La diversità pare sia stata sempre un problema per l’essere umano e non solo tra membri della sua stessa specie, ma anche per quanto riguarda tutti gli altri esseri viventi. L’uomo si è arrogato il diritto di essere la specie dominante e dunque la più evoluta, la migliore, la più forte. Chi ha un briciolo di intelligenza e di cuore capisce al volo come questa posizione non ha mai retto e non può più reggere, soprattutto oggi. La vita stessa si basa sulla diversità, altrimenti perché parlare di biodiversità e lottare per essa?
Non è questa la sede per approfondire il fatto che anche tra noi umani la diversità è risorsa e non pericolo (quanto bisogno c’è ancora di parlarne!), quindi direi di provare a cogliere il fatto che sicuramente noi e le altre creature, piante e animali, siamo molto diversi, eppure certi aspetti sono curiosamente in comune. Ormai è appurato, grazie a numerosi studi, che anche le piante sono creature senzienti, perciò in qualche modo si avvicinano ancora di più a noi. Il punto è, paradossalmente, di non pensarla per forza in modo razionale, o meglio, non solo in quel modo; il problema è che la gente spesso viaggia con i paraocchi, anche e soprattutto nel pensiero, quindi non riesce ad accettare di essere simile in un certo qual modo alla pianta o all’animale. Ma in cosa? Innanzitutto ciò che accomuna tutti, globalmente, universalmente, è il fatto di essere creature viventi in questo mondo, in questa galassia specifica; tutti noi poi respiriamo, un aspetto su cui spesso scivoliamo via, ma è molto rilevante: il respiro è un importante punto di contatto tra tutti noi.
Provando a rimanere nel quotidiano, è sufficiente pensare a chi vive con qualche animale: come definiamo il legame che si instaura? Casualità? Mero bisogno da parte dell’animale per il cibo? Sappiamo che non è così, anche gli animali sentono qualcosa, è fuori discussione. Siamo noi che non ci vogliamo abbassare al loro linguaggio per comprenderli e dalla mancanza di amore per la vita e le sue creature si origina solo del male.
Per approfondire meglio questo passaggio, questo momento di incontro tra viventi, possiamo leggere dei versi di Andrea Bajani, tratti dalla sua raccolta Dimora naturale.
Ecco, non siamo poi così diversi
dalle seppie che colorano i fondali
e traducono in cromatica l’attacco
e la difesa. Non abbiamo i loro
gialli, forse, la nostra tavolozza
è meno estesa. Ma guàrdati
allo specchio, l’amore ti fa rossa,
bianco è il tuo colore della resa.
Grazie al cielo la poesia viaggia con l’immaginazione e le parole ci giungono nella loro pienezza. Nella sua semplicità il poeta coglie esattamente questo aspetto di diversità e uguaglianza con gli altri esseri, in questo caso una seppia. A dirla tutta, molti animali hanno capacità che noi possiamo solo vedere al cinema o leggere nei fantasy, pensiamo all’agilità di un gatto, alla tenacia del salmone, alle ali di un falco e così via.
Se solo riuscissimo tutti insieme a comprendere profondamente questi aspetti e a vivere di conseguenza, non dovremmo porci più tanti problemi di convivenza con gli altri esseri viventi; forse il problema serio parte dal fatto che nemmeno tra esseri umani si convive come appartenenti allo stesso gruppo. A noi la sfida.
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