Due nuovi studi internazionali hanno analizzato i segni lasciati da predatori e parassiti sulle conchiglie dell’Adriatico settentrionale. I dati che emergono mostrano una diminuzione delle attività di predazione e parassitismo rispetto a qualche migliaio di anni fa. Infatti, all’aumento dell’attività umana negli ambienti marini è associato a un drastico calo delle interazioni tra predatore e preda e tra parassiti e ospiti negli organismi che vivono sui fondali.
Questa diminuzione dell’antagonismo interspecie è sintomo di una forte diminuzione della diversità e della stabilità di questi ecosistemi.

(A) Esoscheletro di Chamelea gallina (vongola adriatica, proveniente dal Lido di Jesolo, Venezia): la traccia attribuita ai parassiti investigati è evidenziata dal rettangolo tratteggiato e ingrandita nella figura B.
In (C) un esoscheletro di vongola adriatica con una moltitudine di tracce di parassiti e proveniente da depositi di spiaggia di circa 2.500 anni fa e presenti nel sottosuolo di Milano Marittima (Ravenna).
I parassiti delle vongole
I due studi internazionali vedono tra gli autori Daniele Scarponi, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna.
Il primo, “A sea of change: Tracing parasitic dynamics through the past millennia in the northern Adriatic, Italy”, pubblicato su Geology, ha ricostruito come il livello di infezione parassitaria nelle vongole (che vengono utilizzate come ospiti temporanei) sia cambiato negli ultimi millenni, in concomitanza con l’aumento della presenza antropica lungo le coste dell’Adriatico.
Per ricostruire le dinamiche parassitarie nel tempo, sono stati analizzati e comparati campioni di gusci di vongole presi sull’attuale fondale sabbioso poco a sud del Delta del Po e da sedimenti sabbiosi che si sono depositati in ambienti comparabili, ma risalenti a circa 2.500 anni fa.
«Ci siamo concentrati in particolare sui trematodi Gymnophallidae: un gruppo di vermi piatti che durante il ciclo vitale parassitizza anche le vongole adriatiche. Le tracce di questa interazione sono delle piccole depressioni circolari lasciate nella parte interna del guscio dei bivalvi» spiega Scarponi.
L’analisi mostra che negli ultimi migliaia di anni c’è stato un collasso nell’abbondanza e diffusione delle tracce dei trematodi nei gusci di vongola adriatica.
«Sono risultati preoccupanti, perché la diversità dei parassiti si specchia in molti casi con quella degli ecosistemi da cui dipendono per la loro sopravvivenza» aggiunge Scarponi.

(A) Associazione a Varicorbula gibba (1) proveniente da fondali fangosi adriatici attuali al largo del delta del Po.
(B) Associazione a V. gibba di 5.000 anni che mostra, rispetto alle associazioni attuali, un maggior numero di gasteropodi predatori (vedi esemplari indicati con il numero 3) e di tracce di predazione qui riconoscibili sul gasteropode Turritellinella tricarinata (2p) e su un gasteropode del genere Euspira (3p).
Il declino dei predatori
Il secondo studio, “Human-driven breakdown of predator–prey interactions in the northern Adriatic Sea”, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, condotto su associazioni a molluschi dei fondali marini adriatici, mostra come anche le interazioni tra preda e predatore siano diminuite negli ultimi decenni, specialmente nell’area del Delta del Po.
Gli studiosi hanno analizzato le tracce di predazione – piccoli fori lasciati da alcuni gasteropodi su altri gusci di molluschi – in depositi marini che si sono accumulati nel corso delle ultime migliaia di anni.
Il declino delle interazioni predatore-preda è significativo soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
«Queste evidenze confermano il cambiamento in atto di ecosistemi marini dell’alto Adriatico e la sua trasformazione in un mare “urbano“» conclude Scarponi.
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