Un’altra escursione lungo il Sentiero Italia CAI raccontata da Gian Luca Gasca, piemontese di 30 anni, giornalista e scrittore di montagna, che questa volta ci porta nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Anche questo trekking è legato al progetto Linea 7000, da lui ideato per dimostrare che i parchi italiani si possono raggiungere in maniera sostenibile, ovvero utilizzando solo mezzi pubblici.
di Gian Luca Gasca
Sotto gli scarponi crocchia l’ultima neve primaverile mentre gli alberi si alzano longilinei scomparendo nella nebbia che accompagna ogni passo ormai da ore.
Quello del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è un ambiente puro, dove scoprire la duplice veste dell’Appennino: quella della montagna dolce, che offre opportunità di vita a molte più specie di quanto possano farlo le alte quote alpine; e quella severa della montagna sferzata dai gelidi venti dell’est che qui soffiano impietosi ricoprendo qualunque cosa con la tipica galaverna invernale.

© Vito Delaurentis
Quando il sentiero scende nel bosco tutto si appacifica e il sibilo del vento ricorda un tumulto lontano, ma non appena si torna a salire raggiungendo la cresta di spartiacque tra Toscana ed Emilia Romagna si viene letteralmente investiti da una corrente che, oltre a gelare i piumini, rende difficoltoso ogni movimento.

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“Fatiche” ricompensate dalla bellezza dei panorami attraversati dalle due tratte del Sentiero Italia CAI che interessano il parco, permettendo di sfiorare la riserva naturale integrale di Sasso Fratino.
Un territorio di oltre 764 ettari protetto per tutelare un lembo di foresta conservatosi, nei secoli, quasi intatto grazie al naturale isolamento del territorio. Questo ha impedito all’uomo di accedervi con facilità per attuare tagli o, ancor peggio, la colonizzazione dell’ambiente.

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Foreste Casentinesi, un polmone verde tra gli Appennini
Il mio percorso attraverso le Foreste Casentinesi è iniziato dal Passo del Muraglione, valico di confine tra Toscana ed Emilia Romagna. Raggiungerlo è semplice, sulla carta. Basta prendere un bus extraurbano che da Firenze fa capolinea proprio sullo spartiacque regionale.
A complicare le cose sono gli orari, che non sempre si adattano a chi, come me, vuole intraprendere un’escursione lungo i sentieri appenninici. Nonostante tutto riesco a essere al passo per le 8 del mattino, dove subito ricevo il gelido benvenuto della quota. Il bel caldo di Firenze è solo un lontano ricordo per i prossimi due giorni.
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Sotto il freddo pungente inizio a camminare in direzione del Passo della Calla. La tappa di questa prima giornata è particolarmente importante, con 800 metri di dislivello e 15 chilometri di lunghezza, ma la foresta con i suoi ambienti, i suoni e le aperture panoramiche aiuta a far passare il tempo. Quando il bosco si dirada posso affacciarmi a osservare quel che mi circonda. Gli alberi si perdono a vista d’occhio. È come trovarsi nel cuore di un piccolo polmone verde italiano.

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Dal Passo della Calla verso Badia Prataglia ci si addentra ancor più all’interno del parco. La riserva integrale è alla mia sinistra, oltre lo scosceso versante. In aria si fa sentire solo il rumore del vento, a volte debole, altre più forte. Un grande cartello finalmente indica l’accesso alla riserva, ovviamente interdetto a tutte le persone senza permesso. Solo studiosi e ricercatori possono accedervi, per comprendere l’evoluzione di una foresta lasciata allo stato naturale, senza intervento umano a disturbarne l’equilibrio.
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In fondo, come mi ha raccontato Luca Santini, presidente del parco «Non è l’uomo che serve alla foresta, ma l’uomo che ha bisogno della foresta». Argomento ostico da affrontare, le posizioni riguardanti le tematiche di gestione forestali presentano spesso posizioni diametralmente opposte, soprattutto a livello politico. Che sia forse possibile trovare una pacifica convivenza tra riserva integrale e bosco ceduo? In fondo le Foreste Casentinesi sono un bell’esempio della doppia natura del bosco. Ci penso mentre uno dei rari autobus domenicali mi porta prima a Poppi e poi verso Firenze, orami sulla strada di Casa.
Pochi mezzi durante il weekend

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Da quel che ho potuto constatare, qui parrebbe più fattibile organizzarsi per camminare nei giorni infrasettimanali che in quelli festivi.
Da lunedì a venerdì le corse sono infatti frequenti e ben cadenzate durante la giornata, sia in salita verso il Passo del Muraglione che al rientro da Badia Prataglia.
Solo i fine settimana sembrano non attrarre le compagnie di trasporto pubblico. Eppure un paio di mezzi in più potrebbero essere di stimolo per far conoscere maggiormente questa nostra eccellenza naturalistica, soprattutto al pubblico straniero che è solito frequentare anche le montagne impiegando i mezzi pubblici per i suoi spostamenti.
Leggi qui le altre puntate del PROGETTO LINEA 7000
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