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Scienza
FONTANE DI LAVA

Come funziona il “cuore pulsante” dell’Etna 

Come funziona il “cuore pulsante” dell’Etna 

Redazione Redazione 28 Mag 2021

Il magma che genera le fontane di lava dell’Etna viene “pompato” dal profondo del vulcano con un meccanismo che assomiglia a un cuore pulsante.

Un serbatoio magmatico profondo alimenta costantemente uno più superficiale, dove i gas vengono pressurizzati dando origine alla raffica di fontane di lava. Lo hanno scoperto ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che hanno pubblicato lo studio sulla rivista scientifica Applied Sciences.

Lo studio “Combining high- and low-rate geodetic data analysis for unveiling rapid magma transfer feeding a sequence of violent summit paroxysms at Etna in late 2015” ha analizzato la formazione di quattro fontane di lava che hanno interessato il cratere Voragine del vulcano siciliano nel dicembre del 2015.

Gli scienziati hanno analizzato le deformazioni del vulcano per risalire alle sorgenti magmatiche delle sequenze delle violente eruzioni, per comprenderne le dinamiche e  definire il sistema di alimentazione dell’Etna in grado di produrre un così rapido accumulo e violento rilascio del magma.

 

«La nostra analisi dei dati di deformazione del suolo, ottenuti utilizzando dati ad alta frequenza tilt e GNSS (Global Navigation Satellite System) e immagini satellitari DInSAR (Differential Interferometric Synthetic Aperture Radar), ha riguardato un periodo di 12 giorni comprendente l’intera sequenza eruttiva del dicembre 2015» spiega Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV e primo autore dell’articolo.

Lo studio ha consentito di definire le dinamiche e le velocità di trasferimento del magma da una camera magmatica profonda a una più superficiale. Lì il magma, ricco di gas, staziona temporaneamente accumulando pressione.

Schema semplificato del modello finale, con la zona di stoccaggio più profondo (l’atrio), a 6 km, che alimenta quella più superficiale (il ventricolo) dove il magma pressurizza per venire eruttato episodicamente non appena la pressione supera la soglia. © Bonforte/INGV

«Quando la pressione del gas supera quella di contenimento delle rocce, si verifica l’eruzione violenta sotto forma di parossismo. Questo meccanismo combinato di due livelli di stoccaggio del magma a diverse profondità rappresenta, dunque, il possibile motore delle sequenze di eventi così rapidi e violenti» ha spiegato Bonforte.

Viceversa, quando la pressione del gas diminuisce, il parossismo si arresta e il serbatoio più profondo inizia nuovamente a ricaricare quello superficiale, così come il flusso sanguigno che viene pompato nel cuore.

 

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