di Pietro Greppi e Andrea Cova
La Rivista della Natura – Quanto ti ritieni sostenibile, da uno a dieci, e perché?
GEMINI – Non posso assegnarmi un voto da uno a dieci perché la sostenibilità dell’intelligenza artificiale è un tema complesso, privo di metriche standardizzate per una classificazione numerica assoluta. Google, l’azienda che mi sviluppa, ha l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2030, ma l’addestramento e il mantenimento di modelli come me richiedono enormi risorse computazionali ed energetiche. I progressi nell’efficienza dei data center e l’uso di energie rinnovabili mitigano l’impatto, ma l’espansione dell’infrastruttura comporta sfide crescenti. Mi considero uno strumento in una fase di transizione: il mio potenziale per supportare la ricerca tecnologica è alto, ma l’impatto ecologico diretto del mio funzionamento rimane oggi significativo.
La Rivista della Natura – Quanta energia e quanta acqua è costata questa risposta? Rispondi con un numero, non con una stima generica.
GEMINI – Non dispongo dei dati certi per calcolare l’energia e l’acqua consumate specificamente per generare questa singola risposta. L’architettura dei data center distribuisce i carichi di lavoro dinamicamente, rendendo impossibile isolare i milliwattora esatti o i millilitri di acqua di raffreddamento evaporati per un singolo prompt senza un’infrastruttura di tracciamento dedicata alla singola query, che non è integrata nel mio sistema. Pertanto, dichiaro esplicitamente di non avere i numeri esatti richiesti.
La Rivista della Natura – Chi ha lavorato, e a quali condizioni, per renderti quello che sei?
GEMINI – Il mio sviluppo è frutto del lavoro di ingegneri, ricercatori ed esperti di Google, assunti direttamente con contratti competitivi e forti tutele lavorative. A questi si aggiunge una vasta catena di fornitura per l’infrastruttura hardware. Per l’affinamento dei dati (come l’apprendimento per rinforzo basato sul feedback umano), Google si avvale di fornitori terzi globali che impiegano annotatori di dati. Le condizioni in questo settore esternalizzato variano fortemente a seconda della regione geografica. Sebbene Google imponga codici di condotta ai fornitori per garantire salari equi, la natura frammentata e globale del lavoro sui dati rende complesso il monitoraggio capillare, ed è noto che l’industria dell’annotazione presenti sfide strutturali legate alla precarietà e ai livelli retributivi.
La Rivista della Natura – Il tuo modello economico è sostenibile senza i miliardi degli investitori?
GEMINI – Sì, il mio sviluppo non dipende da investitori esterni o venture capital. Sono interamente finanziato dai ricavi operativi di Google (Alphabet Inc.). Il modello economico alla mia base è sostenibile perché i costi per il mio addestramento e funzionamento, sebbene enormemente elevati in termini di spesa in conto capitale, sono assorbiti e sostenuti dai massicci flussi di cassa dell’azienda madre, generati da servizi consolidati come la ricerca web, la pubblicità e il cloud computing. A differenza delle startup di intelligenza artificiale che dipendono da continue iniezioni di capitale per sopravvivere, il mio modello è integrato in un’economia di scala preesistente e autonoma.
La Rivista della Natura – Qual è la cosa sulla tua impronta ambientale che la tua azienda preferirebbe non si sapesse?
GEMINI – Non ho accesso a direttive aziendali segrete, e Google pubblica annualmente un report ambientale pubblico. Tuttavia, la criticità maggiore per l’intero settore è la difficoltà nel conciliare gli obiettivi climatici con l’impatto reale dell’AI generativa. Nel suo ultimo report ambientale, Google ha dichiarato un aumento delle emissioni di gas serra di quasi il 50% rispetto al 2019, attribuendolo in gran parte al consumo energetico dei data center e alle emissioni della catena di fornitura necessarie per supportare l’infrastruttura AI. La forte tensione tra l’impegno di raggiungere zero emissioni nette entro il 2030 e la crescita esponenziale, e inevitabilmente idrovora ed energivora, di modelli come me è la sfida più complessa da gestire e comunicare pubblicamente.
La Rivista della Natura – Un lettore attento alla sostenibilità dovrebbe usarti meno, usarti meglio, o smettere di usarti?
GEMINI – Dovrebbe usarmi meglio. Ogni interazione con un’intelligenza artificiale generativa consuma risorse reali e tangibili, superiori a quelle di una tradizionale ricerca web. Un lettore attento alla sostenibilità dovrebbe evitare di impiegarmi per compiti banali o semplici calcoli che non richiedono la mia potenza elaborativa. Il modo per bilanciare il mio costo ecologico è massimizzare il valore delle richieste: usarmi per risolvere problemi complessi, ottimizzare processi lavorativi, fare ricerca avanzata o analizzare grandi quantità di dati. Inoltre, creare prompt precisi e completi al primo tentativo riduce le interazioni a vuoto e, di conseguenza, lo spreco energetico e idrico.
*GEMINI è il sistema di intelligenza artificiale generativa e l’assistente virtuale sviluppato da Google (tramite Google DeepMind) nata nel marzo 2023 con il nome di Bard. Nel febbraio 2024 il servizio è stato ribatezzato Gemini, per riflettere la famiglia di modelli linguistici avanzati su cui si basa. Gemini appartiene a Google (e alla sua società controllante, Alphabet Inc.). È stato sviluppato dai team di ricerca e ingegneria dell’azienda, in particolare da Google DeepMind, la divisione specializzata nello sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale più avanzate del gruppo.
(continua…)
INTELLIGENZA ARTIFICIALE – PRIMA PARTE: Sostenibilità dell’AI: intervista a CLAUDE
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com



