di Sara Parigi, biologa
Il capodoglio (Physeter macrocephalus) è uno dei cetacei che possiamo avvistare nelle acque del Mediterraneo. Primatista del mondo subacqueo, detiene numerosi record: raggiungendo i 20 m di lunghezza, è l’odontocete (cioè il cetaceo con i denti) più grande in assoluto. Il suo segno distintivo è l’enorme capo squadrato, che contiene il cervello più grosso al mondo, arrivando a quasi 7 kg. A distanza è riconoscibile grazie al suo soffio inclinato, proiettato in avanti verso sinistra.
È dotato di una possente pinna caudale triangolare, che solleva sempre prima di immergersi a caccia di calamari, arrivando a 3000 m di profondità e rimanendo in apnea anche più di 2 ore!
Nelle oscurità dell’oceano, si orienta grazie all’ecolocalizzazione: il cetaceo, emettendo onde sonore, capisce dove si trova perché queste rimbalzano su eventuali ostacoli presenti e gli ritornano indietro.
Quello dei capodogli è veramente un mondo di suoni: sono in grado di emettere click anche oltre i 200 dB, i più forti del regno animale. Proprio per questo sono particolarmente sensibili all’inquinamento acustico, causato principalmente dall’intenso traffico navale e dall’estrazione mineraria sottomarina. Le collisioni con le navi possono inoltre provocare ferite anche mortali.
È quindi fondamentale creare zone in cui questi animali possano vivere indisturbati: le Aree Marine Protette, promosse dalla Campagna 30×30 Italia di Worldrise, risultano essere ancora una volta la risposta ideale per tutelare la salute del nostro mare e dei suoi abitanti.
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