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la richiesta delle associazioni

Bracconaggio: chiudere la caccia in provincia di Trapani

Bracconaggio: chiudere la caccia in provincia di Trapani
Falco pecchiaiolo impallinato nel bresciano, soccorso dai volontari WWF del CRAS di Valpredina. Foto: © Oasi WWF Valpredina

Andrea Di Piazza Andrea Di Piazza 29 Set 2019

Risale a pochi giorni fa l’uccisione di uno splendido esemplare di Falco pecchiaiolo in contrada San Teodoro nelle campagne di Marsala, provincia di Trapani. L’animale, appartenente ad una specie migratrice particolarmente protetta, è stato ferito da alcuni bracconieri ed è spirato durante il trasporto al Centro Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza, nel Palermitano. Sembra esserci un vero e proprio buco nero nei cieli della provincia di Trapani: ogni anno, in concomitanza con la stagione della caccia, sono decine gli esemplari uccisi dai cacciatori di frodo che non risparmiano nemmeno specie in protette o in pericolo di estinzione.

 

Le Associazioni sul piede di guerra

 

Con un documento inviato all’Assessore regionale dell’Agricoltura, on. Edgardo Bandiera, le Associazioni ambientaliste siciliane Legambiente, LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e WWF Italia (World Wide Fund for Nature) hanno chiesto l’emanazione di un urgente decreto per sospendere, con effetto immediato, l’esercizio venatorio almeno fino al 31 ottobre nell’intero territorio della provincia di Trapani. Il caso del falco pecchiaiolo infatti non è l’unico: nei giorni scorsi, sempre nel Trapanese, grazie ad un’operazione anti bracconaggio del Corpo Forestale regionale, sono stati sanzionati cinque cacciatori per aver violato le norme sull’attività venatoria ed è stato sequestrato un richiamo acustico elettronico, posizionato per il prelievo illegale della Quaglia alla foce del fiume Belice, ancorato al suolo e blindato con una cassetta metallica.

«Anche quest’anno la provincia di Trapani si contraddistingue per l’ennesimo eclatante quanto grave episodio di bracconaggio a carico di specie di avifauna particolarmente rare e protette: già un anno fa – ricordano Legambiente, LIPU e WWF – a Mazara del Vallo (TP) era stato ucciso un giovane esemplare di avvoltoio Capovaccaio (specie in via di estinzione) liberato in Basilicata nell’ambito del progetto europeo LIFE “Egyptian vulture”; pochi giorni dopo è stata colpita, sempre con armi da caccia, una rara e minacciata Aquila di Bonelli, monitorata nell’ambito del progetto LIFE “ConRaSi” grazie ad un trasmettitore satellitare, rinvenuta morta nelle nel Comune di Fulgatore (TP); altri due rapaci particolarmente protetti – due esemplari di Nibbio bruno in migrazione – erano stati uccisi con arma da fuoco nell’agro di Calatafimi (TP), subito dopo l’apertura della stagione di caccia».

Perché è importante fermare la caccia

La sospensione della caccia ridurrebbe i rischi di abbattimento o ferimento di avifauna spesso appartenente a specie minacciate, monitorate e studiate nell’ambito di progetti scientifici di livello nazionale ed internazionale; inoltre, va ricordato che già il “Piano d’Azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici” elaborato dal Ministero dell’Ambiente e da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in collaborazione con il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri, indica la Sicilia occidentale e, in particolare, proprio la Provincia di Trapani quale “black-spot” di massima attenzione per il bracconaggio, ovvero un buco nero nel quale vengono ogni anno perpetrati dai bracconieri numerosi reati, come l’uccisione di specie migratrici protette o l’uso indiscriminato di richiami elettroacustici di genere vietato. La parola adesso passa alla Regione Siciliana.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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