Dal 2020 si è aggiunto un nuovo tassello al processo di economia circolare perfezionato nello stabilimento faentino di Caviro Extra, società controllata del Gruppo Caviro, che, lavora i sottoprodotti della filiera vitivinicola e agroalimentare traendone energia e prodotti nobili.
In questo caso a essere recuperata e riutilizzata è l’anidride carbonica, la CO2 che si concentra durante il processo di trasformazione del biogas in biometano all’interno dei digestori anaerobici dello stabilimento, in funzione dal 2019.
«Grazie alla collaborazione con Sico, uno dei maggiori player italiani sul mercato dei gas tecnici e della CO2 – evidenzia Alberto Bertoni, responsabile Area tecnica e nuovi progetti di Caviro Extra –, abbiamo realizzato e messo in produzione un impianto che ci permette di recuperare l’anidride carbonica scartata nell’impianto di biometano, purificarla raggiungendo il livello più alto degli standard per l’utilizzo alimentare, raffreddarla alla temperatura di -30 °C, comprimerla fino a farle raggiungere lo stato liquido e stoccarla in due serbatoi».
L’impianto è in grado di produrre – evitando emissioni di gas serra nell’ambiente – 7.000 tonnellate di CO2 liquefatta all’anno.
CO2 di natura organica rinnovabile
«L’investimento per la costruzione è stato preso in carico da Sico con il coinvolgimento di tutto lo staff tecnico di Caviro Extra ed Enomondo per il collaudo della tecnologia necessaria e la messa in esercizio – continua Bertoni –. Inoltre, Sico si occupa anche della commercializzazione dell’anidride carbonica prodotta, destinata principalmente al mercato alimentare e industriale. Ciò che ci preme sottolineare è che parliamo di CO2 di natura organica rinnovabile, per la quale Caviro Extra aveva tutte le autorizzazioni necessarie all’immissione in atmosfera, ma che abbiamo scelto di recuperare, purificare e lavorare affinché avesse una seconda vita come prodotto per la filiera agroalimentare. Questa operazione ha quindi per noi una doppia valenza: da un lato migliora le nostre performance ambientali e di sostenibilità riducendo le nostre emissioni in atmosfera, dall’altro ci permette di aggiungere un ulteriore step al nostro modello di economia circolare, restituendo una nuova risorsa che può essere riutilizzata nel mondo dell’industria agroalimentare, da cui provengono gli scarti e i sottoprodotti che valorizziamo nel nostro sito di Faenza».
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