Capraia la più “rustica” tra le isole dell’Arcipelago Toscano raggiunte dal turismo. Coste alte e impervie, quasi del tutto prive di spiagge, un solo paese, natura selvaggia, mare mozzafiato. E sentieri che l’attraversano da Nord a Sud facendone un paradiso del trekking.
Capraia è emersa nove milioni di anni fa a una cinquantina di chilometri dalle coste di un’antica Italia. Tutto merito di un vulcano che nel corso del tempo ha effettuato diverse eruzioni e modellato Capraia, la più selvaggia tra le isole dell’Arcipelago Toscano, se si esclude la quasi inaccessibile Montecristo.
A Capraia, oltre ai fondali bellissimi, si trova un piccolo paradiso del trekking. L’isola, infatti, i cui assi misurano rispettivamente 4 e 8 chilometri, ha dimensioni perfette per essere percorsa a piedi. La vegetazione è bassa, gli alberi sono pochissimi, se si esclude qualche sparuto esemplare di pino e di leccio, le spiagge quasi assenti, sostituite da piccole baie rocciose, spesso circondate da vertiginose pareti a picco su un mare impetuoso. La macchia mediterranea in primavera trasforma le rocce in un carosello di profumi e di fioriture, che prosegue nei mesi successivi: dall’esplosione degli asfodeli in aprile, fino alle scilla e ai corbezzoli autunnali.
Poi ci sono gli animali, alcuni dei quali difficilmente avvistabili altrove. Come il muflone, il gabbiano corso, il marangone, il passero solitario, il falco pellegrino e la raganella sarda.
Nel periodo delle migrazioni, a queste si aggiungono moltissime altre specie, tra cui il falco pescatore, il picchio muraiolo, il biancone e il falco di palude sono i visitatori più regolari.
Da Livorno a Capraia ci vogliono solo due ore di traghetto e, visto che si è arrivati fin qui, vale la pena fermarsi più di un giorno sull’isola, che è piena di sorprese. L’itinerario proposto può essere fatto in una sola giornata, senza dilungarsi troppo, oppure spezzato in un paio di giorni, gustando ogni cosa con maggiore calma e concedendosi qualche deviazione.
Il percorso
Tutti i sentieri di Capraia partono dal porto. L’approdo a mare si trova poco sotto il minuscolo paese, sormontato dalla grande sagoma del Forte di San Giorgio.
Ci vuole solo un quarto d’ora per arrivare nel piccolo centro abitato e superare la sagoma variopinta della Chiesa di San Nicola. Se disponete di un po’ di tempo, vale la pena di dare uno sguardo più da vicino al mare e alle falesie dell’isola, imboccando, sulla sinistra, un sentiero che in poche centinaia di metri porta alla Punta Bellavista e alla vicina Torretta del Bagno, antica via di fuga collegata al forte.
Dopo essere tornati indietro, si prosegue su una mulattiera in buono stato che conduce verso Sud, perdendosi nella macchia in direzione del centro dell’isola. Si sale in lieve pendenza tra cisti, elicrisi, ginestra ed erica arborea. Alle spalle, il campanile colorato della chiesa di San Nicola si staglia contro il mare profondo di un azzurro intenso, che si estende anche sul versante sinistro del percorso.
In circa venti minuti si arriva al Piano, così chiamato perché è una delle poche zone dell’isola che non sia in pendenza. Tra gli arbusti si intravvedono i rapidi voli dei piccoli uccelli di macchia. Sono silvidi tipici di questi ambienti: l’occhiocotto, la magnanina e la magnanina sarda, qui residenti tutto l’anno e avvistabili cercando con i binocoli tra i cespugli di erica. In primavera accorrono anche sterpazzola e sterpazzolina di Sardegna, assieme alla più comune capinera, al beccafico e alla bigia grossa.
Da questo punto, superando i ruderi dell’antica chiesa di Santo Stefano, si può scendere fino alla Cala del Ceppo, una piccola baia circondata da rocce rosse: è un bel posto dove fare il bagno se la stagione è quella giusta.
Il percorso di avvicinamento al mare, che richiede circa 20 minuti, consente di osservare facilmente una delle specie botaniche più interessanti dell’isola, il fiordaliso di Capraia che sta aggrappato alle rocce assieme alla gialla cineraria.
Ritornando sui propri passi, si riprende la mulattiera per dirigersi verso La Sella dell’Acciatore. La strada sale lentamente tra la macchia che si infittisce e, in meno di mezz’ora, conduce al centro dell’isola.
Dall’altra parte, verso Ovest, si intravvede Cala di Fondo e il tratto di costa protetto dalla riserva integrale, dove non passano sentieri e non è possibile immergersi. Ad aprile e a maggio in questa piana si può ammirare una straordinaria fioritura di asfodeli, un tappeto di piccoli fiori bianchi e di foglie nastriformi.
Sulla destra, un sentiero sale lentamente fino allo Stagnone, l’unica raccolta di acqua di tutto l’Arcipelago (vedi pagina precedente). Da qui, con un ultimo sforzo si raggiunge il Monte le Penne, che regala un bel panorama su tutta l’isola.
Per il ritorno si può ripercorrere la stessa via o, se si dispone di più tempo, andare fino alla Punta dello Zenobito con le sue straordinarie pareti di roccia vulcanica rossa.
Scheda tecnica
- Per chi: il sentiero è accessibile a tutti, anche se presenta alcuni tratti in pendenza
- Lunghezza: 8 km andata e ritorno (tragitto paese-Stagnone)
- Durata: circa 6 ore andata e ritorno, comprese le deviazioni laterali
- Dislivello: 450 m
- Cartografia: le carte sono disponibili nei centri Parco e presso il Centro Informazioni al porto dell’Isola. Ottima la guida “Capraia, Terra Mare” di Marco Lambertini con disegni di Rossella Faleni, Pacini Editore
- Periodo: tutto l’anno evitando, se possibile, le giornate invernali più ventose. La primavera è la stagione più interessante; d’estate Capraia può essere molto calda e affollata.
- Equipaggiamento: scarponcini da trekking, binocolo. Se siete bene allenati potete valutare la mountain bike.
Come arrivare
Per arrivare a Capraia occorre raggiungere Livorno in treno o in auto. Dal porto si prende poi il traghetto Toremar che in due ore e mezza conduce sull’isola. Info: www.toremar.it, prenotazioni e info tel. 199123199, Toremar Capraia tel. 0586 905069.
Numeri utili
- Parco Nazionale tel. 0565 91941
- www.islepark.it
- Agenzia Servizi Parco tel. 0586 905071







