Il clima non è sempre e il solo fattore che determina la quantità di acqua e le modalità di movimento dei flussi idrici nei bacini forestali: fattori pedologici, topografici, geologici, vegetazionali e legati alle condizioni idrologiche iniziali esercitano spesso un effetto pari, se non maggiore, sui processi di generazione di deflusso in questi ecosistemi.
A sfatare decenni di letteratura scientifica sui fattori fondamentali che determinano la generazione di deflusso delle acque negli ecosistemi forestali è lo studio pubblicato su Nature Water – “Controls on runoff processes in forested catchments worldwide” – a firma del prof. Daniele Penna, professore di Idrologia Forestale presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università degli Studi di Firenze.
Comprendere la complessità dei bacini forestali
La ricerca analizza le interazioni tra acqua, suolo, roccia, vegetazione e clima, i fattori che governano il movimento dell’acqua e dunque la sua disponibilità a livello mondiale.
In un mondo che affronta una crescente variabilità climatica, con alternanza sempre più frequente tra periodi molto secchi e molto umidi, questo studio contribuisce evidenziando l’urgenza di riconoscere la complessità funzionale e l’eterogeneità dei bacini forestali per poterli gestire e proteggere al meglio.
Tali ecosistemi coprono, infatti, circa un terzo delle terre emerse e rappresentano veri e propri hotspot idrologici: forniscono gran parte dell’acqua dolce di elevata qualità, regimano le acque durante eventi di piena, regolano la disponibilità idrica durante le siccità, riducono il rischio di franamento superficiale e sostengono servizi ecosistemi fondamentali per la società.
In particolare, alcuni risultati dello studio rafforzano concetti già noti, come la prevalenza del movimento dell’acqua per vie sottosuperficiali e il ruolo delle acque di falda nell’alimentare i corsi d’acqua; altri, invece, rivelano nuove conoscenze: per esempio, i processi legati al contenuto idrico del suolo, per cui si generano elevati deflussi al di sopra di un certo valore di umidità del suolo, e il ruolo della vegetazione e della struttura topografica.
Particolarmente sorprendente è l’evidenza del ruscellamento superficiale, che per decenni si è ritenuto essere quasi assente nei bacini forestali.
Lo studio mostra, invece, che tale processo è presente in una quota significativa di bacini a livello globale. Inoltre, in molti casi, il deflusso superficiale si genera perché l’intensità della pioggia supera la capacità di infiltrazione del suolo, e non perché il suolo sia già saturo.
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