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KOMODO / SECONDA PARTE

Crystal Rock e gli altri paradisi dell’isola di Komodo

Crystal Rock e gli altri paradisi dell’isola di Komodo
Un gruppo misto di ombrine dolci labbra composto da plectorinchi arlecchino (Plectorhinchus chaetodonoides) e striati (P. lineatus). © G. Piccioli

Redazione Redazione 25 Feb 2021

L’isola di Komodo, nell’arcipelago indonesiano, è una delle meraviglie naturali del pianeta. Nelle acque cristalline che la attorniano si va alla scoperta di scogli, secche e reef per vedere una variopinta varietà di pesci.

di Giuseppe Piccioli

Gli organismi bentonici che popolano i fondali e i substrati  hanno costituito nel tempo un sistema estremamente ricco di rifugi e una base alimentare per altrettante specie, che hanno colonizzato tutti gli anfratti, richiamando ogni tipo di predatore.

Questo è particolarmente evidente a Crystal Rock, una delle dieci immersioni più belle al mondo: la quantità di pesci è al di fuori di qualunque immaginazione. Non voglio tentare di descriverla, perché sono sicuro di riuscire solo a sminuirne il ricordo. Posso soltanto scrivere del mio senso di totale smarrimento in mezzo a tanta meraviglia.

Tutto ciò, ancora una volta, sempre con la corrente a fare da presenza ineluttabile.

Un blu faced Angelfish. © G. Piccioli
Il muso di un grosso Platax, più noto come pesce pipistrello. © G. Piccioli

A questo proposito, a Sebayur il diving non organizza immersioni da terra: troppa corrente anche lì. Da quella posizione, al massimo si può fare snorkeling nel primo metro d’acqua: e che snorkeling! L’house reef, la spiaggia sommersa e quella emersa brulicano di vita. Ho scoperto una quantità spropositata di specie abbarbicate ai pilastri del pontile: talmente tante che dopo le immersioni stavo in media cinque ore al giorno a praticare snorkeling, dovendo ricaricare più volte al giorno le pile dei flash, della fotocamera e delle torce.

Un bellissimo primo piano di un labride codagialla (Anampses meleagrides), specie tropicale indopacifica. Frequenta panettoni di madrepore al margine di aree sabbiose e i bordi del reef. © G. Piccioli
Un esemplare giovanile di pesce scatola cubico (Ostracion cubicus) dalla tipica livrea gialla a pois neri. © G. Piccioli

In appena un metro d’acqua ho incontrato squali pinnabianca, delfini con prole, tartarughe, mante, razze, dentici colossali e, letteralmente, milioni e milioni di altri animali, necton, benthos, micro e macroplancton. Coralli giganteschi e intatti sotto le carene delle barche, decine e decine di cipree di notte, nudibranchi di tutti i tipi, nuvole, anzi temporali di cardinalfish nelle acque chete delle mangrovie, serpenti di mare, fiumi di carangidi, stuoli di pesci pipistrello, muri di sweetlips, popoli interi di pesci pappagallo, specie criptiche che facevano di tutto tranne che nascondersi.

Un’altra esperienza straordinaria è stata invece l’immersione nei pressi di Wainilu, lungo il margine della barriera, per esplorare un lunghissimo sistema di piccole grotte e aperture parallele alla scarpata. Sono riuscito esclusivamente ad ammirare e fotografare gli ingressi perché era impossibile fermarsi nella corrente che ci sballottava di circa cinque nodi.

Il pesce mandarino (Synchiropus splendidus), uno dei pesci più eleganti dei reef di Komodo. © G. Piccioli
Un esemplare giovanile di murena nastro (Rhinomuraena quaesita). © G. Piccioli

Altra immersione incantevole è quella di Manta Point, in cui pare che solo ad agosto si rischi di non incontrare le mante. Questi placidi animali si fermavano sulle mie bolle per grattarsi il ventre, con acqua sì, veloce come sempre, ma trasparente e luminosissima. Per non parlare dell’incanto del sistema ecologico impiantato sui detriti di madrepore che tappezzano il fondale.

Varrebbe la pena di descrivere ogni punto d’immersione, ogni panorama sommerso ed emerso, ma occorrerebbe non un reportage, bensì un intero volume!

Poi, sconvolgente come l’arrivo, è giunta – due settimane dopo – la partenza: un grande senso di vuoto ha accompagnato il distacco dal quel pontile, su quella barca che, lenta e inesorabile, mi ha allontanato dal mondo delle correnti.

Un plectorinco a bande gialle (Plectorhincus lineatus). Questi pesci della famiglia degli Emulidi sono spesso chiamati “dolci labbra” per via della loro bocca grossa e carnosa. © G. Piccioli

 

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