di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
Il bufalo appartiene alla classe dei Mammiferi, ordine Artiodattili, sottordine Ruminanti, famiglia Bovidi, sottofamiglia Bovini, genere Bubalus, specie bubalus. Quindi il suo nome scientifco è Bubalus bubalus.
Ha un carattere calmo e paziente e per questo è molto apprezzato nel suo gruppo di amici. A volte, però, il bufalo può essere piuttosto testardo: una volta che ha deciso una cosa o un pensiero, di solito lo mantiene. I ricercatori hanno rivelato un risultato sorprendente: i bufali con personalità simili mostrano associazioni sociali più forti. Come dire che se c’è affinità fra loro fanno amicizia.
Questi animali hanno occhi grandi, neri, vivaci, mobili con sopracciglia e ciglia lunghe. Maschi e femmine hanno le corna, sono simmetriche, più lunghe nelle femmine e dirette lateralmente e all’indietro. Il mantello varia dal bruno chiaro al marrone bruciato quasi nero.
La bufala mediterranea italiana (riconosciuta dal Mipaaf nel 2000 proprio allo scopo di tutelare la selezione e l’isolamento di caratteri), che viene utilizzata per la produzione del latte, è un animale rustico, resistente, intelligente e curioso, predilige ambienti caldo-umidi e trascorre gran parte della giornata immersa nell’acqua, cosa che gli permette di tenere lontani i parassiti ed evitare che la pelle si secchi eccessivamente. Produce un latte più ricco in grassi e proteine rispetto a quello bovino.
Essendo un animale molto intelligente conosce e risponde al proprio nome.
Il bufalo maschio serve per la riproduzione (e ne servono pochi) per circa otto anni mentre le bufale sono allevate quasi esclusivamente per il latte. Morfologicamente, il maschio è in genere più tozzo e con il tronco più largo e più alto, raggiungendo un peso di almeno 800 kg. Le femmine, più armoniose, pesano mediamente 650 kg. La durata media della gravidanza nella femmina è di circa 10 mesi (da 300 a 310 giorni), mentre l’allattamento è di circa 270 giorni.
Rispetto alla bovina da latte, la bufala ha una carriera produttiva molto più lunga, raggiungendo e talvolta superando le 10 lattazioni.
Per incrementare la quantità di latte prodotta, le bufale ricevono un’iniezione di ossitocina, un ormone la cui produzione naturale è inibita dalle condizioni di stress in cui vivono, un chiaro segnale di cattiva gestione degli animali che subiscono quindi le condizioni di maltrattamento di tutti gli altri allevamenti intensivi. A questo si aggiunge la pratica di legare le zampe delle bufale alla macchina per la mungitura onde evitare che, scalciando, stacchino il tiralatte. Alla nascita i bufalini pesano tra i 35 e i 39 chilogrammi.
Un fattore molto importante per il benessere delle bufale è rappresentato dalla superficie disponibile per il movimento. Le migliori condizioni si realizzano quindi con la stabulazione da cui si accede direttamente a un paddock esterno che a sua volta mette a disposizione una piscina colma d’acqua per le immersioni estive.
Si parla soprattutto di bufale perché sono loro che interessano l’allevamento, per il latte con il quale viene prodotta la mozzarella DOP. Dei maschi solo alcuni vengono risparmiati per l’inseminazione artificiale delle femmine.
Statisticamente si può prevedere una nascita del 50% di maschi e 50% di femmine. La maggioranza dei bufalini maschi, esclusi quelli destinati alla riproduzione, considerati controsessi (come i pulcini maschi, i capretti maschi, i vitelli maschi), viene inviata al macello non prima però che siano trascorsi 10 giorni durante i quali vanno comunque alimentati e il cordone ombelicale risulti essiccato. Questo sempre che l’allevatore segua la procedura legale.
Negli allevamenti, anche i bufalini risparmiati non hanno buone condizioni di vita: la maggior parte degli allevamenti risultano sovraffollati e senza accesso alle aree verdi. Inoltre alcuni animali presentano delle piaghe aperte, dei problemi di deambulazione dovuti all’eccessiva crescita di zoccoli e sono costretti a vivere su uno strato molto spesso dei propri escrementi. Inoltre, come se non bastasse, l’acqua che possono bere non è sempre accessibile ed è quasi sempre sporca.
I bufalini che muoiono vengono lasciati all’interno degli allevamenti, con il risultato che gli altri animali devono convivere con il cadavere. Può trascorrere anche una settimana prima della rimozione dei corpi.
Ma, poiché non esiste un vero mercato della carne di bufalo, nessuno si è mai chiesto dove finiscono i bufalini maschi quando non viene applicata la procedura legale? Veramente nessuno sa che fine fanno quando la legge non viene rispettata?
Il mancato guadagno spinge alcuni bufalari a disfarsi dei vitellini maschi appena nati e spesso in modo cruento. Strappati alla madre che li segue con dolore, incaprettati, con ilo muso legato per non emettere i gemiti dei neonati in cerca di cibo e della loro mamma, abbandonati nei campi, buttati nei fossi, soffocati con la paglia in gola, seppelliti ancora vivi o lasciati vagare fino alla morte per inedia. Annegati nei fiumi o lasciati agonizzare senza cibo da allevatori privi di scrupoli. Soppressi a colpi di bastone e lasciati in montagna a marcire e a diventare cibo per gli animali selvatici.
Sono stati ritrovati in fosse, sulle spiagge, sulle strade, nei campi ancora agonizzanti. La loro unica colpa: inutili perché sono maschi.
Uno dei tanti ritrovamenti ci parla di “una dozzina di vitellini di bufala legati tra loro con una fune arancione e poi appesi a un albero”. Morti. Ma secondo l’indagine di Four Paws International, sono 70.000 i bufalini uccisi ogni anno.
Ecco una testimonianza significativa: «Il 12 di febbraio scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che la “cosa”… era un bufalotto di alcuni giorni ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo. Un bufalotto maschio senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perché probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Sì, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata dai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale” non servono, non danno latte. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa…».
Nella sola Campania i bufali sono centinaia di migliaia e al 90% femmine, i maschi sono rifiuti dell’industria della famosa mozzarella di bufala.
Ci sarebbero meno bambini martiri
se ci fossero meno animali torturati,
meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura,
se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni
dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua diretti al macello
Marguerite Yourcenar
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