Il secondo attacco ai mari italiani (leggi qui la prima parte dell’articolo) sta avvenendo sottotraccia, un po’ in sordina e da iniziativa “amica dell’ambiente”, perché finalizzata alla produzione della cosiddetta energia pulita. Ovvero la costruzione di un grande parco eolico in mare aperto (offshore) al largo delle coste del mar Ionio cosentino, in Calabria.
Proprio in queste settimane la motonave “Denar Explorer”, battente bandiera turca e una motobarca “Orca II”, battente bandiera italiana, sono state autorizzate dalla Capitaneria di porto di Corigliano Rossano a svolgere «indagini ambientali finalizzate alla realizzazione del “progetto centrali eoliche offshore” su richiesta della società Aalea Srl, in nome e per conto della committente “Nd-Sea One Srl.
L’obiettivo è completare i rilevamenti per attuare la costruzione di un campo eolico che, su una superficie complessiva di 59,76 chilometri quadrati di mare, vedrà la costruzione di 28 pale eoliche alte come la Torre Eiffel. Si tratta infatti di torri alte circa 160 metri fino al mozzo (la testa rotante), per raggiungere i 270 metri considerando il diametro del rotore, delle pale.
Si tratta, come descrive il progetto, di un “impianto ibrido per la generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile eolica e fotovoltaica, con ubicazione offshore avente potenza complessiva di 540 megawatt, generata da 28 aerogeneratori da 15 megawatt l’uno per una potenza eolica di 420 megawatt e due aree destinate a piattaforme fotovoltaiche galleggianti da 60 megawatt ciascuna, per una potenza fotovoltaica di 120 megawatt, oltre a un sistema di accumulo elettrochimico onshore avente potenza pari a 100 megawatt e capacità di 200 megawattora”.
L’energia così prodotta sarà trasportata a terra con un cavo del diametro di 120 centimetri che si estenderà per 27 chilometri, una buona parte ancorato sul fondale e l’ultima di 5 chilometri interrato, fino a raggiungere l’elettrodotto a terra e a collegarsi alla rete nazionale che, si spera, possa essere in grado di ricevere quanto prodotto in mare.
Senza entrare sulle considerazioni economiche, che ovviamente evidenziano vari benefici, quello che colpisce è il fatto di porre come sempre in secondo (o terzo, quarto, ecc.) piano gli impatti sull’ambiente.
Il campo eolico, di 17 x 3 chilometri, è situato a 8 miglia nautiche dalla costa (circa 14 chilometri) nelle acque antistanti ai comuni calabresi di Coriliano Rossano, Crosia, Calopezzati e Mandatoriccio.
L’impatto visivo sarebbe rilevante, con le 28 pale eoliche alte quasi 300 m. che saranno visibili dalla Sila, e da tutto l’arco ionico tra Cariati a Rocca Imperiale, rovinando quello che oggi è uno dei paesaggi marini più belli della Calabria. Gli effetti sulla fauna marina sarebbero poi tutti da indagare. I pescatori delle marinerie di Trebisacce, Schiavonea e Cariati, ma anche gli imprenditori turistici e ovviamente gli ambientalisti sono giustamente preoccupati. Come finirà?
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com







