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Cambiamenti climatici

Accordo Cop21, ecco a che punto siamo

Accordo Cop21, ecco a che punto siamo

Michele Mauri Michele Mauri 6 Set 2016

Sabato 3 settembre, alla vigilia del G20 di Hangzhou, Cina e Stati Uniti hanno annunciato la ratifica dell’accordo sul clima di Parigi, raggiunto nel dicembre 2015 durante la Conferenza mondiale Cop21. Il presidente Usa Barack Obama e quello cinese Xi Jinping hanno anche consegnato simbolicamente a Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, i documenti relativi alla ratifica.
Si tratta di un passo importante affinché l’Accordo di Parigi possa diventare giuridicamente vincolante. È bene ricordare, infatti, che lo scorso dicembre la conferenza ha sì negoziato un Accordo globale per la riduzione dei cambiamenti climatici, il cui testo ha ottenuto il consenso delle 196 parti partecipanti, ma i Paesi aderenti dovranno firmare l’Accordo a New York entro il 21 aprile 2017. Lo scorso 22 aprile, durante la Giornata mondiale della Terra, 175 Paesi lo hanno sottoscritto. In seguito si sono aggiunti altri Stati, portando il totale di quelli che lo hanno firmato a 180, compresa l’Unione Europea.

Tuttavia non basta. L’Accordo entrerà davvero in vigore solo quando sarà ratificato – cioè adottato all’interno dei propri sistemi giuridici – da almeno 55 paesi che insieme rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali di gas serra. Prima della ratifica di Cina e Stati Uniti, che da soli sono responsabili per circa il 38 per cento delle emissioni, l’accordo era stato ratificato da 24 paesi, che insieme però rappresentano solo l’1 per cento delle emissioni. Oggi la situazione è salita invece a 26 paesi ratificanti per un totale pari al 39,06 per cento delle emissioni globali. Per conoscere la situazione aggiornata, capire chi emette quanto e quali paesi hanno già firmato e ratificato potete consultare questo grafico interattivo.
Il primo paese in assoluto che ha già ratificato – con un atto parlamentare approvato all’unanimità da governo e opposizione – sono state le isole Fiji nel Pacifico, seguite da Palau, Isole Marshall e Maldive. L’unico stato europeo che ha ratificato finora è la Norvegia, lo scorso 20 giugno. Francia e Ungheria dovrebbero essere quasi pronte, mentre la Russia, che da sola farebbe la differenza, come già accadde per il Protocollo di Kyoto, ha annunciato che farà partire il processo di ratificazione in autunno. Anche l’Italia dovrebbe ratificare l’Accordo di Parigi nel 2016, prima della COP22 di Marrakech, con una legge che stanno predisponendo congiuntamente il Ministero dell’Ambiente e il Ministero degli Affari Esteri.
Nell’attesa ricordiamo che il testo contiene sostanzialmente quattro impegni per gli stati che lo hanno sottoscritto (qui il testo integrale):

1) mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine;
2) tentare di limitare l’aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici;
3) fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo;
4) procedere successivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com

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