I partecipanti alle spedizioni invernali in Antartide trascorrono in completo isolamento nove mesi nella stazione italo-francese Concordia, a 3.200 d’altezza, persino più inaccessibile della Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenze.
La sfida è soprattutto umana oltreché tecnologica, come ha evidenziato una ricerca psicologica e biomedica condotta all’interno della base.
Gestita dall’IPEV francese e dal PNRA italiano (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), per conto del quale ENEA cura la logistica, la base Concordia è diventata il miglior luogo sulla Terra per studiare l’adattamento umano in ambienti ICE (Isolated, Confined and Extreme) e trasferire le conoscenze acquisite alle esplorazioni spaziali, anche grazie alla collaborazione ventennale con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Scrive Roberta Cosmi, dell’Ufficio stampa e relazione con i media di ENEA, nell’articolo pubblicato su ENEAinform@: «A Concordia, il team di winter over, composto quest’anno da 12 membri, si trova a vivere i nove mesi dell’inverno antartico in spazi confinati, con risorse limitate e un ambiente esterno ostile. Questa combinazione di fattori rende la stazione un luogo molto simile a una futura base lunare o marziana, permettendo di anticipare possibili problematiche di tipo psico-fisico e testare contromisure in modo realistico».
«Esposizione a temperature estreme, che scendono fino a -80 °C, carenza d’ossigeno per l’alta quota, assenza di luce solare per circa quattro mesi sono tra i fattori che mettono alla prova resistenza fisica e psicologica dei partecipanti» commenta Denise Ferravante, psicologa e ricercatrice ENEA, responsabile per il PNRA del supporto psicologico del team winter over, che quest’anno sta vivendo già da circa 2 mesi in completo isolamento nell’ambito della 22a Campagna di ricerca.
Un isolamento “spaziale”
A questi fattori di stress si aggiunge l’isolamento totale. «Durante il periodo invernale, nessun rifornimento e nessuna evacuazione sono possibili. Paradossalmente, mentre un equipaggio in orbita sulla Stazione Spaziale Internazionale può rientrare sulla Terra in poche ore, chi si trova a Concordia deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse» prosegue Ferravante.
Psicologia dell’isolamento
«Gli studi mostrano che una delle dimensioni più critiche è quella sociale, dovuta alla convivenza per lungo periodo in un ambiente isolato e in un gruppo multiculturale» spiega ancora Ferravante.
«Differenze di età, cultura ed esperienze pregresse possono amplificare incomprensioni, dissidi e reazioni emotive intense. Inoltre, nei mesi di isolamento può manifestarsi la winter-over syndrome, caratterizzata da alterazione della capacità di concentrazione e memoria, nervosismo, apatia, umore depresso, irritabilità e insonnia, sintomatologie accentuate anche dall’alterazione dei ritmi circadiani legati ai periodi luce-buio».
La ricerca psicologica sull’adattamento agli ambienti estremi oltre che essere di estrema importanza per le future missioni nello Spazio profondo può essere utile per gruppi che operano in condizioni di isolamento, come piattaforme petrolifere e basi scientifiche remote.
Oltre alla ricerca biomedica, la stazione Concordia è anche un banco di prova tecnologico per la telemedicina, i sistemi di supporto vitale, la gestione energetica e le comunicazioni in ambienti isolati che trovano in Antartide un terreno ideale di sperimentazione.
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