In Trentino esistono luoghi che sembrano custodire il tempo. Luoghi in cui la geologia, la storia, la cultura rurale e il lavoro dell’uomo si intrecciano dando vita a un patrimonio identitario unico. È proprio da questa relazione profonda tra territorio e visione che nasce la nuova cantina Moncalisse, inaugurata alle pendici del Monte Calisio, a Seregnano di Civezzano, nel cuore di uno dei territori più vocati alla produzione del Trentodoc.
Più che una semplice cantina
Moncalisse rappresenta oggi un modello contemporaneo di sviluppo territoriale in cui vino, paesaggio, architettura, sostenibilità ed enoturismo dialogano in modo armonico, contribuendo a generare valore economico, culturale e sociale.
Fondata dalle sorelle Julia e Karoline Walch, appartenenti a una delle più importanti famiglie del vino italiano, Moncalisse nasce da una scelta coraggiosa e autonoma: interpretare il Trentodoc attraverso una nuova identità produttiva, profondamente legata al Monte Calisio e alle sue peculiarità geologiche e climatiche.
L’azienda
Dodici ettari di vigneti d’altura, collocati a circa 600 metri sul livello del mare, costituiscono il patrimonio viticolo della tenuta. Un ambiente caratterizzato da forti escursioni termiche, suoli ricchi di mineralità e un microclima alpino particolarmente favorevole alla coltivazione dello Chardonnay e del Pinot Nero, varietà che trovano qui condizioni ideali per esprimere eleganza, tensione e longevità.
Ma ciò che rende Moncalisse un progetto straordinario è la capacità di trasformare il paesaggio stesso in linguaggio architettonico.

Vino, paesaggio, architettura, sostenibilità ed enoturismo dialogano in modo armonico. © Cantina Moncalisse
La nuova cantina
Progettata dall’architetto altoatesino David Stuflesser insieme a Nadia Moroder, appare come una vera scultura contemporanea adagiata tra i vigneti. Bianca, sinuosa, essenziale, emerge dalla collina senza imporsi su di essa, quasi fosse sempre appartenuta a questo luogo.
Le linee morbide richiamano il movimento dei filari, i profili dei muretti a secco e persino le antiche “Coppelle”, incisioni rupestri risalenti all’Età del Bronzo e del Ferro rinvenute proprio tra le vigne della proprietà. Segni ancestrali che raccontano come questo territorio fosse già migliaia di anni fa luogo di relazione tra uomo, natura e spiritualità. L’edificio non domina il paesaggio: ne diventa parte integrante.
È questa probabilmente la sua forza più innovativa. In un’epoca in cui il rischio di omologazione è sempre più evidente, Moncalisse sceglie infatti la strada dell’identità territoriale autentica, trasformando l’architettura in uno strumento di narrazione del luogo.
Esempio virtuoso anche sotto il profilo ambientale
Gran parte della struttura è stata realizzata nel sottosuolo, sfruttando la naturale temperatura della terra, stabile intorno ai 13 gradi, ideale per i lunghi affinamenti richiesti dal Metodo Classico. Una scelta che riduce il fabbisogno energetico e consente di creare condizioni ottimali per la produzione di vini destinati a lunghissime soste sui lieviti.
La stessa vinificazione avviene interamente per gravità, limitando le sollecitazioni meccaniche sulle uve e rispettando al massimo l’integrità della materia prima.
La sostenibilità, dunque, non viene raccontata come slogan, ma applicata concretamente attraverso scelte progettuali, agronomiche e produttive.
La cantina diventa così parte di una visione più ampia che riguarda il futuro delle economie rurali e delle destinazioni enoturistiche. Oggi il vino non è più soltanto un prodotto. È esperienza, cultura, racconto, paesaggio. Moncalisse interpreta perfettamente questa evoluzione.
Il percorso
Il visitatore attraversa vigneti, spazi produttivi, barricaia, sale degustazione, masterclass e aree dedicate all’ospitalità fino alla nuova terrazza panoramica e al bistrot affacciato sui vigneti. Un progetto che amplia il concetto stesso di cantina trasformandolo in una destinazione capace di attrarre un turismo evoluto, interessato a vivere il territorio attraverso esperienze autentiche e ad alto valore culturale.
Moncalisse si propone come un laboratorio contemporaneo dove il vino diventa ambasciatore del territorio e il territorio diventa esperienza. Un approccio che trova espressione anche nei vini della tenuta.
Le prime etichette, il Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 e il Moncalisse Extra Brut Millesimato Riserva 2019, raccontano una precisa filosofia produttiva basata sul tempo, sull’attesa e sulla valorizzazione delle caratteristiche del terroir.
Lunghi affinamenti, produzioni limitate e una ricerca costante dell’eleganza rappresentano il filo conduttore di un progetto che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.
Moncalisse è l’esempio concreto di come le economie della terra possano generare sviluppo sostenibile, bellezza e identità, trasformando una cantina in un simbolo contemporaneo del Trentodoc e del futuro dell’accoglienza enoturistica italiana.
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