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PRONTI ALL'EMERGENZA

Come costruire un rifugio di fortuna in montagna

Come costruire un rifugio di fortuna in montagna

Kyt Lyn Walken Kyt Lyn Walken 18 Dic 2020

Costruire un rifugio di emergenza in montagna è certamente una soluzione estrema a una condizione estrema.

Trovarsi senza segnale, senza mappa e senza punti di riferimento – specialmente in un momento di densa nebbia – è senza dubbio una situazione che ci auguriamo di non dover affrontare.

Pronti a ogni evenienza

Tuttavia, nella sfortunata ipotesi che questo possa accadere, dobbiamo sapere cosa fare. E, come sottolineato negli articoli precedenti, tutto parte da una corretta analisi dei rischi.

Materiali e conoscenza

Ancora una volta, il materiale che portiamo nello zaino può, e anzi deve, fare la differenza. Oggetti semplici, come alcuni metri di paracord, un coltellino svizzero, un tarp o poncho tarp (strumenti che potete recuperare tranquillamente in qualsiasi negozio di articoli da outdoor) possono costituire un supporto indispensabile in una condizione di emergenza. Comunque, non possono essere slegati dalle conoscenze di base che ciascuno di noi dovrebbe possedere se vuole davvere vivere la montagna in completa sicurezza.

Guardarsi intorno


Come illustrato nelle fotografie, un solido riparo di emergenza deve guardare verso Sud, e sfruttare gli elementi già presenti nel territorio al fine di rendere meno dispendioso possibile il vostro lavoro in termini di sforzi e, quindi, di calorie spese.

Un grande masso erratico, ad esempio, estremamente comune in tutto il territorio italiano, può fungere da ideale parete. Una volta ripulito da detriti il suolo circostante, potete iniziare, avvalendovi di un coltello o anche solamente delle vostre mani (attenzione, sempre protette da guanti!), a creare una sorta di rastrelliera di rami dritti, affiancati l’uno all’altro. In questo modo otterrete l’altra parete.

Fate le corrette considerazioni

Oltre alla vostra statura fisica, considerate anche la necessità di tenere all’interno del riparo il vostro zaino. Coprite un’estremità con altri rami, in modo da allestire una barriera ed evitare così la dispersione del calore.

All’estremità opposta, calcolando lo spazio necessario per accedere al vostro riparo, allestite un deflettore (tenuto insieme da diversi giri di paracord) ovvero una barriera solida che vi permetterò di sfruttare al meglio il calore, e il relativo beneficio, ottenuto dall’accensione di un fuoco.

Come scaldarsi

Alla luce delle legislazioni italiane in merito all’accensione dei fuochi, accendetelo (e mantenetelo e curatelo) solo in caso di estrema necessità: ad esempio, se sentite che l’ipotermia sta sopraggiungendo. Nel vostro zaino non deve mai mancare una metallina, che vi può garantire il calore necessario per passare la notte all’addiaccio. La presenza di scaldamani, inoltre, può essere un plusvalore: le dita, infatti, sono estremamente sensibili ai geloni e all’ipotermia citata sopra.

L’importanza di un corso

Sono moltissime, e sparse in tutta Italia, le scuole di sopravvivenza regolamentate e certificate da CSEN o F.I.S.S.S. che vi possono impartire lezioni di sopravvivenza.

Considerate l’ipotesi di investire sulle vostre competenze: sono sempre tempo e denaro, ben spesi!

 

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