Un rapporto importante, soprattutto per le relazioni con il mondo vegetale e quindi anche con l’agricoltura, è quello che si instaura tra l’acqua e i primi strati del terreno, ovvero con la parte più viva della terra.
Sappiamo infatti che in soli 10 gr. di suolo dei primi 30-40 cm. di profondità, soprattutto se è presente una buona percentuale di humus, vivono anche 9 miliardi di microrganismi (protozoi, anellidi, artropodi, molluschi, licheni, funghi, alghe e soprattutto batteri).
La presenza dell’humus peraltro non è solo importante per la vita microbiotica, ma anche per la presenza dell’acqua. Infatti, l’humus ha una notevole capacità di ritenzione idrica, ovvero la proprietà di legare le molecole d’acqua sulla sua superficie, assorbendone un quantitativo pari a 20 volte il proprio peso.
Ed è proprio il rapporto tra le forze interne al terreno che trattengono le molecole d’acqua e lo sforzo per estrarle che rende un suolo più o meno igrofilo.
Infatti, l’acqua è sempre presente in esso, anche nel deserto più arido, ma tanto più essa è scarsa e tanto più si lega a livello molecolare con i minerali e le particelle inerti del suolo, diventando così molto difficile da estrarre. In situazione di “acqua accessibile” nel terreno il suo potenziale idrico oscilla tra i -100 e i -300 millibar, forza tale da rendere l’acqua ben accessibile alle piante.
Al contrario in un deserto, dove giunge soprattutto attraverso l’umidità notturna, l’acqua è presente ma con molecole unite alla parte solida del suolo da con tensioni dell’ordine di 10.000 bar, tanto da renderle di fatto indisponibili per la vita.
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