Le interazioni tra predatori e prede sono il motore degli ecosistemi: regolano il flusso di energia e contribuiscono a mantenere la biodiversità. Oggi, però, la crisi climatica rischia di alterare questi delicati equilibri, modificando la disponibilità delle risorse che sostengono la catena alimentare.
Una ricerca durata 24 anni nel Parco Nazionale Bosque Fray Jorge, in Cile, mostra come i cambiamenti climatici stiano trasformando le reti trofiche di un ecosistema semi-arido.
I rapaci notturni al centro della ricerca
Lo studio, pubblicato poche settimane fa su Ecography ha monitorato tre specie di Strigiformi: la civetta delle tane (Athene cunicularia), il gufo della Virginia (Bubo virginianus) e il barbagianni americano (Tyto furcata). Analizzando quasi 17.000 borre, i ricercatori hanno ricostruito la loro dieta tra il 1990 e il 2015.
In quest’area la sopravvivenza dipende strettamente dalle piogge.

Barbagianni americano. Foto Saleh Bakhshiyev/Pexels

Gufo della Virginia. Foto Piper Ashton/Pexels
I cicli di El Niño (ENSO) favoriscono brevi periodi di elevata produttività, con un aumento di piccoli mammiferi e artropodi, mentre La Niña porta siccità e una drastica riduzione delle prede.
Quando il cibo diminuisce, gli Strigiformi tendono a specializzarsi, restringendo la propria nicchia trofica per limitare la competizione.
Ogni specie concentra la caccia su prede specifiche, riducendo così la sovrapposizione alimentare. Questa “partizione della nicchia” contribuisce alla stabilità della rete trofica, ma lo studio evidenzia che tale strategia presenta limiti di fronte a cambiamenti climatici prolungati.
23 anni fa la mega siccità del Cile centrale
I dati indicano un punto di svolta nel 2003, in coincidenza con l’inizio della cosiddetta “mega-siccità” del Cile centrale.
Le precipitazioni sono diminuite del 25-45% e, contemporaneamente, si è registrato un calo delle temperature medie.
Da quel momento i rapaci notturni hanno continuato a specializzarsi sulle prede preferite, ma hanno anche iniziato a includere nella dieta specie secondarie mai consumate in precedenza. Un comportamento che riflette un crescente stato di stress e la necessità di adattarsi a un ambiente sempre più povero.
La ricerca evidenzia inoltre un ruolo inatteso della temperatura.
Pur essendo la pioggia il principale motore della produttività, è proprio la temperatura a influenzare maggiormente, nel lungo periodo, la ricchezza delle specie predate. Temperature più basse possono ridurre l’attività degli insetti e modificare il metabolismo dei piccoli mammiferi, rendendoli meno disponibili, mentre aumentano il fabbisogno energetico dei gufi, costringendoli a intensificare la caccia.
Nel complesso, lo studio mostra che, sebbene la rete alimentare di Fray Jorge abbia mantenuto una certa stabilità nel tempo, resta estremamente vulnerabile all’intensificarsi del cambiamento climatico.
La capacità dei predatori di adattarsi potrebbe non bastare se mega-siccità e anomalie termiche dovessero protrarsi. Questo confermerebbe che il clima non modifica soltanto temperatura e precipitazioni, ma ridisegna in profondità le relazioni tra le specie, rendendo indispensabile un monitoraggio continuo per sviluppare efficaci strategie di conservazione.
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