Sono stati due giorni di grande successo per gli Stati Generali della Green Economy a Ecomondo, con oltre 1500 partecipanti e 100 fra relatrici e relatori, più i contatti Web che hanno generato una copertura di oltre 255.000 utenti.
La Relazione sullo Stato della Green Economy – presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy 2024, nell’ambito di Ecomondo – mostra che l’Italia ha raggiunto risultati importanti in settori come l’economia circolare e il biologico e, addirittura, il Paese nel 2023 ha diminuito le emissioni di CO2 di oltre il 6%, tanto che se mantenesse questo trend potrebbe raggiungere il calo del 55% nel 2030. I dati preliminari per il 2023 vedono miglioramenti per le rinnovabili elettriche, nel 2023 per la prima volta sole e vento hanno generato oltre 50 TWh di energia elettrica, ossia un quinto della produzione nazionale di elettricità.
In alcuni settori permangono criticità
A fronte di questi risultati incoraggianti, non si arresta però il consumo di suolo, che interessa il 7,14% del territorio nazionale e si estende anche in aree di fragilità idraulica, e sono aumentate nel 2023 le immatricolazioni delle auto, ma sono ancora poche le elettriche.
Gli edifici, nel 2023, sono il settore più energivoro con oltre il 40% della domanda nazionale di energia, anche se hanno ridotto i propri consumi del 5,5%. I trasporti sono il secondo settore per consumi di energia, con il 35% del totale e sono l’unico settore in cui anche nel 2023 i consumi di energia sono aumentati del 2,2%. L’industria, col 21% dei consumi finali nazionali, nel 2023, ha fatto registrare un taglio del 6%.
«La Relazione sullo Stato della Green economy del 2024 registra un aggravamento della crisi climatica, molto rapido in Italia, confermando che questo aggravamento resta la principale sfida che dobbiamo affrontare. Alcune cose si stanno facendo e alcuni risultati ci sono: le emissioni di gas serra sono diminuite, le rinnovabili elettriche hanno ripreso a crescere e facciamo passi avanti anche nella circolarità della nostra economia. Ma ancora troppo poco, non solo perché la sfida è globale e di vasta portata, ma perché non remiamo insieme, tutti nella stessa direzione. Alcuni rallentano l’impegno in questo cambiamento per altri obiettivi e altre priorità, così il quadro complessivo della transizione ecologica, risulta variegato, con alti e bassi, con poco slancio, con difficoltà, al di sotto dei suoi potenziali» ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, che coordina il gruppo di esperti che curano il rapporto annuale.
La decarbonizzazione non è solo un fatto europeo
A fronte delle buone prestazioni dell’Italia in relazione alle emissioni di gas serra, che sono diminuite di oltre 26 milioni di tonnellate, oltre il 6%, scendendo per la prima volta sotto la soglia dei 390 milioni di tonnellate di gas serra, ci si chiede cosa fanno gli altri “grandi emettitori”.
L’impegno climatico riguarda ormai tutte le principali economie del mondo e i “grandi emettitori” come Cina, Usa, Eu hanno avviato ingenti investimenti e programmi per raggiungere l’obiettivo “net zero”. Questi Stati con l’India sono responsabili del 60% delle emissioni di CO2 mondiali.
La seconda giornata degli Stati generali della Green Economy è stata dedicata a temi internazionali, con un focus su Europa, Cina, Usa e India.
L’Unione Europea con il Green Deal ha messo in campo misure normative e strumenti di regolazione incisivi, e i risultatiti cominciano a vedersi.
La Cina, principale emettitore mondiale di CO2 con un aumento significativo negli ultimi anni arrivato a + 39%, è comunque impegnata nella transizione energetica, per diversi fattori, tra cui i successi, industriali e delle esportazioni, ottenuti con tale scelta. Nel 2022 La Cina ha venduto il 60% delle auto elettriche su scala mondiale, il 50% degli impianti eolici e il 45% di quelli solari fotovoltaici. Ma resta ancora la principale utilizzatrice mondiale di carbone responsabile di circa il 70% delle sue emissioni totali.
Gli Stati Uniti, secondo emettitore mondiale, ma il primo pro capite, ha ridotto le emissioni del 14,5% nel 2022 e l’amministrazione Biden ha mobilitato livelli senza precedenti di sostegno governativo per promuovere una più forte e più rapida riduzione delle emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere il 100% di elettricità green entro il 2035.
Il livello totale delle emissioni dell’India è simile a quello dell’Unione europea, ma con una popolazione tre volte più numerosa: quindi con emissioni pro capite ancora basse, meno della metà della media mondiale e circa un quarto di quelle della Cina.
«Siamo difronte a un bivio e dobbiamo chiederci quale mondo vogliamo lasciare ai nostri figli e nipoti. Per questo dobbiamo tenere a mente questi obiettivi: neutralità climatica nell’Unione Europea entro il 2050 e una riduzione interna netta di emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030» ha detto Antonio Decaro, Presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo.
«La transizione ecologica e ambientale deve essere accompagnata da una transizione sociale, altrimenti l’Europa continuerà a essere vista come nemica che impone scelte incomprensibili che danneggiano soltanto i cittadini» ha aggiunto Decaro.
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