Un’altra escursione lungo il Sentiero Italia CAI raccontata da Gian Luca Gasca, piemontese di 30 anni, giornalista e scrittore di montagna, che ci porta nel Parco Nazionale del Pollino.
Anche questo trekking è legato al progetto Linea 7000, da lui ideato per dimostrare che i Parchi italiani si possono raggiungere in maniera sostenibile, ovvero utilizzando solo mezzi pubblici.
di Gian Luca Gasca
È primavera quando mi affaccio al Parco Nazionale del Pollino. Nei miei piani c’è una traversata dal lato calabrese a quello lucano lungo due tappe del Sentiero Italia CAI. Un bel modo per compiere un giro ad anello partendo e tornando da Napoli.

© Vito Delaurentis
Quando programmo il viaggio capisco fin da subito che di queste giornate molto tempo lo passerò su treni e autobus. Per quanto ben collegato, il Parco dista parecchi chilometri dalla capitale partenopea e il viaggio di avvicinamento, prima verso Cosenza e poi in direzione Morano Calabro, richiede un giorno e mezzo. Nel frattempo c’è tempo per pensare e godersi quell’alternanza tra mare e montagna che caratterizza il panorama fuori dal finestrino.
Campania e Calabria sono terre dove quota e costa si incontrano, appare sempre più evidente a ogni chilometro.

© Vito Delaurentis
Al ritorno, da Potenza, sono invece le montagne a caratterizzare il paesaggio. Cime basse, piccoli colli dell’entroterra lucano e campano che man mano digradano verso il mare su cui spicca l’inconfondibile sagoma del Vesuvio. In tutto se ne vanno tre giorni solo per gli spostamenti, ma passano in fretta tra i vari cambi. Le attese potrebbero sembrare lunghe, ma basta guardarsi intorno e cercare di vivere le esperienze che vengono come piccole avventure per divertirsi e lasciar scorrere via leggere le ore di viaggio.
Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino
Da Morano Calabro il sentiero sale subito deciso e in breve porta nel cuore del Parco. È metà primavera, gli alberi iniziano ad arricchirsi di verdi sfumature e i sentieri si ricoprono di un soffice manto erboso.
Qualche ora più tardi sono al Piano Gaudolino, sul confine tra Calabria e Basilicata. L’ambiente, che fino a quel momento si è mantenuto quasi estivo, mi ricorda subito che qui a far da padrone è la quota e non tanto la latitudine.

© Vito Delaurentis
Il freddo è intenso e la neve di fine stagione ancora abbondante. Il vicino Monte Pollino, seconda elevazione del Parco con i suoi 2248 metri, si presenta bianco come un pandoro. È lui a dare il nome al massiccio, nonostante la vetta più alta sia quella della Serra Dolcedorme con 2267 metri (anche vetta più alta dell’Appennino meridionale).
- © Vito Delaurentis
- © Vito Delaurentis
La motivazione va forse ricercata nella posizione del Monte Pollino, al centro del Parco che stiamo esplorando. Osservando la forma della montagna, che a circa metà altezza si spoglia degli alberi, appaiono evidenti le tracce di antichi ghiacciai. Più avanti, quando mi troverò sul versante opposto della montagna, ai Piani di Pollino sarà facile scorgere antichi massi erratici trasportati dalle lingue glaciali in movimento.
Il simbolo del Parco Nazionale del Pollino
I Piani di Pollino sono la vera attrazione di questo ambiente. Qui si possono infatti indagare con sguardo ravvicinato i caratteristici pini loricati, simbolo del Parco.
Il pino loricato vive in Italia, in modo naturale, esclusivamente in quella porzione di Appennino calabro-lucano che oggi appartiene al Parco Nazionale del Pollino. Con la loro forma caratteristica li si individua facilmente, abbarbicati sulle vette delle montagne o tra le pietraie calcaree, una volta superati i mille metri di quota.

© Vito Delaurentis
Mentre il freddo si impadronisce delle ossa penetrando lo spesso piumino osservo da vicino questa specie unica nel suo genere. La sua robustezza gli permette di resistere ai rigidi inverni e la forma dei rami si è adattata in maniera perfetta ai forti venti che spesso travolgono letteralmente creste e versanti vallivi. Qui non forma vere e proprie foreste come magari accade in altri ambienti. Li si trova isolati o in pochi esemplari, raggruppati alle quote dove il faggio non arriva. Camminarci in mezzo, mentre lentamente e faticosamente si scende di quota verso il Santuario della Madonna del Pollino, lascia sensazioni contrastanti. Alcuni alberi sono secolari, altri sono ormai morti ma rimangono in piedi nella loro statuaria forma. Merito del legno ricco di resine che li rende più resistenti alla decomposizione donandoci questi monumenti naturali dagli spettrali profili.
- © Vito Delaurentis
- © Vito Delaurentis
Leggi qui le altre puntate del PROGETTO LINEA 7000

© Vito Delaurentis








