Nella costante e apparentemente inarrestabile corsa alla distruzione della natura, quello che sta avvenendo ultimamente nei mari italiani testimonia ancora una volta la protervia, ma anche la superficiale ignoranza e la cecità di chi pensa che l’unico scopo dell’esistenza sia fa soldi.
Vi sarebbero innumerevoli altri esempi ma ci limitiamo a citarne due, tra i più recenti.
Il primo è legato al grande sviluppo del turismo delle grandi navi da crociera. Tutti contenti, i nostri amministratori, per il boom economico di questi mostri del mare che, con i circa 13 milioni di passeggeri transitati per i porti italiani nel 2023, fanno del nostro Paese il primo in Europa per numero di turisti nautici e mezzi movimentati.
Con un trend in forte crescita (nel 2022 erano “solo” 9,3 milioni i crocieristi) e con la Liguria in testa tra tutte le nostre regioni per accoglienza di questo tipo di turismo (Dati Italian Cruise Day 2023).
Peccato che l’impatto sull’ambiente marino e anche sulla vita degli abitanti delle città portuali provocato da questo tipo di traffico raggiunga spesso livello critici che sembra non importino quasi a nessuno dei famosi “decisori”.
Nel 2022 infatti le circa 218 navi da crociera del vecchio continente, gran parte delle quali transita dall’Italia, hanno emesso più ossidi di zolfo di 1 miliardo di automobili, ovvero circa 4,4 volte il numero di tutte le autovetture europee, portando il nostro Paese a essere la nazione più inquinata dalle navi da crociera (contaminando così anche l’aria marina, da sempre famosa per la sua purezza).
Si può fare come a Venezia
E che il contributo degli scarichi delle navi sia sostanziale all’inquinamento di molte città costiere, lo confermano per esempio i dati di Venezia in cui, a seguito del divieto emanato nel 2021 che impedisce alle grandi navi da crociera di accedere al porto, gli inquinanti atmosferici sono diminuiti dell’80%.
E allora vogliamo almeno obbligare queste mega-navi da svago, che ormai superano i 350 metri di lunghezza e sono alte come palazzi di 20 piani (60-70 m.), a dotarsi tutte di motori e carburanti a basse emissioni e ad adottare buone pratiche, quali ad esempio quelle che le obbligano a collegarsi all’elettricità in porto, invece di far funzionare i propri motori anche quando sono alla fonda?
Nella seconda parte di questo articolo parleremo invece di un’altra aggressione ai nostri mari, ancora più subdola, poiché travestita da iniziativa “green” a favore dell’ambiente: un grande parco eolico in pieno mar Ionio.
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