In Europa l’Italia è il primo Paese per biodiversità: la sola fauna italiana (marina, terrestre e d’acqua dolce) è stimata complessivamente in oltre 60.000 specie, di cui circa il 98% costituito da invertebrati e il rimanente da circa 1.300 specie di vertebrati.
Un patrimonio che viene celebrato dal 20 gennaio al 30 aprile, nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in piazzalele Aldo Moro, dalla mostra “Il Paese della biodiversità. Il patrimonio naturale italiano” di National Geographic Italia e National Biodiversity Future Center (NBFC). Il percorso espositivo presenta in cinque sale una cinquantina di fantastiche fotografie di The Wild Line – il collettivo di fotografi naturalistici composto da Marco Colombo, Bruno D’Amicis e Ugo Mellone– selezionati da National Geographic, che esplorano il legame tra biodiversità, attività umane e conseguenze dei cambiamenti climatici e testimoniano l’importanza di preservarla.
Il valore della biodiversità in termini assoluti
Un altro evento interessante è poi la mostra dal titolo: “Elogio della diversità: viaggio negli ecosistemi italiani”, al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, fino al 30 marzo.
La mostra intende mettere in rilievo temi e circostanze diverse: il valore della biodiversità sia in termini assoluti, sia in relazione al benessere psicofisico degli essere umani; i principali fattori antropici – cambiamento climatico, specie invasive, frammentazione degli habitat e inquinamento – che si ritengono essere causa della minaccia alla biodiversità; la visione della salute unica – One Health – come approccio integrato per equilibrare la salute di persone, animali ed ecosistemi; le possibili azioni individuate per invertire la rotta in direzione di un accrescimento della ricchezza della biodiversità sulla terra e al contempo favorire paradigmi di prevenzione.
Tuttavia la parte forse più interessante di tale evento è la sezione interattiva in cui i visitatori possono pronunciarsi su alcune domande inerenti la natura e, soprattutto, leggere e commentare i risultati di tale sondaggio, conoscendo in tempo reale anche le risposte:
- Uccideresti un orso, un lupo, un cervo quando diventano un problema per le attività umane? (82% No, 18% Sì);
- Mangeresti carne di balena? (76% No, 24% Sì);
- Rinunceresti a tutti i parcheggi della tua via per piantare alberi? (74% Sì, 26% No);
- Il progresso è compatibile con la biodiversità? (59% No, 41% Sì);
- L’umanità si salverà dalla sesta estinzione di massa? (63% No, 37% Sì).
Si tratta, ovviamente, di risposte tutte favorevoli alla biodiversità, probabilmente anche a causa della presumibile cultura biofriendly, già in partenza, dei visitatori della mostra.
Un’utenza che, si presume, è di estrazione probabilmente cittadina e quindi senza esperienze di conflitti diretti per esempio con specie problematiche, come capita invece a molti agricoltori o allevatori che quindi risponderebbero in modo diverso.
Quello che però continua a mancare anche in eventi come questi è una reale e diffusa consapevolezza del valore effettivo della biodiversità e della natura in genere, su basi non emotive o utilitaristiche, ma scientifiche e di contenuto. Ovvero, se da una parte le reazioni sono su basi estetiche o sentimentali-emozionali (a favore) e dall’altra su basi economiche e di interesse (contro) è ancora carente quella visione di insieme veicolata dall’informazione e comunicazione generalista che sia in grado di evidenziare correttamente e in modo diffuso i beni e i servizi che dalla natura, ogni giorno e in ogni momento, noi riceviamo.
Cosa accadrebbe infatti se l’informazione intorno al “bene natura” fosse ampia e massiva? Se l’opinione pubblica fosse realmente informata su quali benefici produce la biodiversità e sul fatto che senza alberi, fiumi, impollinatori, uccelli, saremmo semplicemente morti? E cosa accadrebbe se ci fosse informazione più ampia anche sui bisogni delle altre specie, spesso negati dal nostro modo di abitare il territorio?
È molto probabile che le esigenze e le convinzioni della gente subirebbero un ulteriore sensibile cambiamento in senso naturalistico e che le agende della politica ne sarebbero positivamente influenzate.
Che oggi, in una sorta di drammatico analfabetismo di ritorno, soprattutto a livello nazionale appaiono invece sempre più distanti dal considerare realmente importanti queste tematiche.
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