravvivere ottimizzando tutte le risorse disponibili e adoperando un’ingegneria antica ma del tutto attuale. Non vedrai alcuna parte buttata via da un merluzzo pescato, non ti rivolgerai ad altri se non a un Sámi per progettare una stanza che trattenga perfettamente il calore.
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