Abbiamo visto nella prima parte dell’articolo che è in atto una vera e propria campagna anti-natura, con possibili ricadute su quanto di buono sin qui fatto per l’ambiente in Europa e anche in Italia.
a questo punto è lecito chiedersi: chi e perché sta soffiando sul fuoco e strumentalizzando la vicenda?
La risposta è semplice: sono gli stessi soggetti che hanno osteggiato la Nature Restoration Law, le Strategia sulle Foreste, la riduzione dei pesticidi, le politiche contro gli allevamenti intensivi, le riforme per chiedere una Pac più amica della natura, che vorrebbero la caccia aperta a tutte le specie e tutto l’anno, eccetera.
Questo è il punto vero della storia. Il discorso non riguarda un improvviso (ed evidentemente infondato) bisogno di trasparenza, da parte di gruppi detentori di uno spaventoso potere (economico, lobbistico, politico, di relazioni), ma la paura che le politiche ambientali proseguano e gli interessi collettivi danneggino quelli privati. Che sono sempre più spudoratamente evidenti e assurdamente miopi: il mondo vada pure in malora, ma i nostri interessi non si toccano!
In che momento avviene l’attacco
Tempistica: di grande importanza è poi il momento dell’attacco. Perché esso, così ben coordinato, arriva in questo momento?
Beh!, per una ragione precisa: nei giorni scorsi, al Parlamento Europeo, era in programma la prima discussione sul futuro dei fondi Life, che la coalizione anti-ambientale ha deciso di “uccidere”.
Ecco il motivo della tempistica dell’iniziativa. Il ragionamento è stato probabilmente il seguente:
i fondi dei progetti Life sono vitali per le organizzazioni ambientaliste e per attuare sul territorio azioni concrete;
le organizzazioni ambientaliste sono vitali per le politiche ambientali europee (l’approvazione della Nature Restoration Law lo dimostra) e spesso le azioni sul terreno interagiscono con alcuni interessi palesi, soprattutto quelli legati all’agricoltura intensiva;
dunque, cancellare lo strumento Life significa cancellare o depotenziare le organizzazioni ambientaliste e di conseguenza la gran parte delle politiche ambientali ed anche molte azioni sul terreno, nonché quelle di sensibilizzazione ed informazione delle persone.
Un obiettivo politico
Dietro a ciò vi è poi anche un altro obiettivo, più prettamente politico ma legato a doppio filo a tutto ciò: allontanare la Commissione von der Leyen ancor di più dalle posizioni ecologiste della passata legislatura.
È in tal senso che va letto l’attacco specifico a Frans Timmermans, olandese (come il Telegraaph), il padre del Green Deal e dunque il nemico numero uno, ma vanno lette anche le dichiarazioni di Dirk Gotink, eurodeputato del PPE, olandese anch’egli, che ha dichiarato quanto segue: «Non muovo alcuna accusa verso il movimento ambientalista, che è ovviamente libero di fare le sue pressioni. Sto invece puntando le mie frecce sulla Commissione europea, la cui azione sembra un’interazione orchestrata tra la coalizione verde guidata da Timmermans e una maggioranza di sinistra nel Parlamento europeo».
Tutta questa vicenda farebbe quasi sorridere se non facesse preoccupare, trattandosi di una nuova puntata dell’offensiva che molti attori economici e politici hanno da qualche tempo in messo in campo contro la conversione ecologica delle nostre società.
La Restoration Law ha fatto da apripista e mostrato cosa potrà accadere, tra allarmi, accuse, fantasmi, fake news. «I siti della rete Natura 2000 sono terra di spaccio e prostituzione» (Pietro Fiocchi); «Gli alberi della Restoration Law cacceranno Babbo Natale da Rovaniemi» (Partito Popolare Europeo); “Gli ambientalisti odiano l’uomo e amano le paludi» (Ecr).
E poi tutte le storie sulla decrescita (più o meno felice) che ci porterebbe alla povertà, sulla necessità di tornare al nucleare perché altrimenti le bollette della luce saliranno alle stelle (Pichetto Fratin), su parchi e aree protette che frenano lo sviluppo e così via.
È solo l’inizio, il preludio di una battaglia che è culturale, ma anche di valori. Ed è sempre la solita vecchia storia: il bene comune contro l’interesse di pochi.
La cosa può fare paura ma deve anche entusiasmarci, motivare ulteriormente l’azione di chi sa di essere nel giusto, nella consapevolezza di quanto il cammino della transizione ecologica sarà difficile, di quante cose andranno cambiate e quanto tempo ci vorrà, soprattutto per aumentare la coscienza individuale.
Ma anche del senso di giustizia ecologica e direi di bellezza che pervade queste scelte e l’impegno che ne deriva.
Ne vale la pena e soprattutto, come si diceva una volta: se non ora, quando?
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