Gli esseri umani commettono spesso errori di ragionamento quando devono prendere decisioni in condizioni di incertezza che confondono la mente. Il più famoso di questi “tranelli cognitivi” è il cosiddetto paradosso di Monty Hall.
Il problema che riguarda la teoria della probabilità non è stato reso famoso da un matematico, bensì dal conduttore del gioco televisivo americano “Let’s Make a Deal”, Monty Hall, appunto.
Nel gioco venivano mostrate al concorrente tre porte chiuse; dietro a una si trova un’automobile, mentre le altre due nascondevano una capra. Dopo che il giocatore ha selezionato una porta, il conduttore dello show apre una delle altre due, rivelando una delle due capre, e offre al giocatore la possibilità di cambiare la propria scelta iniziale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cambiare la porta migliora le chance del giocatore di vincere l’automobile, portandole da 1/3 a 2/3.
La spiegazione del paradosso di Monty Hall
Studiare le fallacie di ragionamento negli animali può permetterci di capire cos’è “tipicamente” umano e le origini evoluzionistiche di determinati processi cognitivi. Le ricerche su primati e uccelli hanno finora mostrato risultati contrastanti: i macachi sembrano essere in difficoltà come noi umani di fronte a questo enigma statistico, mentre i piccioni sembrano imparare rapidamente a cambiare la prima scelta e ottimizzare le possibilità di successo. Questo ha indotto i ricercatori a credere che i processi cognitivi che portano a fallacie di ragionamento di questo tipo fossero prevalentemente legati ai complessi sistemi neuro-cognitivi dei primati (umani e non).
Anche i pesci sbagliano
Una ricerca dell’Università di Padova, pubblicata sulla rivista Cognition e condotta da Christian Agrillo e Alessandra Pecunioso del Dipartimento di Psicologia Generale, apre invece nuovi scenari, sottoponendo a test esemplari di pesce fantasma (Kryptopterus bicirrhis).
Se sottoposti a una versione computerizzata del Monty Hall, i pesci tendono a mantenere la prima scelta piuttosto che virare sulla seconda più vantaggiosa. I pesci, inoltre, preferiscono confermare la scelta iniziale anche dopo 200 prove, nonostante il premio continui a giungere in prevalenza quando questi cambiano la scelta.
«Gli esseri umani sottoposti a questo test fanno errori nel calcolo delle probabilità, ma non solo: è stato dimostrato che a volte mantengono la prima scelta per il timore di vedere che il cambio effettuato all’ultimo è stato svantaggioso e percependo quindi una “perdita” maggiore rispetto alla condizione di partenza. Inoltre, esiste una sorta di illusione di maggior controllo degli eventi al momento della prima scelta, quando questa avviene senza interferenze del conduttore del gioco. Non possiamo escludere che certe risposte emotive si verifichino anche negli animali, ma riteniamo che una spiegazione più plausibile sia la difficoltà dei pesci di stimare eventi di probabilità condizionata» spiega il prof. Christian Agrillo, corresponding author della ricerca e docente al Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova.
Il fatto che un pesce faccia una scelta sub-ottimale nel gioco del Monty Hall ci suggerisce che anche i processi cognitivi alla base delle cosiddette fallacie di ragionamento si possano verificare con un’organizzazione dei circuiti neurali completamente diversa dalla nostra, arrivando a essere presenti in animali senza corteccia cerebrale» aggiunge la dott.ssa Alessandra Pecunioso, autrice della ricerca e ricercatrice all’Ateneo patavino.
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