La castanicoltura tradizionale italiana entra ufficialmente tra i Presìdi Slow Food. Il nuovo progetto è stato presentato a Torino durante Terra Madre Salone del Gusto 2026 e ha una caratteristica particolare: non nasce per proteggere soltanto una varietà di castagna o un prodotto tipico, ma l’intero patrimonio culturale, ambientale e produttivo legato al castagno.
Il nuovo Presidio riunisce, in questa prima fase, una decina di produttori distribuiti tra Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria. Sono gli stessi protagonisti che nel 2021 avevano dato vita alla Rete Slow Food dei Castanicoltori, nata con l’obiettivo di riportare l’attenzione sulla castanicoltura delle aree interne e delle Terre Alte.
Non soltanto castagne
La scelta di Slow Food parte da una considerazione: il castagno non è semplicemente una coltura da frutto. Per secoli ha rappresentato una delle principali risorse alimentari ed economiche delle comunità montane italiane, tanto da essere conosciuto come “albero del pane”.
I castagneti tradizionali sono allo stesso tempo sistemi produttivi, paesaggi e habitat. La loro gestione contribuisce alla protezione dei versanti, alla prevenzione degli incendi e alla conservazione della biodiversità. Al loro interno sopravvivono inoltre tecniche agricole e conoscenze trasmesse di generazione in generazione, dalle potature agli innesti, fino alle modalità di raccolta, essiccazione e trasformazione delle castagne.
È proprio questo insieme di elementi che il Presidio vuole salvaguardare. L’obiettivo non è quindi soltanto recuperare la produzione di Castanea sativa e valorizzare le castagne in cucina, ma mantenere in vita un sistema agricolo e culturale che rischia di scomparire con l’abbandono dei castagneti.
Una biodiversità spesso poco conosciuta
Dietro il termine generico “castagna” esiste, infatti, una grande diversità locale. Nel corso dei secoli i castanicoltori hanno selezionato e moltiplicato ecotipi adatti alle caratteristiche dei diversi territori, attraverso pratiche come la scelta delle marze e gli innesti.
Per questo due castagneti situati in regioni diverse possono avere varietà, caratteristiche produttive e tecniche di gestione differenti. Il recupero di questa biodiversità è uno degli obiettivi della Rete Slow Food e ora costituisce anche una parte centrale del nuovo Presidio.
Il problema è che questa conoscenza rischia di interrompersi. Tra le criticità individuate dalla Rete ci sono infatti l’abbandono dei castagneti, il mancato ricambio generazionale, la frammentazione delle aziende, la difficoltà di remunerare adeguatamente il lavoro dei produttori e i danni provocati da cambiamenti climatici, organismi nocivi e fauna selvatica. La superficie media delle aziende castanicole è inoltre molto ridotta, intorno ai due ettari.
Il Manifesto della Rete: recuperare i castagneti e le comunità
La nascita del Presidio rappresenta quindi un ulteriore passo di un percorso iniziato alcuni anni fa. La Rete Slow Food dei Castanicoltori ha individuato nel proprio Manifesto una serie di obiettivi che vanno dalla tutela delle varietà locali alla gestione sostenibile dei castagneti, dal recupero dei vecchi impianti alla valorizzazione degli essiccatoi tradizionali e dell’architettura rurale.
Tra le pratiche indicate dalla Rete c’è anche una gestione che riduca il ricorso alla chimica di sintesi e alle lavorazioni del terreno, favorisca l’uso di prodotti organici e mantenga l’inerbimento naturale sotto gli alberi. Un altro obiettivo è ricostruire filiere più trasparenti ed eque, nelle quali una quota maggiore del valore generato dalla castagna possa rimanere ai produttori.
Il filo conduttore è la rigenerazione delle Terre Alte: mantenere in attività i castagneti significa infatti mantenere attive anche competenze, economie locali e comunità che altrimenti rischiano di scomparire.
La Custode, una mappa per raccontare i castagneti
A questo lavoro si affianca La Custode, un progetto dedicato alla conoscenza della castanicoltura italiana che utilizza il linguaggio del cinema documentario. La Custode si presenta come la Mappa Filmica dei Castagneti Italiani, uno strumento per orientarsi all’interno della Rete Slow Food dei Castanicoltori. Il progetto raccoglie video e testimonianze direttamente dai territori e racconta le persone che vivono intorno al castagno: castanicoltori, mugnai, vivaisti, falegnami, ricercatori, cuoche e altri protagonisti della filiera.
L’idea è costruire una sorta di documentario diffuso, nel quale ogni territorio e ogni protagonista contribuiscono a raccontare un pezzo della cultura del castagno. Non soltanto il prodotto finale, quindi, ma anche gli alberi, le tecniche di coltivazione, i mestieri, le trasformazioni alimentari e il rapporto tra le persone e il paesaggio.
La Custode considera il castagno un simbolo della relazione tra uomo e natura e mette in evidenza anche il possibile ruolo dei castagneti nel futuro delle aree montane. Un castagneto curato, sottolinea il progetto, può contribuire alla vitalità delle comunità locali e alla conservazione di ecosistemi e paesaggi.
Dalla farina alla cucina
La tutela della castanicoltura passa anche dalla capacità di mantenere vivo l’utilizzo gastronomico del prodotto. Le castagne possono essere consumate fresche oppure conservate ed essiccate; dalla loro trasformazione si ottengono, tra le altre cose, farine utilizzate per pane e pasta, creme e confetture.
Il Presidio vuole quindi ricomporre una filiera che parte dal castagneto e arriva fino alla tavola, coinvolgendo non soltanto i produttori ma anche trasformatori, mugnai, cuochi e consumatori.
È un approccio che considera la castanicoltura non come una semplice attività agricola, ma come un sistema nel quale produzione alimentare, biodiversità, paesaggio, cultura e economia locale sono strettamente collegati.
Una sfida per le Terre Alte
Il nuovo Presidio arriva in un momento nel quale molti castagneti italiani sono sottoutilizzati o abbandonati, mentre le difficoltà economiche e il cambiamento climatico rendono più complessa la loro gestione.
La scommessa della Rete e del Presidio è dunque riportare il castagno al centro delle strategie per le aree interne, recuperando i vecchi castagneti e le competenze necessarie per mantenerli produttivi. Non si tratta soltanto di produrre più castagne, ma di conservare un paesaggio e un modo di vivere il territorio, creando al tempo stesso condizioni che possano rendere nuovamente interessante la castanicoltura per le nuove generazioni.
I produttori del nuovo Presidio saranno inoltre protagonisti della prossima edizione di Castanea Expo, in programma a Firenze Fiera dall’11 al 13 dicembre 2026.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com






