Il Paesaggio migratorio di Boma-Badingilo (Boma-Badingilo Migratory Landscape), nel Sud Sudan, entra nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO (*) grazie al suo straordinario valore naturalistico. Il sito comprende il Parco Nazionale di Boma, il Parco Nazionale di Badingilo e un vastissimo mosaico di pianure alluvionali, savane, foreste aperte e zone umide che si estende tra il gigantesco sistema palustre del Sudd, uno dei più grandi complessi di zone umide del mondo, e le savane dell’Africa orientale.
Con una superficie di circa 112.500 chilometri quadrati, il sito rappresenta una delle più vaste aree di savana ancora quasi intatte del pianeta. Qui la presenza umana è limitata, le infrastrutture sono pochissime e i processi naturali continuano a modellare il paesaggio come accade da migliaia di anni. Le piogge stagionali e le grandi inondazioni trasformano continuamente il territorio, creando un mosaico di habitat che permette la sopravvivenza di una fauna straordinariamente ricca.
Perché è diventato Patrimonio dell’Umanità
L’UNESCO ha iscritto il sito secondo tre criteri della Convenzione del Patrimonio Mondiale: (VII), (IX) e (X).
Il primo elemento riconosciuto dall’UNESCO è la spettacolarità della grande migrazione degli ungulati. Ogni anno circa sei milioni di antilopi attraversano queste immense pianure seguendo il ritmo delle stagioni, delle piogge e della disponibilità di pascoli. Si tratta della più grande migrazione terrestre di mammiferi oggi conosciuta al mondo, persino superiore, per numero di animali coinvolti, a quella ben più famosa del Serengeti tra Tanzania e Kenya.
Le protagoniste di questo immenso spostamento sono soprattutto tre specie: il kob dalle orecchie bianche (Kobus kob leucotis), con circa cinque milioni di individui; il tiang (Damaliscus lunatus tiang), con circa 300.000 esemplari; la gazzella di Mongalla (Eudorcas albonotata) con circa 350.000 animali.
A queste si aggiungono oltre 160.000 cervicapre redunche (Redunca redunca) e circa 30.000 lichi del Nilo (Kobus megaceros).
Quando enormi branchi composti da migliaia di individui attraversano le savane allagate, il paesaggio si trasforma in uno degli spettacoli faunistici più grandiosi rimasti sulla Terra.
Il secondo criterio premia i processi ecologici ancora perfettamente funzionanti. Le grandi migrazioni degli erbivori rappresentano infatti uno dei meccanismi evolutivi più importanti sviluppatisi nelle savane africane. Seguendo l’alternarsi della stagione secca e di quella delle piogge, gli animali percorrono centinaia di chilometri alla ricerca di erba fresca e acqua, evitando contemporaneamente la scarsità di cibo e riducendo la pressione esercitata dai predatori e dai parassiti.
Nel corso di milioni di anni questo comportamento ha favorito l’evoluzione di particolari adattamenti fisici, metabolici e sociali: maggiore resistenza agli spostamenti, vita in grandi gruppi, sofisticate capacità di orientamento e strategie riproduttive sincronizzate. In molte parti del mondo queste migrazioni sono ormai scomparse a causa di strade, recinzioni e urbanizzazione. Nel paesaggio di Boma-Badingilo, invece, sopravvivono ancora su scala eccezionale.
Il terzo criterio riguarda la biodiversità. Il sito ospita alcune delle popolazioni più importanti di grandi mammiferi dell’Africa orientale, comprese specie minacciate a livello globale. Tra gli animali più emblematici figurano, oltre alle antilopi già citate, anche elefanti di savana, orici beisa, leoni, lepopardi, gheparti, bufali, licaoni, giraffe di Rothschild. Le vaste pianure alluvionali ospitano inoltre grandi concentrazioni di uccelli acquatici, rapaci e specie migratrici. Di enorme importanza è anche la presenza di numerose specie di avvoltoi minacciati: secondo la documentazione UNESCO, il paesaggio potrebbe ospitare alcune delle più grandi popolazioni residue di questi rapaci in tutta l’Africa.
Un ecosistema ancora quasi incontaminato
Ciò che rende davvero unico questo sito è il suo straordinario stato di conservazione. Oltre il 99% della vegetazione risulta ancora sostanzialmente intatto. Non esistono oleodotti, grandi infrastrutture industriali, dighe o reti stradali estese che interrompano gli spostamenti degli animali.
La maggior parte della popolazione locale vive ancora di allevamento, pesca e agricoltura di sussistenza. Secondo la candidatura UNESCO, proprio il mantenimento di questi sistemi tradizionali di utilizzo del territorio ha contribuito alla sopravvivenza della grande migrazione, evitando la frammentazione dell’habitat che ha invece compromesso fenomeni analoghi in molte altre regioni del pianeta. Il sito possiede anche un importante valore culturale: da secoli è abitato da comunità come i Murle, i Dinka, i Nuer, gli Anyuak e i Toposa, che hanno sviluppato tradizioni pastorali strettamente legate ai cicli naturali del paesaggio.
Nonostante l’eccezionale integrità ambientale, il sito resta fragile. Quasi quarant’anni di guerre hanno decimato molte specie stanziali, mentre il bracconaggio commerciale rappresenta ancora una minaccia per alcune popolazioni di antilopi. La candidatura UNESCO sottolinea inoltre la necessità di controllare l’espansione delle infrastrutture, evitare nuove strade lungo le rotte migratorie, regolamentare l’agricoltura intensiva e rafforzare la collaborazione con le comunità locali, considerate fondamentali per la tutela dell’intero ecosistema.
È possibile visitare il Paesaggio migratorio di Boma-Badingilo?
Dal punto di vista teorico, il Parco Nazionale di Boma e il Parco Nazionale di Badingilo sono aree protette aperte alla ricerca scientifica e al turismo naturalistico. Tuttavia, al momento il sito non può essere considerato una destinazione turistica facilmente visitabile.
Le infrastrutture sono estremamente limitate, non esistono circuiti turistici consolidati e gran parte del territorio è priva di strutture ricettive. A questo si aggiunge la situazione di sicurezza del Sud Sudan, che continua a essere instabile in diverse aree del Paese e porta molti governi a sconsigliare i viaggi non essenziali. Per questi motivi le visite sono oggi limitate soprattutto a ricercatori, documentaristi, fotografi naturalisti e spedizioni organizzate con il supporto delle autorità locali e delle organizzazioni che operano nella conservazione della fauna.
Se in futuro le condizioni di sicurezza miglioreranno e verranno sviluppate infrastrutture adeguate, il Boma-Badingilo Migratory Landscape potrebbe diventare una delle più straordinarie destinazioni africane per il safari naturalistico. L’enorme migrazione delle antilopi, l’integrità del paesaggio e la ricchezza della fauna hanno infatti tutte le caratteristiche per renderlo uno dei grandi santuari della biodiversità mondiale.
(*) Nella 48a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, svoltasi a luglio 2026 a Busan, nella Repubblica di Corea, sono stati proclamati 25 nuovi Patrimoni dell’Umanità. Vi raccontiamo i 5 nuovi siti naturali e il sito misto naturale/culturale che si sono aggiunti alla prestigiosa lista.
- Il fiume Gerru, Parco Nazionale di Boma. © Gael R. Vandeweghe / Unesco
- Savana di Combretum, Parco Nazionale di Badingilo. © Gael R. Vandeweghe / Unesco
- Savana di Balanites, Boma extention. © Gael R. Vandeweghe / Unesco
- Lichi del Nilo. © Gael R. Vandeweghe / Unesco
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