I capodogli (Physeter macrocephalus) sono tra le creature più imponenti e enigmatiche che popolano gli oceani del nostro pianeta, dalle gelide acque polari fino ai caldi tropici. Nonostante la loro vasta distribuzione, sorprendentemente, molti aspetti della loro vita rimangono avvolti nel mistero, in particolare i modelli migratori dei maschi adulti.
Un innovativo studio del Norwegian Polar Institute realizzato nel 2025 e pubblicato su Springer Nature, basato sul tracciamento satellitare di 29 capodogli maschi nell’Artico nord-orientale, sta finalmente svelando dettagli affascinanti sui loro epici viaggi e sulle loro abilità subacquee.
Un aspetto distintivo della vita dei capodogli è l’estremo dimorfismo sessuale: i maschi possono raggiungere i 18 metri di lunghezza e pesare fino a 60 tonnellate, mentre le femmine sono significativamente più piccole. Questa differenza si riflette anche nel loro habitat: mentre femmine e giovani vivono in gruppi sociali stabili nelle acque tropicali e di media latitudine, i maschi maturi preferiscono le regioni polari, recandosi a Sud solo per la riproduzione.
Amori liberi
La scoperta più intrigante di questo studio riguarda proprio la tempistica di queste migrazioni: le partenze dalle latitudini settentrionali avvengono in modo asincrono, coprendo un periodo che va da gennaio a ottobre, ben dieci mesi all’anno. Questo dato inedito suggerisce che i capodogli – a differenza di altri grandi cetacei come le balenottere o le megattere che seguono cicli annuali stagionalmente rigidi – non hanno una stagione riproduttiva definita. Sembra che ogni individuo operi secondo i propri ritmi interni, probabilmente influenzati dalla propria condizione fisica.
I maschi tracciati hanno impiegato in media 40 giorni per raggiungere le aree riproduttive a sud dei 45°N, coprendo distanze notevoli, tra i 3.993 e i 7.951 km. Una volta giunti a destinazione, hanno trascorso in media 76 giorni in queste acque calde. Due capodogli, che hanno completato l’intero ciclo migratorio, sono stati tracciati per 175 e 180 giorni, percorrendo distanze cumulative sbalorditive di oltre 16.000 e 17.000 km.
Le loro aree di riproduzione non sono specifiche zone costiere, ma si estendono su una regione immensa, oltre 10 milioni di km², abbracciando gran parte dell’Atlantico meridionale, dalle Isole Canarie e Capo Verde fino alle acque vicine ai Caraibi e al Brasile. Durante il transito, la loro velocità orizzontale è più che raddoppiata rispetto alle aree di foraggiamento, e i loro movimenti mostrano una forte direzionalità, tipica di un viaggio mirato.
Perché i maschi intraprendono questi viaggi titanici?
L’ipotesi più accreditata suggerisce che possa trattarsi di un “retaggio evolutivo”. Quando la popolazione di capodogli era quasi il doppio di quella attuale (stimata a 1,9 milioni prima della caccia intensiva, rispetto agli attuali 850.000), la migrazione verso le acque polari, più ricche di nutrienti, potrebbe essere stata una necessità per ridurre la competizione alimentare.
Le acque fredde e abbondanti di cibo polare potrebbero, inoltre, facilitare una crescita più rapida, permettendo ai maschi di raggiungere quelle dimensioni imponenti che potrebbero essere cruciali per il successo riproduttivo.
È un “marketing” acustico: i capodogli maschi emettono potenti “click” il cui intervallo tra gli impulsi è proporzionale alla dimensione del loro organo dello spermaceti.
Questi segnali acustici richiamano le femmine e fungono da deterrente per i rivali, spiegando perché i maschi si trovino raramente troppo vicini nelle aree di riproduzione, dato che i click possono essere uditi fino a 60 km di distanza.
Record d’immersione
Il comportamento di immersione dei capodogli maschi è altrettanto spettacolare e nell’articolo compaiono dati interessanti. I tag SPLASH hanno raccolto dati sulle loro incredibili discese nel buio oceanico. Immersioni a profondità superiori a 1.000 metri sono state registrate sia durante la migrazione, sia nelle aree di riproduzione. Un singolo individuo ha stabilito un record straordinario, raggiungendo una profondità massima di 1.927 metri con un’immersione durata 53 minuti, proprio nell’area di riproduzione.
Un’altra immersione ha toccato i 1.191 metri e ha avuto una durata eccezionale di 68 minuti.
Le immersioni variano a seconda della fase del ciclo migratorio: sono mediamente più brevi (30 minuti) e meno profonde (343 metri) nelle aree di foraggiamento settentrionali, ma diventano significativamente più profonde e lunghe durante le fasi di transito e nelle aree di riproduzione (con una media di 51 minuti e 849 metri nella zona di riproduzione).
Sebbene non sia ancora del tutto chiaro se i capodogli maschi si nutrano attivamente durante la migrazione o nelle aree di riproduzione, la presenza occasionale di immersioni profonde oltre i 1.000 metri durante il transito e l’immersione record nella zona di riproduzione suggeriscono fortemente che il foraggiamento avvenga anche al di fuori delle tradizionali aree di alimentazione.
Questo studio pionieristico ha gettato nuova luce sul ciclo annuale e sui complessi comportamenti subacquei di questi “giganti cosmopoliti”, colmando importanti lacune nella nostra comprensione. La conoscenza delle loro vaste rotte migratorie e delle aree di riproduzione, molte delle quali si trovano in acque internazionali, è fondamentale per la loro conservazione. Curiosamente, le rotte tracciate da questi capodogli moderni si sovrappongono a molte delle aree storiche di caccia documentate dai balenieri, un promemoria della resilienza di questa specie e dell’importanza di proteggere il loro futuro.
C’è ancora molto da imparare, ma ogni immersione e ogni viaggio tracciato ci avvicina un po’ di più ai segreti di questi magnifici abitanti degli abissi.
“Migration to breeding areas by male sperm whales Physeter macrocephalus from the Northeast Atlantic Arctic”
Christian Lydersen1,8, Marie-Anne Blanchet1,2,8, Kit M. Kovacs1, Tiu Similä3, Carla Freitas4,5, Zoë Morange2,3, Ove M. Pedersen3, Emma F. Vogel2, Marten Bril3, Guttorm Christensen6 & Audun H. Rikardsen2,7
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